Mi ha svegliata il rumore della pioggia, intorno alle cinque del mattino. In questi giorni fa un caldo assurdo e umido e di pioggia non ne avevano prevista. Almeno, pensavo, rinfrescherà un po’ l’aria.
Cerco di riaddormentarmi, ma intanto penso alle idee che avevo in mente per impegnare la giornata.
Non so perché, ma mi è venuta voglia di andare a vedere la Certosa di Pavia. Peccato che siano settanta minuti di macchina solo per starci un’oretta. Quando mi sono svegliata, mentre facevo colazione, ho guardato un po’ le mappe su Google: a parte lei, in zona non c’è molto altro e il centro di Pavia con il ponte l’ho già visto più volte. Quello che mi frena, soprattutto, è guidare così tanto.
Ho scartato anche Bergamo Alta: tutta sotto il sole e con una scalinata bella tosta per arrivarci.
Nelle mappe intorno non ho trovato nulla di nuovo che non visiti già regolarmente.
L’ultima idea era un percorso che ho già fatto due volte, una delle quali in bici. Il problema è che è molto solitario, in mezzo a un bosco. Devo imparare a essere prudente come donna, al maschile nessuno mi dava retta e non ho mai rischiato nulla. Alla fine, era l’unica opzione rimasta… anche se, di prima mattina, avevo già le gambe un po’ stanche.

Ho parcheggiato a Fara Gera d’Adda, mi sono diretta verso il fiume. A un tratto ho visto della gente che entrava in una porta che dava in strada, guardando dentro era un bar, ma fuori c’era solo l’insegna dei tabacchi. Non so perché, sono entrata.
Al bancone, un giovane è impegnatissimo a preparare una quantità impressionante di caffè e cappuccini, mentre una ragazza fa avanti e indietro con i vassoi. Mentre aspetto, mi guardo intorno: la solita vita di paese, tutti pensionati. Una targa sulla macchina del caffè dice che due anni fa hanno vinto un premio per la qualità. Ho pensato subito alla solita marchetta che ti rifilano i venditori di caffè.
Finalmente mi serve. Tanto, non avevo fretta. La tazzina è marrone e senza manico: curiosa come cosa. E il caffè? Il migliore che abbia bevuto da anni… ed è a due chilometri da casa mia, in un bar senza nemmeno un’insegna!
Mi sono diretta sul ponte che attraversa il fiume Adda, un ponte di legno per pedoni e biciclette. Non ho indossato le cuffie, volevo stare nel silenzio, ascoltando solo i rumori.
Mi viene incontro una signora con quattro cani piccolini, tutti di colori diversi: un vero poker di cani.
Dopo che l’ho oltrepassata, noto a metà fiume un uomo con un cane: sembra camminare sull’acqua. In questi giorni il livello è bassissimo. Attraverso il ponte e vado verso di lui: in quel punto l’acqua è davvero bassa. Non so perché abbia deciso di attraversare, ma il suo cane è fradicio. Gli dico che da lontano sembrava camminare sull’acqua: ride e scambiamo due battute sul caldo e sull’inverno. Poi lo saluto mentre ci incamminiamo verso la strada principale, tronco la conversazione e proseguo verso l’ingresso del bosco.
È stato solo un breve scambio, ma mi fa riflettere: come donna, potrebbe sembrare che ci stessi provando.

Ho iniziato la mia camminata all’interno di questo bosco, che corteggia il fiume, e ho cercato di allontanare i pensieri e godermi il silenzio, il rumore del fiume e quello del bosco. Purtroppo non riuscivo a rilassarmi completamente e ho notato solo che c’era un numero impressionante di ragnatele e qualche farfalla che mi attraversava la strada.
Finalmente, dopo un po’, sono riuscita a godermi l’atmosfera del bosco. Ho incrociato due signori pensionati e, siccome loro erano un po’ più avanti di me, in un punto un po’ stretto mi sono fermata e loro mi hanno ringraziata. Ogni tanto non mi rendo conto che sono una donna e dovrei passare io per prima, almeno secondo la galanteria occidentale.

Ho terminato il mio percorso in un’ora circa e adesso, dopo questa pausa, ritorno con la strada in piano a lato del naviglio. A piedi non c’è nessuno, ho visto passare solo della gente in bicicletta.
Proseguo questa mia giornata, cercando di cogliere al meglio cercando di assaporare al massimo questa pausa dal mondo che mi sono concessa.
Ho fatto la doccia e mentre asciugavo i capelli, ho messo su le pentole per cucinare e, chinandomi a prendere una pentola dall’anta bassa, la mia schiena ha tirato una fitta. Era un po’ che la mia lombalgia mi aveva lasciata in pace. Dopo pranzo mi sono distesa nel letto e ascoltato un podcast in lingua spagnola e, con grande sorpresa, ho compreso il 99% di quello che si sono detti. L’app Duolingo funziona per davvero, va detto che sono 210 giorni che la utilizzo.
Dicono che lo spagnolo è facile per noi italiani, ma ho scoperto che se non sai le centinaia di parole totalmente differenti, ascoltando un discorso mancano proprio le cose principali per capirlo.
Ora mi sento leggermente meglio con la schiena e ho sistemato il testo di questo articolo, che ho dettato questa mattina con lo smartphone. Il resto della giornata? Non ho idea, però fuori è tornato il gran caldo!
Simplified Summary
Stamattina mi ha svegliata la pioggia, un imprevisto piacevole dopo giorni di caldo afoso. Pensavo di andare alla Certosa di Pavia, ma 70 minuti di guida solo per un’oretta di visita mi hanno fatta desistere. Scartata anche Bergamo Alta: troppo sole e salita. Alla fine ho scelto un percorso già fatto, in mezzo al bosco lungo l’Adda. Prima di iniziare, mi sono fermata in un bar senza insegna: caffè strepitoso, il migliore da anni. Sul ponte ho visto una signora con quattro cani “da poker” e un uomo col suo cane che sembrava camminare sull’acqua. Ci siamo scambiati due parole, poi sono entrata nel bosco. All’inizio ero distratta, tra ragnatele e farfalle, ma poi mi sono immersa nei suoni e nei silenzi. Ho lasciato passare due pensionati e mi sono ricordata che, secondo la galanteria, dovrei passare io. Ho finito il giro lungo il naviglio, godendomi la mia pausa dal resto del mondo.
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