Agosto. Negli ultimi anni, all’inizio, mi è sempre sembrato un mese difficile da affrontare da sola, con tutte le attività chiuse. Ma rileggendo il diario, ho sempre ritrovato giornate piene di attività interessanti.
Ferie d’agosto. Nel mio lavoro precedente, quando vivevo al maschile, erano d’obbligo. Eppure, essendo sola, non sapevo cosa fare né dove andare. Avevo le risorse economiche, sì, ma la solitudine la sentivo fortissima. Avevo iniziato a visitare alcune città europee, ma non mi divertivo e non riuscivo a conoscere nessuno. Dopo la transizione ho capito perché: non ero davvero io e mi limitavo senza saperlo.
Oggi non ho più quelle risorse economiche (guadagno molto meno): ogni centesimo è destinato al mio percorso di transizione. Mi piacerebbe viaggiare e, da donna, non avrei problemi a conoscere gente. Dovrei solo stare attenta a dove andare e chi conoscere.
Come risolvere?
Uscendo in giornata con amiche e amici. Spendendo il minimo, ma scegliendo comunque luoghi e attività interessanti da fare insieme.
Oggi ho iniziato con Novella, conosciuta ai corsi di cucina. Purtroppo abitiamo molto distanti (lei è di Como), ma abbiamo deciso di vederci oggi per visitare un mercatino di abiti vintage.

Proprio mentre scrivo queste note, un signore mi chiede se il treno va a Milano. Richiesta strana… mi fa notare che sul pannello è uscita la scritta “Treviglio”. Scendiamo di corsa, prima che il treno riparta. Stanno facendo dei lavori sulla linea (il passante ferroviario a Milano è totalmente bloccato), e molti treni si fermano a Pioltello senza arrivare a Milano, e tornano indietro. Alla partenza avevo preso il treno al volo, letteralmente, mezzo minuto prima che partisse, e non avevo letto le scritte della destinazione sui tabelloni.

A Lambrate, prima di scendere in metropolitana, mi ha chiamata un’amica, e abbiamo parlato per mezz’ora. Devo stare attenta a non consumare troppa batteria del cellulare! Ma perché non mi porto mai dietro un cavo? Potevo caricare in treno.
Ora sto aspettando il treno successivo, ma arriverò comunque in tempo, perché sono partita con molto anticipo. A casa non avevo molto da fare e non volevo usare il computer.
— “È italiana?” mi domandano sulla banchina della metropolitana.
— “Sì!”
— “È giusta per San Babila?”
— “Ci vado anch’io.”
Cosa c’è di bello in questo?
Essere vista come donna. Un po’ alta, quindi forse dei Paesi del Nord. A volte non so bene come appaio “da fuori”; di sicuro non è come mi vedo io.
Ora sono seduta in un parco ad aspettare la mia amica. Anche il suo treno è in ritardo, mentre io ho dovuto cambiare cinque linee, per arrivare fin qui. Lavori ovunque in mezza Milano. Questa sera, per tornare, dovrò rifare tutto all’inverso, mi prende male.
Forse era meglio venire in auto, ma il viaggio sarebbe stato lungo comunque, e avrei dovuto pagare un occhio per il parcheggio dentro un silos.
L’amica (Novella) è arrivata con soli venti minuti di ritardo e anche lei ha fatto numerosi cambi. Il destino sembrava contro di noi, ma ci siamo riviste.
Ci siamo salutate con un grande e lungo abbraccio. Era passato davvero troppo dall’ultima volta.

Abbiamo mangiato in un locale, uno dei pochi aperti. Le sole tre persone che lo gestivano erano veramente indaffarate.
Abbiamo chiesto al cameriere le quantità di cibo dei piatti nel menù (prima di scoprire, troppo tardi, che magari erano misere). Ho ordinato una caponata di melanzane, Novella un’insalata, e abbiamo diviso un tortino di verdure che è stato davvero sfizioso.
Durante l’attesa che arrivasse il cibo (l’ho detto che il locale era pieno di turisti?) le ho raccontato dell’operazione in spagna e del romanzo: le due cose più importanti per me in questo periodo della mia vita.
Ha fatto domande interessanti ed era a digiuno di queste informazioni. Una cosa mi ha stupito e confermato lo status di alcune pratiche INPS: lei lavora nella consulenza per artigiani, e non sapeva nulla della possibilità di fare la malattia all’estero. Speriamo di riuscire ad averla dopo che invierò – dall’ospedale – la dichiarazione del chirurgo!
Dopo pranzo, ci siamo dirette in fondo alla via, dove avrebbe dovuto esserci il mercatino vintage… ma abbiamo scoperto che era stato smantellato due giorni prima della data di chiusura. (Oppure il giornalista del sito, dove avevo appreso la notizia, aveva sbagliato le date).
Con l’app abbiamo cercato alternative. Ho suggerito il negozio Humana, che avevo conosciuto a Bologna ed hanno abiti usati, ma ben tenuti e lavati (ma non stirati).
Nel frattempo, di strada abbiamo visitato quattro negozi di abbigliamento. In uno ci siamo rimaste molto a lungo: due soli prezzi per qualsiasi cosa e tanto assortimento. È stato bellissimo scegliere gli abiti da provare, andare nei camerini, uscire e farsi vedere per avere il commento dell’altra.
Abbiamo anche conversato con la titolare, che ha portato alcuni vestiti dal magazzino in base alle nostre richieste.
Alla fine abbiamo comprato due pantaloni e una camicetta a testa, di stili e colori diversi.
Lei è piccolina e castana, io alta e bionda.

Queste occasioni sono preziose per provare colori e combinazioni nuove che magari non penseresti ti stiano bene.
Dopo cinquant’anni di abiti maschili nei colori: blu, grigio e marrone… per anni dopo il coming-out, non riuscivo a indossare nulla che mi ricordasse il passato. Avevo proprio bandito il colore blu, in tutte le sue sfumature.
Novella mi ha detto che, essendo bionda, mi stanno bene il blu, il verde e il nero.
Quando ho indossato la camicetta bianca e marrone stavo benissimo, e con un pantalone largo marrone, stavo da dio.
Più tardi, da Humana, siamo rimaste a lungo, ma purtroppo, essendo abiti donati, non c’erano taglie tra cui poter scegliere.
La voce dello speaker degli altoparlanti diceva: “Occasioni uniche per te.”
Appunto: se ti va bene, compralo!

Lì ho preso una camicetta verde smeraldo. Avevo dei dubbi, perché è senza maniche e mi vedo ancora troppo muscolosa, ma Novella ha detto che mi stava bene e che potrei indossarci sotto una maglietta. A questo non avevo pensato.
Anche lei ha imparato molto. Di solito fa shopping con sua madre, ma non è la stessa cosa che perdersi nei negozi con un’amica. Anche con mia mamma è stato veramente bello andare per negozi, ma appunto non è così divertente.
Dopo aver preso un caffè, ci siamo salutate con un altro abbraccio, speriamo di rivederci presto.
Nel viaggio ritorno ho fatto “solo” tre cambi e sono arrivata a casa abbastanza in fretta, ma comunque stravolta (il treno mi fa sempre questo effetto la sera).
Bello fare lo shopping con le amiche, ma impegnativo!
Simplified Summary
Ad agosto, nonostante la solitudine iniziale e le risorse limitate, riesco sempre a trovare modi interessanti per vivere bene le giornate. Oggi ho incontrato Novella, un’amica conosciuta ai corsi di cucina, per visitare un mercatino vintage (poi scoperto chiuso). Dopo qualche disguido ferroviario, ci siamo ritrovate con grande affetto e abbiamo pranzato insieme, parlando della mia operazione di vaginoplastica e del romanzo. Abbiamo poi girato per negozi, provato vestiti e condiviso opinioni, comprando capi adatti ai nostri stili diversi. Ho superato alcune resistenze legate al mio passato, riscoprendo il piacere di vestirmi da donna. Da Humana ho trovato una camicetta verde che mi ha convinta grazie ai consigli di Novella. Lo shopping tra amiche è stato divertente, ma anche stancante. Al ritorno, tre cambi di mezzi e tanta stanchezza. Ma la giornata è stata piena e gratificante.
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