Dopo aver chiesto al tassista di augurarmi buona fortuna, sono scesa dal taxi e guardato il foglio stampato che mi avevano inviato dove entrare, c’è una freccia in fondo. L’ospedale è davvero piccolo e la scritta “Emergencia” è enorme nell’ingresso a destra.
Ho fatto l’accettazione mostrando il passaporto, mi hanno chiesto se ero a digiuno, lo sono da ieri sera, tranne un piccolo sorso stanotte intorno alle 5:00, però non c’era scritto da nessuna parte… a digiuno intendono anche l’acqua? Non sono mai stata ricoverata né operata. Per fortuna avevo bevuto solo due dita.
Elena A.”Hai fatto tanta strada amica mia”
Becci “Carissima, stai realizzando un sogno meraviglioso. Ti auguro tanto bene. Andrà tutto benissimo. Dopo avvisami quando hai finito e riesci a comunicare.”

Poco dopo mi hanno accompagnata nella mia camera singola.
Mi hanno fatto indossare il camice, senza istruzioni e non ero sicura che si allacciasse sul dietro. Ho cercato di ricordarmi i telefilm di E.R. come erano vestiti i pazienti.
Dopo mezz’ora è arrivato il chirurgo, il Dottor Llago che, finalmente, vedo per la prima volta dal vivo, ed è meno giovane di quel che pensavo, ma comunque sotto i cinquanta. E’ un bell’uomo e non è freddo nel salutarmi e raccontarmi quello che succederà.
Aveva con se’ una cartellina con delle carte da farmi firmare: liberatorie ed altro. Una forma per ogni pagina, chissà cosa c’era scritto…nessuno le legge dato che sono scritte in piccolo e in ogni caso ho già pagato e mi sono affidata a lui.
Assurdamente, non pensavo all’operazione, ma a chiedermi se aveva anche il documento che avevo chiesto per aprire la malattia all’estero. Tra tutti quei fogli c’era (in due copie). Da quel momento il puzzle è terminato.
Abbiamo parlato in inglese, giusto per evitare fraintendimenti.
Mi ha detto che mi avrebbero operata intorno alle 10:30, quando la sala operatoria si sarebbe liberata da un’operazione semplice.
Il dottore mi è parso alla mano e molto professionale, non credo sia solo business quello che fa.
L’operazione durerà circa cinque ore e poi lui verrà domani a vedere se sto bene.

Ora sono tranquilla e mi ha lasciata da sola, ma avevo ancora un compito da fare: fare una foto del documento e spedirlo via PEC alla sede INPS di Treviglio.
Avevo fatto una prova in azienda la settimana scorsa, per verificare se potessi farcela solo con il telefono: la PEC non è una e-mail normale e si deve accedere a un sito specifico dove sono abbonata.
Una volta inviata e ricevuta la e-mail che è stata consegnata, sono crollata. La tensione di mesi è andata via, potevo dedicarmi solo a me stessa, finalmente era tutto pronto.
Avevo la gola secca e ora dovevo solo resistere fino alle 10:30. E’ arrivata un’infermiera e, in spagnolo, mi ha dato da compilare due foglietti per la cena di stasera e la colazione domattina. Mangerò subito dopo l’operazione?
L’elenco dei cibi è diviso per primo, secondo e dolce. Sono tutte cose leggere, ma includono anche del pane bianco.

Nell’attesa ho scritto qualche altro messaggio su whatsapp, e ho salvato quelli più interessanti da ricordare.
Oltre alla lista whatsapp di 90 persone, l’ho mandato anche nei gruppi e ad altre persone che non sentivo da tempo. Sono tutti con me, mi pensano e questo che mi dà la forza la tranquillità.
Finalmente è arrivato il mio turno, con l’infermiere Carlos che mi ha fatto qualche domanda per confermare chi fossi, e con fatica e tante manovre nemmeno fosse un camion, è riuscito a far uscire il letto dalla stanza, portata in un corridoio dove un medico mi ha chiesto se impaurita, assolutamente no!
Abbiamo preso l’ascensore e siamo scesi nel sotterraneo dove c’è la sala operatoria.
Dalla sala operatoria sono venuti a presentarsi un’infermiera e il signor Gonzalo (che è colui che verrà a aiutarmi a casa al bisogno).
Sorridendo, mi ha detto che oggi è il giorno più importante della mia vita.
Nell’aria c’era della bellissima musica rock di sottofondo (AC/DC), non so se poi operano davvero con la musica, ma mi ha dato la carica.
Sono scesa dal letto e fatto tre passi per stendermi nel letto operatorio, a forma di croce per tenere le braccia allargate. Molto simbolico per una operazione chiamata anche di “rinascita”. Ah! il chirurgo si chiama Jesus e nulla è per caso.

Mi hanno fatto una rapida analisi del sangue e misurato la pressione, nel frattempo guardavo il soffitto. Intorno a me un via vai di persone, quello che credo fosse l’anestesia mi ha detto qualcosa di conforto, mentre mi stringevano le braccia al letto.
Ricordo che una voce ha detto (in spagnolo) “Apri la mano, chiudi a pugno, apri ancora, brava…”
Buio.
Buio.
Buio.

Mi sono risvegliata nella mia stanza, chissà quanto tempo era trascorso?
Sentivo qualcosa tirare dove c’è la neo vagina ed erroneamente ho pensato che mi scappasse della pipì, non esce più da quella parte, il catetere al momento non lo sento. Ma ero imbottita dell’anestesia.
Un’infermiera è entrata e mi ha fatto le domande di riconoscimento e le ho chiesto se andava tutto bene (se ero lì probabilmente sì), ha risposto affermativa (todo bien), poi è uscita per rientrare poco dopo portando un blocchetto di ghiaccio che ha appoggiato al di sopra delle bende della neo-vagina.
Qui per chiamare aiuto c’è un tablet inserito nel bracciolo porta vivande, girandomi a fatica ho guardato l’orario e scoperto che erano le 21:00, ho dormito per cinque ore dopo l’operazione.
Dentro la testa avevo una tranquillità spaziale, come se tutti gli organi ora fossero nel posto giusto, anche se là sotto non sentivo ancora nulla.
Poi è arrivata la cena sul vassoio. Credo di aver battuto il record di Slow food nel mangiare lentamente un boccone alla volta. Mi ha ricordato mamma da piccola e in effetti sono la sua nuova bambina.
Poco a poco mi sto risvegliando e avevo solo un leggero mal di testa.
Un solo pensiero in mente: ci sono riuscita!

Questa è la descrizione medica dell’operazione (che non ho voluto leggere né sapere in anticipo…)
Vaginoplastica con inversione peniena.
Incisione ventrale del pene con creazione di un lembo cutaneo interscrotale.
Dissezione della pelle dal dorso del pene mantenendo la vascolarizzazione e la fascia di Dartos.
Orchiectomia bilaterale.
Dissezione del glande per formare il labbro clitorideo e sua pediculizzazione accanto alla fascia di Buck.
Resezione dei corpi cavernosi fino alle radici (crura).
Creazione del tunnel rettale interprostatico fino al peritoneo.
Sutura della pelle peniena e utilizzo del lembo interscrotale per la tubulizzazione.
Preparazione del clitoride e del suo cappuccio, così come delle piccole e grandi labbra.
Prelievo di un innesto cutaneo libero dallo scroto asportato per completare la tubulizzazione.
Simplified Summary
Mi sono svegliata nella mia stanza dopo l’operazione, senza capire quanto tempo fosse passato. Sentivo tirare nella zona della neo-vagina e pensavo di dover fare pipì, ma avevo il catetere e ancora l’effetto dell’anestesia. Un’infermiera mi ha rassicurata che era andato tutto bene e mi ha applicato del ghiaccio sulle bende. Dal tablet sul bracciolo ho visto che erano le 21:00: avevo dormito cinque ore. Dentro di me sentivo una calma profonda, come se tutto fosse finalmente al suo posto. Ho iniziato a cenare lentamente, come una bambina accudita. Un po’ di mal di testa, ma un solo pensiero: ce l’ho fatta.
Il risveglio della patata
Festa delle dancers, serata a tema eroine dei film
Decorso vaginoplastica a tre mesi
Perché le persone sono trans, cosa dice realmente la biologia
Completo il racconto che fa da seguito al romanzo di Nera Jones
Provo ad andare in ufficio a Milano