Ieri sera non c’erano eventi e, dopo cena, l’abbiamo trascorsa sedute su delle poltroncine a osservare il cielo e parlare.
Questa mattina il risveglio muscolare l’abbiamo fatto all’aperto e per un attimo avevo sperato che avremmo fatto Tai Chi, dato che stava sorgendo il sole. Invece è stata un’interessante esercitazione di risveglio morbido, a piedi nudi su un pavimento di marmo.
Poi ci siamo dirette allo zendo, il luogo dove avevo fatto danza, yoga e meditazione: un grande locale con il pavimento in legno e bambù.
La meditazione è durata veramente tanto, almeno così mi è sembrato.

Abbiamo fatto l’ultima colazione e ormai abbiamo imparato il rituale da seguire:
- Rimanere in piedi per un attimo e fare l’inchino.
- Sedersi, girare il bicchiere, versare dell’acqua e poggiarlo.
- Attendere e poi fare un piccolo inchino da sedute.
- Alzare il bicchiere a metà e berne un sorso.
- Alzare la tazza, in questo caso del tè, e la ciotola con il brodo, oppure il minestrone quando c’è.
- Un altro piccolo inchino a mani giunte e poi si può iniziare a mangiare insieme, qui in silenzio.

Tornate in camera, abbiamo finito di fare le valigie e più tardi ci sarà una presentazione da parte di un’associazione di attivisti che abbiamo conosciuto ieri sera, ma ho preferito non approfondire l’argomento.
L’esperienza è stata positiva e questa mattina sono passati tutti i miei tormenti sul non vedermi abbastanza femminile. Mi è bastato lavarmi i capelli e cercare di stenderli mentre li asciugavo con il phon.
Questa mattina non mi è venuta nemmeno voglia di truccarmi. È significativo per il mio stato d’animo tranquillo.
Probabilmente tutta questa meditazione è servita a calmarmi dentro.
È stata un’altra mia prima volta, in una camera di sole donne. Soprattutto il viavai in bagno, gente che esce dalla doccia e rimane nuda mentre inizia a sistemarsi i capelli, tutto senza pudore e in tranquillità.

Un’altra esperienza intensa è andata, anche se manca ancora qualche ora al rientro.
Sono stata con vari gruppi di persone ad ascoltarli, intervenendo ogni tanto, e poi con alcune ho parlato un po’ del romanzo, raccontando qualche aneddoto su come l’ho scritto e le richieste da parte dell’editore.
Per il pranzo di ferragosto, avevamo una lasagna vegetale con patate e pesto, da urlo: quasi tutti hanno fatto il bis, me compresa. C’era anche un vino bianco mosso. Qui l’alcol non è vietato, anche se viene bevuto nelle occasioni speciali e con moderazione. Mi sono limitata ad assaggiarne poco perché sapevo che mi sarebbe venuto sonno nel pomeriggio. Uno dei miei migliori pranzi di ferragosto dove invece si eccede sempre!
Alla fine è arrivato il momento degli addii, o forse degli arrivederci. Come mio solito, ho salutato tantissime persone e mi è piaciuto dare loro un abbraccio, che hanno ricambiato, inclusa Koren, la monaca che aiuta a gestire il monastero. Mi ha fatto molto piacere sentire le sue parole di augurio.
Molte mi hanno chiesto conferma che le mie amiche fossero soddisfatte. Quando siamo arrivate avevo detto che forse era colpa mia se eravamo venute lì, oppure merito mio. Decisamente la seconda.

Prima di andare via abbiamo fatto una fotografia davanti al cancello, come all’inizio. La luce nello sguardo, la serenità nei visi, qualcosa di indefinibile si vede: siamo cambiate molto, almeno in questo momento, più tranquille dentro.
Fede “È vero abbiamo un' altra luce. Sono stati giorni bellissimi”
C’è stato anche un piccolo intermezzo tenero, molto tenero. Verso la fine del pranzo c’era una farfalla prigioniera che non riusciva a uscire perché la finestra era chiusa. Hanno cercato di prenderla delicatamente e portarla fuori, ma forse qualcosa è andato storto ed è morta.
Il bambino Leone ha deciso di farle un funerale e così ci ha coinvolti in giardino. Ha scavato una piccola buca, una ragazza è andata a prendere un fiore con tanto di radice e l’ha messo lì, poi è arrivato anche il maestro, che ha detto due parole di benedizione. Mentre facevamo tutto questo, eravamo una decina, una persona è passata chiedendoci se avessimo bisogno di una fotografia. Qualcuno le ha risposto che poi non saremmo riusciti a spiegarla: una dozzina di adulti al funerale di una farfalla.
L’elogio funebre del bambino è stato: «La farfallina era così farfallosa.»
Il maestro, in questa versione tenera e spiritosa, ha anche detto: «Di questo Summer Camp ricorderete solo questo momento.»
Dopo altri saluti, siamo salite in macchina dirette verso casa. Un’altra cosa bella che è successa è che per me è stata la prima volta in vacanza con delle amiche. Ognuna ha fatto domande alle altre oppure raccontato qualcosa, ricordando le varie persone che abbiamo conosciuto, le coppie, tutte le storie che c’erano dietro, chi stava con chi, quella era antipatica, quella non l’ho capita, l’altra era una bellissima persona, eccetera. Pettegolezzi da donne.
L’ultimo shock è stato uscire dall’auto davanti a casa mia, quando il caldo di 37 gradi mi è arrivato tutto addosso. Le mie amiche mi hanno ringraziata per aver trovato questo posto. Ci siamo scambiate un altro caloroso abbraccio.
Simplified Summary
L’ultima mattina al monastero è iniziata a piedi nudi, con il risveglio muscolare, una lunga meditazione e ormai il rituale della colazione che avevamo imparato quasi a memoria. Mi sono accorta che i tormenti sul non vedermi abbastanza femminile erano spariti: niente trucco, capelli sistemati e una tranquillità che forse tutta quella meditazione, alla fine, qualcosa aveva combinato. Tra chiacchiere, lasagne da bis obbligatorio e saluti è arrivato anche l’improbabile funerale di una farfalla, con tanto di benedizione e l’elogio perfetto di Leone: «Era così farfallosa». Il viaggio di ritorno con le mie amiche è diventato il momento dei commenti su persone, coppie e storie conosciute in questi giorni: praticamente pettegolezzi da donne, e mi è piaciuto tantissimo. Nella foto finale davanti al cancello eravamo le stesse dell’arrivo, ma nei visi c’era qualcosa di diverso: forse semplicemente un po’ più di serenità dentro.
Il giorno dopo la grande esperienza
Danzare un mantra
Laboratorio sugli oli essenziali e meditazione olfattiva
Sanbo-ji e Nera Jones nella libreria del monastero
Secondo giorno al monastero buddista e laboratorio sulle Api
Secondo giorno, mattino, al monastero buddista 