Oggi sono in viaggio per andare a Comacchio a riportare a casa, in Lombardia, i miei genitori. Avevo preso i biglietti del treno per le 10, ma poi, non avendo niente da fare a casa, ho preso quello un’ora prima. Annoiarmi a casa oppure fare due passi a Verona? La seconda è stata un’ottima decisione. Ho solo uno zainetto e la borsetta a tracolla.
Dentro ho messo giusto i cambi d’abito, un blocco per scrivere, gli accessori elettronici per la ricarica e i miei due paia di occhiali.
Ho fatto colazione al bar della stazione di Treviglio e poi, durante il viaggio, ho letto alcune cose sul telefono e scritto un articolo per la mia newsletter. Sarà pubblicato esattamente un anno dopo l’operazione di vaginoplastica e riguarda proprio come mi sento un anno dopo.
Arrivata a Verona, ho messo la mappa per andare alla fermata del FlixBus, che partirà tra due ore, ma meglio vedere prima dove si trova. Qui ho scoperto che Google Maps non gestisce i livelli, le altitudini. Il parcheggio è sopra un cavalcavia e, ovviamente, le mappe e anche le indicazioni di FlixBus sull’app mi hanno portata in tangenziale, che scorre lì sotto. A un certo punto ho capito che qualcosa non andava, anche perché dalle auto ferme in coda, un autista mi ha fatto segno di no, quindi sono tornata indietro e ho scoperto il mistero.
Ora sto camminando verso il centro città che, come donna, non ho ancora visto.

Ci sono stata dieci anni fa per incontrare un amico di Praga che era venuto in Italia con i suoi genitori. Ci siamo conosciuti quasi quindici anni fa a Londra, a un convegno di startup, e siamo rimasti in contatto. Diceva che sono l’unica persona di cui si fida sulla tecnologia e programmazione web. Nel tempo mi ha chiesto cosa ne pensassi dei programmatori che trovata per aiutarlo e se quello che facevano fosse giusto, compreso il prezzo.
Dopo la transizione e la Brexit, lui viveva a Londra, abbiamo perso i contatti e nel frattempo è arrivata anche la mia decisione di lasciare la programmazione.
Siamo stati insieme solo due ore. Devo dire che mi ero divertita moltissimo a fare da Cicerone e, con quel poco che conosco di Verona, Giulietta e Romeo, informazioni generali, sono stata un’ottima guida per loro.
L’altra cosa è che hanno voluto andare in una pizzeria tipica e non in una per turisti. Così l’abbiamo trovata appena fuori dal flusso turistico e lì mi ha fatto una domanda che non mi aspettavo: «Ma possiamo scambiarci le fette di pizza tra di noi?»
«Dovete farlo! È il bello di mangiare la pizza in compagnia!»

Quindi ora eccomi qui, da sola, a riscrivere alcuni ricordi nella mia versione femminile.
Mi sono fermata in un bar gestito da cinesi per andare in bagno e soprattutto cambiarmi i leggings. Sono partita con il cielo coperto, ma fa un caldo incredibile e mi si stavano incollando alle gambe.
Arrivata nella piazza dove c’è l’Arena di Verona, piena zeppa di turisti in fila per entrare, fuori c’erano parcheggiate tutte le scenografie delle opere del prossimo mese. È stato strano e curioso vedere ammucchiate statue egizie vicino a scenografie cinesi, al Moulin Rouge e al Rinascimento italiano. Una specie di Luna Park.
Sono riuscita a farmi qualche e selfie, poggiando il telefono e sostenendolo con la borraccia, nonostante i numerosissimi turisti.
Mi sono diretta verso la via principale, dove in fondo c’è anche il balcone di Giulietta. Non che ci tenessi ad arrivare fino lì, ma la poesia mi è mancata già a metà della via, guardando tutti quei negozi di moda e le catene presenti a livello mondiale. Inoltre, non mi interessava affrontare la ressa per fotografare il balcone.
Ora mi sta facendo un po’ male l’inguine sul lato destro, probabilmente per la camminata che ho fatto con gli altri leggings da trekking, traspiranti, ma non adatti alla giornata calorosa di oggi. Così mi sono fermata un pochino nel parco antistante e poi sono ritornata verso la stazione, dove prenderò il FlixBus per dirigermi a Comacchio.
Ovunque i prezzi sono da turista e, stranamente, non ho poi così fame. All’andata, a fianco del bar cinese, c’era una panetteria con un profumo pazzesco e credo che comprerò qualcosa lì per il mio pranzo… Peccato che Google Maps mi abbia fatto fare un’altra strada al ritorno e non l’abbia più ritrovata!

Quali sono state le differenze tra fare la turista a verona al maschile e al femminile?
- Farmi tanti selfie da usare nel blog e sui social.
- Stare attentissima alla borsetta in ogni momento, perché non me la possano portare via.
- Guardare le vetrine dei negozi e soprattutto gli oggetti e l’abbigliamento femminile, anche se non ho visto nulla che mi facesse venire voglia di acquistarlo, il prezzo contribuiva a farmi declinare.
- Camminare con più disinvoltura in mezzo alla gente. Di sicuro sono una turista straniera del Nord, quella molto alta…
- Dover indossare gli occhiali da vista. Inizio a doverli mettere anche quando cammino, altrimenti ogni tanto mi vengono dei mal di testa.
Simplified Summary
Oggi sono in viaggio verso Comacchio e, avendo anticipato il treno, mi sono regalata due ore a Verona, città che non avevo ancora visitato nella mia versione femminile. Tra Google Maps che mi manda sotto il cavalcavia invece che sopra, leggings troppo caldi, selfie con l’Arena e scenografie d’opera ammucchiate come in un Luna Park, la passeggiata è stata decisamente movimentata. Ho ripercorso anche i ricordi di dieci anni fa, quando avevo fatto da Cicerone a un amico di Praga e alla sua famiglia, compresa una memorabile lezione italiana sullo scambio delle fette di pizza. La Verona di oggi mi è sembrata molto più turistica e commerciale, tanto che al balcone di Giulietta non sono nemmeno arrivata, ma mi sono divertita a osservare quanto sia cambiato il mio modo di attraversare una città. Più selfie, più attenzione alla borsetta, più vetrine e molta più disinvoltura in mezzo alla gente: in fondo sono semplicemente una donna del Nord molto alta che passeggia per Verona.
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