Per quel poco che ricordo al mattino, i miei sogni hanno a che fare con l’operazione di vagino plastica che farò a fine settembre, tutti arrivano fino a quella data, come se il dopo non può essere preso in considerazione.
Tutte le altre che si sono operate mi hanno detto la stessa cosa: cambierà tutto.
Il mio orizzonte temporale arriva a quella data, e quando mi risveglierò ci sarà un nuovo inizio a cui non voglio pensarci, ho delle idee, dei desideri, ma al momento è inutile fare previsioni: sarà comunque diverso.
Nelle ultime due settimane ho passato quasi tutto il tempo da sola, vuoi perché è arrivato il gran caldo, vuoi che i corsi e laboratori sono arrivati alla fine, vuoi che non ho voglia di guidare un’ora per andare – da sola – da qualche parte. Mi ha dato da pensare alcune cose sul mio percorso rispetto “al prima”.
So che sono una persona diversa, che ha mantenuto le abilità e alcuni modi di ragionare (molto pragmatico), ma a volte mi sembra che non sia cambiato nulla.
Ci sono delle volte che, osservandomi allo specchio, mi vedo troppo maschile di viso e nel fisico. Quando sono con altre persone non ci penso, ma da sola certi pensieri saltano fuori.

Nei miei ultimi anni al maschile, ero da solo quasi tutto il tempo. Il lavoro aveva perso di importanza ed era solo un modo di avere le risorse economiche. Amicizie: perse quasi tutte. Vacanze: da solo giravo per le città europee senza conoscere nessuno (nonostante parlo inglese). Ero arrivata quasi alla depressione.
Spesso guardavo fuori dalle finestre e mi sembrava di essere dentro un ciclo, dove ogni giorno si ripeteva con piccole varianti, ma rimanevo una persona sola. A tal punto che mi ero abituata ad esserlo, anche se nell’ultimo anno mi prendeva panico e terrore di essere sola nei weekend, in settimana ero presa con il lavoro e non ci pensavo.
Poi il coming-out, il coraggio di vivere ed essere me stessa. E’ stata una specie di avventura, ogni giorno un’emozione nuova. Il combattere la burocrazia per prendere gli ormoni, cambiare nome, rettificare i documenti, la banca e quant’altro. Poi tutto sembrava essersi fermato: arrivare all’operazione sembrava impossibile finanziariamente e mi sembrava di essere tornata nel ciclo dove, nonostante le mie attività sociali, non succedeva nulla e osservavo dalla finestra lo stesso paesaggio immobile.
Recentemente le cose si sono mosse, grazi anche a una nuova consapevolezza e la volontà di provarci. Lo stesso riguarda il romanzo che ha trovato un editore che crede in me.
Anche prima come maschio avevo le stesse potenzialità, che però mi limitavo e a volte sembrava che la sfortuna si accanisse, ma ero io a sabotarmi senza rendermene conto.

Recentemente osservo le donne da un diverso punto di vista. Giovedì scorso ho partecipato a una sessione sciamanica con tanto di tamburo (non era la prima volta), ma l’attenzione iniziale era rivolta alle altre e pensavo a cosa avessero sotto le mutande, ma non per fare sesso. Una sorta di capire come si sta con una vagina.
Una cosa simile è successa anche la sera dopo, solo che qui c’erano persone più anziane.
Per fortuna è passata questa cosa, ma quando mi sono vista allo specchio e in alcune fotografie vedevo spesso il mio lato maschile: spalle troppo grandi, viso non così femminile senza trucco.
Per fortuna sono una persona molto equilibrata e non mi lascio andare a emozioni negative inutili, solo quelle positive e di commozione.
Emilia “Allora lo sarai mille per mille!” dopo che le ho detto dell’operazione, bella metafora.

Psicologicamente è devastante e ieri sera, per tirarmi su di morale, ho indossato un pigiama di raso molto femminile. Credo che ha influenzato anche i sogni.
Oggi sono quasi me stessa e mi sono resa conto che accampavo scuse nei weekend per non andare a fare attività, quasi misogina. Una parte della scusa era di scrivere il seguito del romanzo. Capito questo, domenica scorsa ho trascorso la giornata al parco di Monza con la mia amica Luciana che non vedevo da troppo tempo.
Giovedì il laboratorio sciamanico, Venerdì ho assistito a una lettura espressiva emozionante qui in biblioteca (un racconto a più voci durato novanta minuti), Sabato mattina lezione di danza (che mi stanca e tira su di morale). Questa mattina camminata solitaria lungo il fiume Adda, ascoltando musica e parlando con mamma al telefono. Oggi pomeriggio ho assistito a una performance di lettura del corso di scrittura creativa e stasera andrò a vedere un saggio della mia scuola di teatro.
Insomma, sono tornata a fare delle attività sociali e mi sento già meglio. Stare troppo da sola non mi fa per nulla bene.
Psicologa “Sono felice che la vita finalmente ti sorrida.”
L’uscita di questo tuo romanzo, risultato dei tuoi sforzi e della tua vena creativa, è un evento magnifico e straordinario. Non vedo l’ora di leggerti.
Ci aggiorneremo senz’altro prima per il tuo intervento. Io ci sarò, e non è tanto per dire….
Sono andata dal mio medico di base che mi ha fatto l’impegnativa per “prima visita ginecologica”, che farò Febbraio per controllare che la neo vagina sia guarita senza problemi. La cosa buffa è la parola “prima visita” a sessant’anni. Ho quasi voglia di non dire nulla alla ginecologa per vedere la sua reazione quando mi vedrà!
Simplified Summary
Verso settembre il mio orizzonte si ferma: l’operazione di vaginoplastica è ormai il confine tra il "prima" e un "dopo" che ancora non riesco a immaginare. In queste settimane di caldo e solitudine ho riflettuto tanto: sono diversa, eppure a volte lo specchio mi racconta ancora tracce del passato. I ricordi degli anni trascorsi in solitudine riaffiorano, ma ora ho il coraggio di vivere. Dopo il coming out, ho affrontato burocrazia, ormoni, documenti, e ora finalmente anche il mio romanzo ha trovato un editore. Ogni tanto l’autosabotaggio bussa, ma ho imparato a riconoscerlo. Piccole insicurezze fisiche riaffiorano, ma non mi lascio abbattere: rimettersi il pigiama di raso, una giornata al parco con un’amica, la danza, le letture, il teatro, le passeggiate lungo l’Adda — sono la mia medicina. La vita, finalmente, mi sta sorridendo. E a febbraio... la mia "prima visita ginecologica" a sessant'anni. Che ironia meravigliosa.
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