Siamo partite in auto in tre e, dopo circa due ore, siamo arrivate a Sanbo-ji (Tempio dei Tre gioielli), il monastero buddista a Berceto, dove faremo un Summer Camp di tre notti.
Appena arrivate, dopo una strada tortuosa e anche una svolta sbagliata, abbiamo parcheggiato e fatto un pezzo di strada a piedi. Il parcheggio è distante dal monastero per evitare rumori molesti.
Di fronte al cancella d’ingresso ci siamo scattate una fotografia all’ingresso e ne faremo un’altra quando andremo via.

Alla reception hanno verificato i nostri dati, scoprendo che siamo tutte nella camera numero due. Abbiamo prenotato più o meno nella stessa settimana, quindi tutto bene. Avevo letto che c’era una camerata per le donne, ma in realtà sono quattro stanze più il bagno. Ci sono i letti a castello e io mi sono sistemata sotto, perché di solito vado almeno tre volte in bagno durante la notte.

Rispetto alle altre camerate, con meno persone, dove si sono sistemate tutte in maniera ordinata, nella nostra sembra che siano esplose delle bombe dentro le valigie: abbiamo abiti e oggetti da tutte le parti.

Il primo impatto con il pranzo, tutto vegetariano e spesso preparato con i prodotti dei loro orti, è stato apparentemente misero come quantità: riso Venere con pezzetti di frittata e zucchine trifolate, ma era tutto molto gustoso e i sapori si sentivano intensamente. Non avevo mai aggiunto la salsa di soia al riso Venere ed è stata una piccola scoperta.
Nonostante la porzione che sembrava misera (nei giorni seguenti le hanno aumentate), non ho avuto fame fino a metà pomeriggio, quando abbiamo fatto anche una piccola merenda con frutta e biscotti.
Durante i pasti, tranne quello serale, si deve stare in silenzio, gustare il cibo e mangiare lentamente. È una sensazione un po’ strana, soprattutto per noi italiani che amiamo parlare tanto mentre mangiamo.

Il maestro dei monaci Tetsugen Serra, nell’introduzione al Summer Camp fatta dentro lo Zendo (luogo con tatami dove si fa principalmente yoga e meditazione) ha spiegato a noi nuove le regole e cosa avremmo fatto. Il campo è partito la settimana scorsa, ma noi volevamo farne solo una parte. Lui è italiano, in alcuni momenti spiritoso, in altri rigido e autorevole come ci si aspetta. Qualità non facili da tenere assieme.

Qui ci sono dei anche laboratori, ma abbiamo scoperto che, se ti iscrivi a uno, è meglio seguirlo per due giorni, mattina e pomeriggio, perché altrimenti si perde il flusso. Noi pensavamo invece di farne uno al mattino di un tipo come yoga e un altro al pomeriggio, giusto per provarli tutti. Quindi il difficile è stato scegliere.
I laboratori tra cui scegliere sono tre: yoga, astrologia con numerologia, mondo delle api e degli oli essenziali.
Le mie amiche hanno scelto yoga mentre io, soprattutto dopo che abbiamo fatto yoga e ho scoperto che non è quello morbido e fluido a cui sono abituata, ho scelto le api e gli oli essenziali. Al termine della lezione di yoga ero parecchio incriccata, mentre le mie due compagne hanno gradito molto.

Al calar del sole fatto tutti una camminata di quasi un chilometro per andare in un punto panoramico, vicino alla chiesetta gialla, con tanto di occhialini per assistere all’eclissi di Sole e, ovviamente, quasi completamente in silenzio.
La luna ci ha impiegato circa quaranta minuti a coprire il sole e all’inizio era anche abbastanza noioso attendere in silenzio dato che non accadeva nulla, mettere ogni tanto gli occhialini per guardare un cerchietto arancione.
Quando la luna finalmente ha coperto per metà il sole, questi era diventato una mezzaluna ed è stato più interessante.
Mi sono alzata, sono rimasta in piedi (la neovagina seppur guarita non mi permette di stare così a lungo immobile e seduta) e poi mi è venuta l’idea di usare alcune tecniche imparate da un prano-terapeuta, per cercare dei punti energetici, posizionarmi sopra, sentirli e cercare di capire se ci fosse qualche influenza legata al Sole: niente.
È stato molto più interessante osservare le altre persone più o meno immobili ad assistere all’evento, ognuna assorta nei propri pensieri.

La cena è stata un minestrone, che ho apprezzato, insalata e un tortino davvero buono. La cuoca ci ha deliziato ogni volta con pochi ingredienti.
La serata si è conclusa con un concerto per pianoforte e soprano, durante il quale le due artiste tedesche, anche se una era di origine cinese, si sono esibite con alcuni pezzi d’opera. È stato molto interessante, peccato che fossi sveglia dalle sei del mattino, la giornata era stata intensa e ho iniziato a cascare dal sonno.
Il problema di questo tipo di musica operistica in duetto è che, almeno alle mie orecchie, i brani cantati tendono a somigliarsi tutti.
Ho resistito quasi fino alla fine, poi sono andata in camera a fare una doccia e a sdraiarmi a letto.
Con la mia neovagina, oggi è stata la mia prima giornata in una camerata con altre donne. Le dinamiche sono state interessanti e non mi sono mai sentita a mio agio come oggi. Donna in mezzo alle donne, un sogno che si è avverato parecchio. Mancano ancora alcuni dettagli nel mio percorso, ma finora il risultato è stato grandioso.
Elena K.”Le esperienze…quelle belle che ti porti nel cuore”
Simplified Summary
Tre giorni in un monastero buddista sono iniziati tra una strada tortuosa, una camerata femminile con disordine totale e abiti ovunque, un pranzo vegetariano che sembrava poco, ma non lo era affatto. Abbiamo scoperto il silenzio durante i pasti, i laboratori da scegliere e uno yoga decisamente meno morbido di quello a cui sono abituata, tanto da lasciarmi completamente incriccata. Poi una passeggiata fino alla chiesetta per osservare l’eclissi di Sole, interessante soprattutto quando ho smesso di guardare il Sole e ho cominciato a osservare le persone. La giornata si è conclusa con una buona cena e un concerto di pianoforte e soprano, contro il quale il sonno ha combattuto una battaglia quasi vinta. Ma la cosa più bella è stata un’altra: la mia prima giornata in camerata con altre donne, sentendomi semplicemente una di loro, naturale e completamente a mio agio.
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