Si sta avvicinando l’anniversario della mia prima uscita fuori casa al femminile, che sarà domani 9 agosto.
Ogni anno mi vengono pensieri vari, alcuni positivi altri meno. Me lo aveva anche detto la psicologa che, in linea di massima, gli anniversari possono essere problematici a livello psicologico.
Questi ultimi mesi sono stati anche fonte di tante novità ed è come se si stesse per chiudere un ciclo e se ne apre un altro.
Quando lavoro da casa, quasi tutte le mattine vado al bar in centro al paese a bere un caffè e ascoltare un po’ le chiacchiere del paese. Ho cominciato a farlo due anni fa per sentirmi meno sola. Non mi dà più la stessa soddisfazione, mi sembra quasi di essere più una spettatrice adesso, meno coinvolta.
La mia cara vicina di casa, con cui facevamo le camminate, si è separata dal marito ed è andata ad abitare altrove. Patrizia, che abitava a fianco, ha venduto e cambiato paese anche lei. La terza donna con cui camminavamo è deceduta. Non ho più nessuna in zona con cui fare ogni tanto delle camminate e tante chiacchiere.
Questi sono alcuni esempi di fine ciclo, anche se tante altre cose hanno avuto una storia similare.

Non mi sento più sola e, ogni tanto, avere una domenica solo per me mi fa addirittura piacere. Devo bilanciare la mia voglia di socialità con il bisogno di restare anche a dentro me stessa.
Ho sempre evitato di andare in palestra (a parte perché avevo il coso in mezzo alle gambe e non potevo fare la doccia) perché è un ambiente molto freddo a livello di contatti umani, è difficile fare amicizia, ognuno è lì per fare il proprio allenamento e metà della gente indossa cuffie isolanti. Le mie attività sportive e lo yoga mi sono sempre piaciute e soprattutto per il rapporto umano e le piccole condivisioni prima oppure dopo le sessioni.
In questo periodo, invece, mi sta piacendo molto andare ad allenarmi. Un po’ perché, con il caldo afoso di quest’anno, non si può fare nulla all’esterno senza aria condizionata, e poi perché qualcosa in me è cambiato. Sono anch’io lì per fare una cosa che mi serve (forma fisica e perdere quei maledetti tre chili) e la socialità può rimanere altrove.
Domenica sono andata a vedere il film di Spiderman e a un certo punto c’era una scena in cui zia May diceva a Peter qualcosa del tipo che le persone speciali spesso sono sole, ma non per questo devono isolarsi dal mondo.
In quel momento è stato come se fossi uscita dal film. Mi sono guardata attorno ed erano tutti immobili a fissare lo schermo. Come se anch’io fossi quella speciale e sola. È stato un momento irreale.
Per le ferie avevo cercato di ottimizzare tutto, andando direttamente da un luogo all’altro di quelli vicini, ma per esigenze varie e soprattutto perché non credo di volermi stancare così tanto a guidare, ho deciso di fare tre giorni per volta, con una pausa per recuperare prima di ripartire. C’è il desiderio di fare tante cose, ma devo tenere conto anche del fisico, che ha bisogno di recuperare. Non sono più giovincella.
Ieri mattina, lavorando da casa, ho indossato i sandali con il tacco alto. Mi sono resa conto che dopo il postoperatorio li ho indossati solo due volte e la cosa strana è che non mi hanno dato la soddisfazione che ricordavo. Prima erano un simbolo di femminilità. Adesso che non mi sento più obbligata a usare abbigliamento e accessori per sembrare una donna, mi paiono meno indispensabili. Più comodità e meno scenografia. Mi chiedo se stia diventando vecchia…
Sarà per via del cambio di lavoro prossimo, ma mi viene da fare pulizia di molte cose. Oggi sono andata tre volte in discarica per buttare via: i due bancali che giacevano da mesi in garage; due sacchi di scarpe da donna acquistate otto anni fa e che non posso indossare in strada, sono vecchie e rischiano di scollarsi, erano un simbolo e un modo di vestirmi prima di vivere al femminile; la raccolta dei fumetti di Mister No, tanti Diabolik, alcuni manga, conservati con cura e riletti per anni, ma ora mi sembrano solo vecchie storie e purtroppo non hanno più nessun valore commerciale.
In questo periodo mi sento più donna e più attraente. Qualcosa sta cambiando in me ancora una volta e queste metamorfosi fanno solo bene all’anima.
Avere la farfalla là sotto, in mezzo alle gambe, è molto più di un simbolo di rinascita.
Simplified Summary
Si avvicina l’anniversario della mia prima uscita femminile e, come ogni anno, porta con sé pensieri e bilanci, ma questa volta sento soprattutto la fine di un ciclo. Persone, abitudini e piccoli rituali che mi hanno accompagnata negli ultimi anni stanno scomparendo o hanno semplicemente smesso di essere così importanti. La cosa sorprendente è che non mi sento più sola: sto imparando che posso desiderare gli altri e, allo stesso tempo, stare bene anche con me stessa. Persino i tacchi hanno perso un po’ della loro magia: forse perché non ho più bisogno di dimostrare attraverso quello che indosso di essere una donna. Oppure sto semplicemente diventando vecchia… Mi sento più donna, più attraente e ancora una volta in metamorfosi. Del resto, avere una farfalla tra le gambe è molto più di un simbolo di rinascita.
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