Nel volantino c’è scritto che i monaci si svegliano alle quattro, quindi pensavamo che anche noi dovessimo farlo. Invece è un campo estivo, quindi non è così rigoroso e la sveglia era prevista per le sette, anche se ci siamo alzate tutte un po’ prima perché iniziava a fare leggermente caldo nella stanza. Abbiamo dormito con le finestre aperte e già entrava la luce.
Mi sono guardata allo specchio cercando di capire quanto fossi femminile, nonostante i capelli che non riesco mai a tenere a posto. Nello specchio c’era una donna. Lo so che non dovrei farmi così tante menate, ma qui è anche un confronto con me stessa per capire meglio dove sono arrivata al naturale, senza makeup, abiti femminili e accessori che aiutano.
Con le amiche è tutto facile. Qui nessuno sa di me e della mia transizione.

Siamo andati tutti nella grande sala del Zendo, dove abbiamo fatto il risveglio energetico. Un’attività molto simile a quelle che ho già fatto in passato, qui però abbiamo praticato una specie di taiji molto lento, ripetuto per otto volte, movimenti ispirati al Dharma che usciva da una grotta dopo dieci anni di meditazione.
Ho cercato di godermi la pratica, però qualche occhiata ogni tanto in giro l’ho lanciata, giusto per vedere l’effetto di un gruppo così numeroso che faceva pressappoco le stesse cose: è stato molto bello e armonioso.

Quello che mi ha sorpresa, alla fine, è stato non fare un semplice “Om”, ma sentire i monaci e le persone che lo conoscevano intonare un sutra molto lungo in giapponese, al quale ho cercato di aggiungermi avendo imparato la lingua (ma non ne ho compreso il significato).
Ovviamente durante la meditazione sono arrivati migliaia di pensieri ed è sempre difficile, soprattutto dopo un po’ che non la fai, rimanere sul posto e concentrarsi soltanto sul respiro. Oggi mi è sembrato di essere più lucida, più viva e vera. Non credevo che operarmi là sotto avrebbe avuto tutti questi effetti e mi avrebbe fatto sentire così vera nel mondo.

Sono andata di corsa in camera a cambiarmi la maglietta, perché quella tecnica, ormai era sudata e faceva l’effetto opposto. Sono quindi andata nella stanza delle colazioni e ho scoperto che non c’era più nessun posto per me. Come si dice, chi arriva tardi perde il posto all’osteria. Ho chiesto in un paio di posti che sembravano liberi, ma mi hanno risposto di no. Sembrava che gli unici due posti disponibili fossero al tavolo del maestro. Uno mi ha detto che erano occupati, ma non era vero e, dopo che mi hanno vista così spaesata, in piedi con una tazza in mano, mi hanno fatto accomodare.
Il monaco mi ha detto: «A questo tavolo non si parla».
Ho risposto: «Ho solo risposto a una domanda».
Comunque, quando si sta in silenzio, riesci a concentrarti di più sul gusto del cibo. Qui la colazione è composta da yogurt con cereali e miele, se lo vuoi, tè, pane e una marmellata fatta da loro.
Gli altri avevano terminato, ma non osavano alzarsi finché il monaco non si è alzato. Poi lui ha spiegato che la mattina, durante il Summer Camp, è libera e quindi ognuno, quando ha finito, può alzarsi tranquillamente. Ma loro non avevano osato. Sono i volontari che stanno aiutando nel monastero e alcuni rimangono qui anche per qualche mese.
Io invece potevo restare seduta e terminare la colazione, anche perché avevo cominciato dopo ed ero rimasta indietro.
L’unica cosa spiacevole è successa prima di andare a fare il risveglio muscolare, quando ho attaccato bottone con due donne. Una aveva la borsa della scuola di grafica dove ho studiato quarant’anni fa. Loro non se ne sono accorte, ma una delle due, a un certo punto, parlando con me ha usato un verbo al maschile. Non ha fatto molto bene alla mia autostima. Cerco di passarci sopra, però ogni volta ti senti come se non avessi fatto abbastanza.
Guardando le fotografie non ero per nulla femminile in volto, come accade da qualche giorno a questa parte e un po’ sono preoccupata.
Simplified Summary
La giornata è iniziata molto più umanamente delle temute quattro del mattino, con risveglio energetico, taiji e una meditazione collettiva che mi ha fatto sentire particolarmente presente e viva. A colazione sono finita quasi per caso al tavolo del grande monaco, scoprendo che il silenzio aiuta davvero a sentire il sapore del cibo, anche se rende più complicato capire dove sedersi. Una parola al maschile detta da una donna ha lasciato una piccola crepa nell’autostima, proprio in un luogo dove sto facendo anche i conti con quanto lontano sono arrivata.
Laboratorio sugli oli essenziali e meditazione olfattiva
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Secondo giorno al monastero buddista e laboratorio sulle Api
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