Mi era arrivato l’avviso per fare la mammografia, lo screening che si fa ogni due anni. Da quando ho cambiato il codice fiscale (e quindi sono una donna legalmente), mi arriva regolarmente ed è importante farla: come donna trans ho un rischio oncologico di tumore al seno, aumentato di circa il 20%.
La data fissata coincideva con il mio ricovero a Madrid, ma sono riuscita ad anticiparla così da partire serena e non dover pensare a nulla al ritorno.
Arrivata in ospedale e dopo avere fatto l’accettazione, mi sono seduta in sala d’attesa e ho notato che l’adesivo con il codice a barre riportava ancora il mio vecchio nome: Gerardo. Evidentemente la comunicazione non è ancora arrivata, ma non mi ha turbata più di tanto.
Quando è arrivato il mio turno, la dottoressa mi ha fatto alcune domande per completare la scheda. Le ho detto che sono una donna trans, ma non ha capito subito: mi ha chiesto se avessi le ovaie. Le ho spiegato che no, non le ho. Dopo un altro paio di domande le ho detto “ho ancora un pisello” e ho pensato “ancora per poco“, finalmente ha capito e ha poi segnato la casellina corretta, quella che seguo una terapia ormonale sostitutiva.
L’esame è stato veloce. Rispetto a due anni fa, il seno è cresciuto (ho una coppa B sgonfia) e quindi questa volta ho sentito più dolore nello schiacciamento dell’apparecchiatura, soprattutto al seno sinistro che è più sensibile. Ho anche interrotto la pillola che bloccava il testosterone, quindi probabilmente la sensibilità generale è tornata. Ho pensato che quel dolore, dieci secondi intensi, è solo un piccolo assaggio di quello che proverò nel post-operatorio della vaginoplastica, ma sono pronta a sopportare qualsiasi cosa.

Questa mattina mi è venuto un dubbio riguardo i farmaci post-operatori, così ho scritto a una ragazza già operata nella stessa clinica. Volevo sapere se gli antibiotici li avrei ricevuti direttamente in ospedale o se mi avrebbero solo fatto la ricetta. È la seconda opzione. Quindi, quando uscirò dall’ospedale, prenderò un taxi, e dovrò farmi accompagnare a una farmacia e, mentre lui rimane fuori ad aspettarmi, entrerò a ritirare quello che mi serve. Non sarò in grado di camminare nemmeno venti metri (c’è il rischio che i punti si aprano), quindi ho segnato anche questo dettaglio nell’elenco delle cose da fare.

Ho stampato tutto quello che mi servirà a Madrid, non si sa mai e non posso fidarmi della tecnologia (telefono e computer). Un certo numero di cartellette, tutto diviso: volo Iberia, appartamento, clinica, ospedale, ambasciata italiana, dieta liquida, note e appunti, lista delle cose da mettere in valigia, nello zaino, nella borsetta.
Lato organizzativo è tutto pronto, ora manca quello emozionale che giorno dopo giorno è in aumento, ma sono assurdamente tranquilla.

Questa mattina mi sono svegliata e non dovevo fare nulla, tranne andare a colazione con la mia amica Caterina. Romanzo concluso, seguito del romanzo non urgente, danza terminata, nessuna camminata impegnativa. Dopo aver lasciato la mia amica, sono andata al mercato a fare un giro poco impegnativo: non ho comprato nulla! Sono tranquilla e non mi serve nulla di particolare.
Simplified Summary
Ho anticipato la mammografia perché la data fissata coincideva con il ricovero a Madrid. In sala d’attesa ho notato che sull’etichetta compariva ancora il mio vecchio nome. La dottoressa inizialmente non ha capito la mia condizione di donna trans, ma poi abbiamo aggiornato la scheda con la terapia ormonale. Rispetto a due anni fa il seno è cresciuto e lo schiacciamento è stato più doloroso, soprattutto a sinistra. Ho pensato che quel dolore fosse solo un’anteprima di ciò che proverò dopo la vaginoplastica, e sono pronta a sopportarlo. Infine ho scoperto che gli antibiotici dovrò prenderli in farmacia dopo le dimissioni: un dettaglio in più da organizzare.
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