Questa mattina ho fatto una camminata lungo il fiume Adda: avevo voglia di muovermi un po’ e soprattutto verificare se il polpaccio e il fianco mi fanno ancora male (solo un minimo per fortuna!). La settimana prossima, con due amiche non vedo da tempo, abbiamo previsto di fare una gita al lago d’Orta, circa tre ore di camminata, e non voglio correre rischi. Sono ottimista, ma meglio non strafare.
Ho chiamato mamma, e visto che papà era uscito, è stata molto più aperta a raccontare e domandarmi cose sull’operazione. Ha guardato le foto dell’appartamento a Madrid e ha commentato che manca la tovaglia sul tavolo. Voleva anche farmi l’elenco delle cose da comprare – che dolce – : ma è una delle attività che mi aspettano nei prossimi giorni adesso che mi sono “liberata” dal romanzo e relativi materiali pubblicitari.
Da adesso mi dedicherò solo ai preparativi per la partenza: liste per la valigia, per lo zaino e la borsetta, liste per le cose da acquistare in loco. Mamma mi ha anche raccontato che nella mia ultima visita da loro, quando eravamo al centro commerciale, mi ha guardata da dietro e dice che sono cambiata molto: il fisico è da donna, più snello e flessuoso, cammino in modo molto femminile, e si vede di più il sedere, che ho sempre avuto bello tondo, anche se i fianchi non sono larghi. Sono felice che mi ha fatto notare questo, da dietro non posso vedermi…
Mi sono anche resa conto che mancano meno di due settimane all’operazione: sembrava non arrivare mai e ora i giorni volano.
Mi ha colpito anche un episodio con i loro vicini: uno, che mi aveva conosciuto durante la serata al bar del centro commerciale, ha chiesto a mia madre “ma la tua amica è partita?”. Lei ha risposto: “non è una mia amica, era mio figlio, ora è mia figlia”. In effetti il mio percorso è pubblico e non abbiamo segreti. Il vicino ha detto che se io sono felice, va bene: avrà avuto qualcosa da raccontare a casa sua.

Ieri sera, invece, sono uscita a cena per incontrare una dottoressa con cui ho collaborato nelle mie attività di divulgazione. Con lei c’era anche il compagno, che di mestiere fa l’investigatore privato. Lei voleva conoscermi meglio (durante gli eventi insieme non c’è mai stato molto tempo per raccontrrmi), lui era incuriosito dal romanzo.
Ultimamente ci sono molte persone che chiedono se che possono venire dalle mie parti in provincia, la cosa mi sconvolge un po’, ma mi fa molto piacere, perché ero sempre io quella che doveva sbattersi e fare ore di viaggio. Questa volta ho scelto un luogo intermedio a mezz’ora di strada tra me e loro.
La mia amica ha delle intolleranze al lievito di birra, così mi ha chiesto di trovare una pizzeria con un impasto più leggero e digeribile. Leggendo le varie recensioni ne ho trovata una e ho prenotato.
Arrivata lì, col mio solito anticipo di 15 minuti, ho scoperto che c’è una stanza sola e c’erano qualcosa come 30 bambini e ragazzini che urlavano come indemoniati. Solo a entrare nella stanza, ti veniva immediatamente il mal di testa. Ovviamente non c’era altro posto.
Ho chiamato la mia amica che era in viaggio, quindi le ho detto che ho cercato un’altra pizzeria in zona e ne ho trovata una dove c’erano giusto tre posti liberi: al sabato sera di solito è quasi impossibile.
Prima ci avevano messi a sedere fuori, ma c’era un gruppo di pensionati che facevano quasi casino come i ragazzini, allora il compagno ha chiesto se potevamo star dentro la pizzeria, dove c’era meno rumore e finalmente eravamo tranquilli e potevamo chiacchierare.
È stata una bellissima serata e abbiamo alternato racconti sulle persone trans, il mio percorso e il romanzo.
Dato che molte cose del mio romanzo sono quelle che ho vissuto io nel mio percorso, a volte si intrecciavano gli argomenti.
La pizza è arrivata ed era veramente buona, io ho preso quella ortolana, la mia amica una con l’impasto di carbone vegetale, che a parte l’aspetto scuro del bordo della pizza (tipo bruciata) lei è piaciuta effettivamente per lei era molto più digeribile.
Tra i vari argomenti che abbiamo trattato, ovviamente curiosità legittime, il compagno mi ha chiesto: “Se non ti va di rispondere, dimmelo che non sono affari miei”. Però, come divulgatrice, ci tengo a spiegare le cose per bene: la paura della transfobia, molto sugli uomini trans e soprattutto perché, a livello di forze politiche, ce l’hanno con le donne transgender ma non con gli uomini trans. Come se il fatto di diventare uomini, in uno stato patriarcale, sia un vanto.
Poi ho accennato un po’ alla mia vita sentimentale: inesistente. Ho raccontato che la terapia che sto facendo ha distrutto la libido e quindi da qualche anno non provo attrazione fisica per nessuno e nessuna. Dopo l’operazione tornerà la libido…
Comunque, poi gli ho spiegato gli eventuali problemi nel dire che sei trans quando hai un appuntamento: se lo dici appena conosciuti, solitamente il tizio se ne va; se lo dici al secondo appuntamento forse è il momento più ideale; se lo dici dopo il terzo potrebbe reagire in maniera violenta. Quindi va detto solo in un locale pubblico per ridurre i rischi di violenza fisica.
Il compagno ha concordato sul fatto che molti uomini hanno una paura folle di un’eventuale omosessualità latente: il fatto che io abbia un pisello sembra scatenare in loro paure immotivate. Gli ho anche detto che molti uomini, hanno proprio la paura che li sottometta e glielo metta nel sedere. Anche lui ha concordato che è una cosa impossibile che una persona da sola possa farlo, soprattutto una donna trans che ha la muscolatura solo leggermente più forte di una donna cisgender. Però c’è questa paura che è assurda e inutile.

L’ultima parte della serata, quando sono uscite le mie abilità informatiche, è stata di andare a parlare riguardo il suo lavoro e nelle mie esperienze per il settore delle truffe online, a seguire l’utilizzo di apparecchiature illegali e quant’altro. È rimasto molto sorpreso quando gli ho raccontato che tu puoi proteggerti dagli attacchi esterni online, ma se io ho accesso fisico a un computer o a un telefono non c’è protezione che tenga. Soprattutto se il computer ha il sistema operativo Windows, dove basta una chiavetta formattata e preparata con programmi speciali per accenderlo, installarti un virus e poi funzionerà tranquillamente quando l’utilizzerai, dandomi l’accesso dall’esterno. Se poi questa cosa la fai su un computer portatile, una volta che il tizio sarà all’interno dell’azienda, avrai accesso a tutta l’azienda.
Mi ha raccontato che tempo fa era venuto a proporsi un ragazzo che millantava queste cose, ma poi all’atto pratico non riusciva. Io gli ho detto che ho le competenze e sarei in grado di farlo, ma non voglio farlo. Mi ha confermato che è un reato penale gravissimo.
Quindi mi ha raccontato alcuni di aneddoti ,senza entrare nel dettaglio, del suo lavoro, e poi la parte finale della serata è stata sull’intelligenza artificiale, che la mia amica, occupandosi di analisi scientifiche e creazione di statistiche, sta usando sempre di più per aiutarsi nel suo lavoro.
Usciti dalla pizzeria, dove comunque c’era un po’ di rumore di fondo, ci siamo appartati e ho mostrato loro i due video trailer del romanzo di Nera Jones: tutti quelli che li guardano rimangono sconvolti dalla qualità. Li vedrete in futuro, sempre se all’editore Mursia piaceranno e mi approverà l’utilizzo. Le persone che si possono fare varie cose con l’A.I., ma vedere qualcosa fatto da uno che conosci, in circa due settimane, con la qualità di un film di Hollywood, lascia parecchio scioccati.
Gli ho lasciato la copia del prototipo del romanzo, l’ultima rimasta che avevo stampato lo scorso dicembre. Ero indecisa se darla, ma in effetti non mi serve conservarla. Rispetto alla versione finale nel frattempo sono passati otto mesi e ho fatto bn tre revisioni. Comunque, la versione che ha in mano è quella che è piaciuta tantissimo anche all’editore, quindi gli ho detto di soprassedere su eventuali piccole incongruenze e godersi il romanzo, e poi magari rileggerlo quando uscirà in libreria.
Per i prossimi romanzi ho un consulente investigatore che lo fa di mestiere!
Una cosa che ho pensato, mentre ritornavo a casa dopo mezzanotte, è che ultimamente non so distinguere bene quando sono me stessa e quando sono la divulgatrice o anche Nera Jones… è il mio alter ego, ma a volte credo di stare fondendo le due identità. Per una persona che ha cambiato nomi, sesso e identità, non so quanto sia positivo.
Per terminare, quella che mi ha detto una mia compagna di danza — ho scoperto essere una criminologa —: “Questa è la tua settimana forense” (venerdì ho rilasciato una testimonianza ai carabinieri). Per concluderla in bellezza, nel pomeriggio parteciperò a una caccia al tesoro organizzata dalla mia ex insegnante di Pilates: una caccia di indizi in paese.
Simplified Summary
Durante la cena con una dottoressa e il suo compagno investigatore abbiamo parlato di transfobia, uomini trans e donne trans: lui ha confermato quanta paura assurda abbiano molti uomini. Ho raccontato della mia vita sentimentale inesistente e dei rischi di rivelare di essere trans: va detto solo in luoghi pubblici per sicurezza. Lui ha osservato che molti uomini temono la propria omosessualità latente e proiettano paure inutili sulle donne trans. Abbiamo parlato anche di sicurezza informatica: gli ho spiegato quanto sia fragile un computer se hai accesso fisico. Poi il discorso è passato all’intelligenza artificiale, che la mia amica usa nel suo lavoro di analisi scientifica. Ho mostrato i trailer del romanzo: la qualità li ha scioccati, sembravano film di Hollywood. Alla fine ho lasciato loro il prototipo del romanzo e riflettuto su come a volte le mie identità — me stessa e Nera Jones — si intreccino.
Perché le persone sono trans, cosa dice realmente la biologia
Completo il racconto che fa da seguito al romanzo di Nera Jones
Provo ad andare in ufficio a Milano
La doppia voce dentro di noi
Il mio ritratto psicologico con chatGPT (per gioco)
Una giornata meravigliosa di ripresa