Quando un romanzo finisce, non ci si chiede mai come procederà la vita dei personaggi. Quando fai un’esperienza, una vacanza, forse fai il punto di cosa hai visto che cosa hai imparato e cosa ti è rimasto dentro. Stare in questo monastero mi ha lasciato dentro parecchio.
Quindi, che cosa ho pensato e come è stato rientrare nella vita di tutti i giorni?
Dopo essere rientrata da quattro giorni trascorsi nel monastero buddista a Berceto, ho fatto il bucato e poi la dilatazione vaginale completa. Per fortuna tutto bene. C’è sempre una piccola paura che si chiuda la parte finale e non si apra più.
Doccia e poi una cena con quello che c’era nel frigo. La stanchezza e tutto il resto mi sono arrivati addosso insieme ai 36 gradi di temperatura. Stare in camera da letto con l’aria condizionata non stava aiutando molto.
Qualcuno ha avuto la bellissima idea di raccogliere nomi e numeri di telefono per creare un gruppo WhatsApp e poi ha chiesto di postare le fotografie. Ce ne sono davvero di bellissime, anche le mie.

Stamattina mi sono svegliata e il pensiero è andato subito al risveglio muscolare e alla meditazione. Sono passati pochi giorni e già ne sento la mancanza, ma qui adesso ricominciano i ritmi soliti e, anche se c’è la voglia, il caldo opprimente e altre cose mi impediscono di rifarli appieno.
Da sola non riesco a fare una meditazione decente, nemmeno ascoltando un audio. Ho bisogno dell’energia delle altre persone e di dare loro la mia. Magari un giorno riuscirò a fare una meditazione da sola. Nel frattempo ho comprato il cuscino zafu per meditare, che arriverà il 23 agosto insieme a un fondotinta coreano che forse riuscirà a sostituire quello inglese che è uscito di produzione.
Oggi è domenica e non so bene cosa fare e, soprattutto, cosa voglio fare dopo questa esperienza. Dovrei mettere in bella quello che ho dettato per il blog, ma al momento non ne ho voglia.
La dettatura è stata molto importante quest’anno, perché il telefono è rimasto quasi tutto il tempo in modalità aereo nella nostra camerata. Credo che staccare dalla tecnologia e dalla voglia di andare continuamente a vedere se ci fossero messaggi abbia contribuito a darmi la libertà di pensiero e la serenità necessarie per godere appieno di quei giorni.
Mantenendo la modalità aereo, nelle pause di circa un’ora tra i vari eventi, ho fatto delle passeggiate in giardino, dettando le mie emozioni e i miei pensieri su quello che era successo. Quindi la ricetta perfetta è: vivere il momento e utilizzare le pause per fissare i ricordi e ragionarci sopra.

Sono andata a fare colazione al bar in centro al paese. Ci sono le sedie fuori e stamattina c’era un silenzio irreale, che si è rotto subito appena sono entrata nel bar, con un sacco di gente che ordinava caffè e cappuccini e comprava sigarette. C’è ancora tantissima gente che fuma. Purtroppo a me dà molto fastidio l’odore e, soprattutto, la maleducazione che hanno moltissime persone nei riguardi degli altri.
Sto facendo una camminata in paese, deserto. Ho sentito il bisogno di mettere giù questi pensieri, di fissare anche il dopo, quello che ti rimane dentro. Tantissimo.
Soprattutto le persone. Anche se ero con le mie amiche, ho cercato il più possibile di non rimanere sempre con loro e di stare con gli altri, ascoltare le loro storie, i pensieri, le opinioni, le emozioni. Vivo di storie. Essere una scrittrice significa anche cercare materiali e idee da fare miei e poi elaborarli. Sono una donna molto sociale dopo una vita trascorsa quasi da sola. Ne ho sempre più bisogno e mi dà tanto.
Oggi sono da sola, però al momento non mi sta pesando. La mia parte maschile ne ha bisogno, per sedimentare i ricordi, per liberare le troppe emozioni alle quali non sono ancora abituata. Sono estremamente sensibile, devo ancora imparare a gestire tutto quanto e a non farmi sopraffare. Anche dalle emozioni di felicità e di positività.
Quando torni da un luogo del genere hai l’idea che il mondo sia un posto migliore, nonostante le brutture e le guerre.
Simplified Summary
Il ritorno dal monastero è stato quasi uno shock: bucato, dilatazione, caldo soffocante e la vita normale che improvvisamente ha ripreso possesso delle mie giornate. Stamattina mi sono svegliata pensando al risveglio muscolare e alla meditazione e ho capito che già mi mancano, soprattutto quella strana energia che nasce quando si medita insieme. Tenere il telefono in modalità aereo è stata forse una delle scoperte più importanti: vivere quello che succede e, solo dopo, nelle pause, camminare e dettare pensieri ed emozioni per non perderli. Del monastero mi restano soprattutto le persone, le loro storie e il bisogno sempre più forte di stare con gli altri, ascoltare, conoscere e raccogliere materiale umano che inevitabilmente finisce anche dentro la scrittrice. Oggi invece ho bisogno di stare da sola e lasciare sedimentare tutto: perché anche la felicità, quando arriva in quantità a cui non sei abituata, ha bisogno di tempo per trovare il suo posto.
Ultima mattina al monastero Sanbo-ji
Danzare un mantra
Laboratorio sugli oli essenziali e meditazione olfattiva
Secondo giorno, mattino, al monastero buddista
Arrivo al monastero buddista Sanbo-ji
Terminata la seconda stesura di Nera Jones, il sequel 