L’altra notte ho sognato che mi si staccava il pisello e mi rimaneva in mano come un salsicciotto. Intanto pensavo: “Non devo più fare l’operazione”. Poi il sogno è cambiato e la cosa è morta lì.
Il mio subconscio sta già elaborando l’idea dell’operazione di vagino plastica che farò a fine mese.

Questa mattina, invece, sono andata in una stazione dei carabinieri, in un paese vicino, a rendere una testimonianza su alcuni fatti accaduti nel condominio: che cosa ho visto, che cosa ho sentito e in che rapporti ero con una coppia della palazzina di fronte.
Dato che sull’invito non c’era scritto nulla, per un attimo mi è balenata in testa l’idea che potessero chiedermi se conoscevo Nera Jones, la protagonista del mio romanzo. Ovviamente la realtà è sempre più banale dell’immaginazione.
Mi hanno fatto attendere trenta minuti, prima di me c’era un’altra deposizione della mia vicina di casa, ci siamo viste quando lei è uscita. Solo allora ho intuito il motivo della convocazione. Durante l’attesa ho usato il cellulare e solo in un momento ho capito di quanto mi sentivo a mio agio, come donna intendo.
Mi sono divertita per tre motivi:
- Non ero io l’indagata.
- Non ho dovuto raccontare nulla del mio percorso di transizione: la carta d’identità parlava da sola e il carabiniere non ha avuto nessun dubbio sul fatto che fossi nata donna.
- È stato utile dal punto di vista della scrittrice: ho capito come funziona una testimonianza. Ho notato che ricordavo bene i fatti, ma non le frasi esatte sentite all’epoca. Questo dettaglio, da autrice, me lo segno: potrà tornarmi utile nei romanzi.
Tornata a casa ho raccontato al mio collega e al capo perché ero andata dai carabinieri, e mi è riaffiorato un ricordo di circa dodici anni fa, quando mi trovai a testimoniare davanti a un giudice a Milano.
La contestazione riguardava un lavoro commissionato e pagato a un professionista, che consisteva nella creazione di un modello in 3D… di una vagina. Il modello sarebbe servito per una stampa 3D e successive simulazioni legate a un prodotto farmaceutico.
Strano come la memoria faccia certi scherzi: proprio adesso che mi sto preparando alla mia operazione, è riemerso quell’aneddoto dimenticato.
Domani mattina, infine, farò la mia ultima lezione di danza: poi dovrò fermarmi per quasi cinque mesi, senza sport, senza camminate lunghe, senza attività impegnative. Sarà dura, ma è solo un’altra tappa di questo viaggio.
Laura “Ciao Bianca, non so se ti ricordi di me..Ho letto il tuo blog stamattina, ero rimasta indietro di parecchio, e…sono molto felice per il tuo libro. Non vedo l'ora di leggerlo e complimenti alla protagonista….gran bella donna tosta. Mi piace. Per l'operazione sono ancora più contenta che ne hai parlato, o che comunque lo sanno anche la tua mamma e sorella. Il supporto della famiglia è importante e poi, hai una famiglia stupenda. Sono piacevolmente colpita dalla serenità e tranquillità che emani nel raccontare la tua attesa per questo momento così speciale. Sei mitica. Sei un grande esempio. Ti sostengo con tutto il cuore e col pensiero. Un grandissimo abbraccio. “
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