Settimana tranquilla, guarigione un po’ alla volta, e poi giovedì ho fatto la prova per vedere a che punto ero.
Mi sono svegliata alle sei, ho fatto la dilatazione mattutina, mi sono preparata e sono andata in macchina a Treviglio, per poi prendere il treno verso Milano Lambrate, dove abbiamo gli uffici.
L’idea era di collaudare se riuscivo a stare seduta, con qualche pausa, per le otto ore al giorno necessarie per riprendere il lavoro.
La decisione nasceva da vari fattori: iniziavo ad annoiarmi a stare a casa da sola; uscire dal paese e fare un piccolo viaggio mi avrebbe aiutata; avevo voglia di rivedere i colleghi e scherzare con loro; desideravo un’attività continuativa che mi impegnasse la testa, come programmare siti Internet; e, non da ultimo, avevo bisogno di un pizzico di normalità per aiutarmi a guarire in questa ultima fase iniziale.

Sul treno ho indossato la mascherina, non volevo beccarmi un’influenza dopo due mesi senza vedere tante persone tutte insieme, e sono arrivata senza particolari problemi.
La breve camminata fino al bar dove facciamo colazione con il capo è stata più impegnativa. Però la colazione è stata bella, un assaggio di quella “normalità” che stavo cercando. Ho anche conosciuto la nuova stagista, che arriva da Novara.

Una volta in ditta ho ripreso possesso del mio computer aziendale, che era rimasto a casa del capo perché, per motivi tecnici nostri, non può essere spento e deve scaricare delle e-mail.
Mi sono sdraiata un attimo sul divano, che essendo corto non era proprio ideale per rilassare la mia neovagina, quindi ho provato a mettermi al lavoro. Ma le sedie da ufficio, quelle con le rotelle, non sono poi così comode. Dopo averne cambiate due, sono finita ad usare la sediolina pieghevole messa in diagonale.
Quando sono arrivati gli altri colleghi, dal mio punto di vista è stata una piccola festa: parlare di lavoro, ma anche scherzare su varie cose… mi mancava questa socialità.
Il problema è stato che sedendomi senza ausili adeguati, si è infiammata leggermente una zona che è ancora in guarigione. Nonostante le pause, le brevi camminate, gli alzati-e-sdraiati, la cosa era ingestibile. Così, a mezzogiorno ho salutato e sono tornata a casa.
Anche guidare quei dieci minuti è stato impegnativo, all’andata invece era stato tutto quasi normale e senza dolori. Appena arrivata a casa, mi sono dovuta sdraiare a letto per mezz’ora, provata fisicamente e con là sotto che faceva parecchio male.
Nel tragitto avevo telefonato alla mia dottoressa, il medico di famiglia, e ho preso un appuntamento per il giorno dopo, per prolungare l’assenza per malattia.
Speravo di essere a un punto di guarigione più avanzato, anche se sapevo che il tempo post-operatorio è di due mesi prima di riuscire a lavorare da seduta. Come ho detto sopra, ci speravo, ma vista l’entità dell’operazione è meglio che rimanga tranquilla per un’altra settimana, così da guarire bene senza problemi.

Nel pomeriggio ho provato a lavorare un altro paio d’ore: comunque la giornata lavorativa era piena di cose da recuperare. Usando la ciambella in schiuma morbida e una sedia “di legno di una volta”, sono riuscita a lavorare meglio, ma mi sono resa conto che non posso farlo per otto ore di fila, non adesso.
Mi è piaciuto tornare a programmare dopo quasi due mesi; non credevo che l’avrei detto, ma mi mancava un’attività di concentrazione e precisione.
Nei giorni scorsi avevo usato il computer, il mio personale, appoggiato su una mensola della libreria, ma solo per controllare qualche email aziendale o sistemare i testi del blog che avevo dettato (la tecnologia aiuta non poco: dettatura su iPhone che diventano testi, chatGPT che corregge l’ortografia e copia/incolla su WordPress per il blog).
Solamente che non è la stessa cosa che stare seduta e concentrata, quasi senza muovermi.
Simplified Summary
Settimana tranquilla, guarigione lenta ma costante, e giovedì ho voluto testare quanto reggevo seduta. Sveglia all’alba, dilatazione, macchina fino a Treviglio e poi treno per Milano: una mini-avventura per capire se le famose otto ore di lavoro erano già alla mia portata. Bello rivedere i colleghi, rifare colazione al bar, respirare un po’ di normalità. Meno bello scoprire che le sedie dell’ufficio sembrano progettate da qualcuno che odia il pavimento pelvico. Risultato: infiammazione, rientro a casa a mezzogiorno e chiamata alla dottoressa per allungare la malattia. Ho provato a lavorare da casa con la ciambella e una sedia vecchio stile: molto meglio, ma otto ore restano fantascienza. Però programmare di nuovo… quello sì, mi era mancato davvero.
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