Quest’anno mi sono data l’obiettivo di andare più spesso a trovare i miei genitori.
Negli ultimi anni andavo circa ogni tre mesi e lo scorso anno, per via dei costi dell’operazione e della vaginoplastica stessa, non ci siamo visti per mesi.
Cerco di stare con loro tutto il tempo, anche se non ci sono grandi possibilità di divertimento in questo periodo dell’anno.
Il movimento vero è di solito in estate e anche in quel periodo qui ci sono attività più per famiglie che per persone single.

Nel mio passato maschile andavo a trovarli per ricaricare le batterie.
Durante il viaggio mi “scaricavo” dal desiderio di vivere al femminile e passavo un weekend tutto sommato tranquilla con loro.
Era come un modo per rimettere in ordine vita e pensieri, soprattutto quelli lavorativi.
Mi ero dedicata ai miei hobby cercando di farli diventare un secondo lavoro, ma è stato un errore perché stavo cercando di dimenticare e allontanare il mio pensiero di essere trans.
Ogni tanto avevo delle ricadute, che ora vedo come una cosa positiva.
Stavo quasi tutto il giorno in casa in ambiti femminili. In quei giorni mi venivano molte idee e voglia di realizzarle.
Ora i miei genitori sono molto più anziani e mio padre, con il diabete, ha un umore e una voglia di fare che cambiano ogni giorno.
Venerdì e sabato era sveglio e propositivo, oggi non aveva voglia di fare nulla.
Mamma avrebbe avuto piacere di fare un giretto nel mercato del paese vicino, giusto per fare due passi e non fare le solite cose. Siamo arrivati proprio di fronte, ovviamente non c’era parcheggio vicino, papà ha tirato dritto e ci siamo allontanati. Guida lui, se mi offro volontaria si arrabbia e quindi…lasciamo stare finché è in grado di farlo.
Siamo finiti fuori dal paese e per fortuna quella strada portava al Lago delle Nazioni, così ho fatto due passi con mamma. Lui è rimasto seduto in auto.
La loro vita ultimamente è uscire due volte al giorno per andare al supermercato a fare la spesa, prendere il caffè al centro commerciale, fare due chiacchiere la sera con i vicini di casa, che stranamente incontrano sempre lì, e poi rientrare.
Una routine monotona per mia mamma, che anche se si stanca a camminare, ne soffre.
In questi giorni ha iniziato a fare più caldo, ma c’era un vento fastidioso e quindi niente passeggiate al molo o in altri posti.
Abbiamo ripiegato su passeggiate nei centri commerciali, che non è proprio il massimo.
Quando tornerò tra un mese e mezzo, se mio padre non vorrà uscire o fare attività, andrò a farle con mia mamma da sole.
Una cosa nuova del vivere al femminile è essere una figlia e andare a fare shopping con mia mamma.
In questi giorni non c’era molto da scegliere: stili brutti, pacchiani, colori poco interessanti e quando trovavo qualcosa non c’era la taglia.
Comunque è sempre bello esplorare.

In questi due giorni e mezzo ho abbracciato mia mamma più che potevo. Gli abbracci fanno bene al cuore, soprattutto se sono lunghi.
Con mio padre mi sono limitata a una stretta di mano il primo giorno e un piccolo abbraccio ai saluti. Per lui continuo a essere un maschio.
Vista la sua età, già il fatto che non si vergogni più di me è un passo avanti. Aveva paura del giudizio degli altri su di lui, ma comunque va bene così perché posso vedere mia mamma.
Mi hanno anche detto una frase che aveva detto tempo fa: “era meglio che si sposava”, con l’idea che il maschio primogenito debba portare avanti il cognome di famiglia. Uffa.

Mamma “Benissimo! Donato ha visto la tua pubblicità del libro su Facebook. Ti manda tanti imbocca al lupo e tanti auguri, lui è certo che sarà un gran successo”
Ti saluto con un abbraccio, ciao tesoro
Simplified Summary
In questo periodo sto cercando di stare più vicina ai miei genitori, anche se la loro quotidianità è lenta e ripetitiva. Vivo con più consapevolezza il mio ruolo di figlia, soprattutto nei momenti con mia mamma, tra shopping e abbracci che fanno bene. Mio padre resta distante, ma almeno non si nasconde più.
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