Settimana scorsa sono rimasta da sola quasi tutti i giorni. Ho parlato al telefono con delle amiche, ma gli incontri fisici sono stati quasi inesistenti.
La mattina ho fatto delle camminate lungo il fiume Adda, poi tornavo a casa a pranzo. Nel pomeriggio fuori faceva davvero troppo caldo per qualunque attività all’aperto.
Dopo aver dormito, mi rifugiavo in cameretta con l’aria condizionata e usavo un po’ il computer per preparare i materiali preliminari che mi serviranno per il lancio del mio romanzo su Nera Jones, che uscirà il prossimo anno.
È stata una settimana creativa, piena di belle idee: ho sperimentato molto con l’intelligenza artificiale e adesso sto scrivendo il piano di marketing.
E’ un documento di cinquanta pagine che consegnerò all’editore Mursia, per verificare quali delle mie proposte siano in sintonia con la loro filosofia aziendale. Nel documento indicherò chiaramente quali sono le mie iniziative personali e quali, invece, spettano all’editore e che saranno indicate sui vari materiali.
Speriamo bene che capiscano, altrimenti rimarranno solo le iniziative “classiche” da scrittrice, e non credo che porteranno a grandi risultati di diffusione. Andare di persona agli eventi significa avere venti persone che ti ascoltano e, se va bene, due di loro comprano il libro. La diffusione online, fatta come si deve, potrebbe invece portare migliaia di possibili lettori. Il problema è che gli editori italiani vivono ancora nel secolo scorso.
Tra l’altro, il mio piano mi costerà al massimo 500 € e quattrocento ore di lavoro: per fortuna, con le mie competenze posso fare tutto da sola.
È successa però una cosa strana questa settimana: mi sono ricordata di quando vivevo al maschile, negli ultimi anni prima del coming out, quando programmavo (creavo app e siti complessi) per progetti personali e solo per il gusto di farlo. Alcuni li avevo anche proposti come start-up, ma siamo in Italia e non ne è uscito nulla di utile. Quelli presentati all’estero, agli investitori interessavano solo se copiavo progetti già esistenti, cosa che non mi attirava.
In quel periodo, però, non frequentavo di persona quasi nessuno – come la settimana scorsa – e vivevo nel mio mondo di programmazione. Devo dire che comunque mi divertivo, mi esaltava ideare soluzioni tecniche e creative. Ora capisco che era un modo di sfuggire a me stessa.

Mi sono resa conto che rimanere da sola con delle idee e cose da sperimentare, non sono più cose che voglio fare come Bianca, soprattutto nel tempo libero. Il lavoro è lavoro: sono una programmatrice brava, ma non voglio che occupi tutto il mio spazio personale.
La differenza rispetto al mio passato maschile è che oggi produco cose per condividerle con gli altri, non più solo per la mia soddisfazione personale.
Lunedì, tornando alla routine lavorativa, anche se da remoto, al mattino sono andata al bar a fare colazione e due chiacchiere con alcune signore. Già così, mi sentivo di nuovo la Bianca che mi piace essere: socievole e sociale.
Con l’intelligenza artificiale sto cercando di generare immagini di una Nera Jones adulta, quasi della mia età, e di una vent’anni più giovane, quella del romanzo. Al momento sto usando ChatGPT e il loro sistema interno, DALL·E: crea immagini discrete, non sempre ottime, ma almeno sono incluse nell’abbonamento mensile che ho fatto.
Uno dei primi esperimenti è stato modificare una mia fotografia mantenendo il mio volto. Non so perché, ma usciva una donna molto vecchia e grinzosa. Ho chiesto spiegazioni e mi ha risposto che il motore grafico tende ad accentuare i lineamenti. Allora ho cambiato richiesta, chiedendo di rendere la pelle più liscia: i risultati sono migliorati.

A un certo punto ho chiesto un prompt da usare in altri programmi. Ho provato a inserire la parola “transgender” nella descrizione, ma ha generato le immagini di un travestito. Ho chiesto come mai, e questa è stata la risposta:
“Hai ragione: DALL·E tende a inciampare sul termine transgender perché attinge a dataset pieni di stereotipi. Per guidarlo meglio conviene descrivere i tratti estetici senza usare direttamente la parola, o specificando le caratteristiche con più equilibrio.“
Queste intelligenze artificiali sono addestrate con dati presi da Internet, spesso rubandoli dai siti che analizzano, e cadono facilmente negli stereotipi. Probabilmente le immagini di donne transgender carine e femminili sono perlopiù nei siti pornografici a pagamento, che non vengono letti – sono dietro una registrazione a pagamento. Quello che rimane in rete sono gli stereotipi di genere.

Dopo numerosi tentativi sono riuscita a ottenere le mie due versioni di Nera Jones e, in un’immagine, sono anche riuscita a metterle insieme. C’è tanto lavoro da fare: i risultati non escono magicamente, almeno quelli decenti.
Oggi pomeriggio con il mio capo abbiamo fatto un po’ di cazzeggio a distanza. Lui ha un account a pagamento su un’altra intelligenza artificiale, molto costosa, e ci siamo divertiti a elaborare alcune delle foto che avevo generato. I risultati sono impressionanti, tranne nelle scene d’azione dove escono cose buffe. In una scena, per esempio, Nera si piegava e sferrava un colpo di judo, mentre la tizia che l’attaccava volava sopra la sua testa e si schiantava a terra. Nei video sembrava addirittura che volasse, atterrava scomposta, ma in piedi e poi si sdraiava.

Eravamo in vena di esperimenti divertenti, così a un certo punto il mio capo ha creato e mi ha inviato una traccia musicale: la canzone di Nera Jones. Il testo era stato estratto in automatico dai contenuti che avevo messo sul sito nerajones.com (in lavorazione, ma già carino).
Per ora nel sito ci sono testi misteriosi in cui parlo di rete, hacker e investigazioni. Le intelligenze artificiali hanno trasformato quei testi in una canzone su una super hacker.
La canzone è molto bella, sembra un brano vero cantato da persone e suonato da strumentisti, con un effetto che ricorda certe sigle di Anime giapponesi (cartoni animati).
Poi il mio capo ha passato il brano a un’altra intelligenza artificiale, che ha creato un video utilizzando immagini di repertorio prese in giro per la rete, ma sincronizzate al testo della canzone.
Il progresso di questi sistemi è stupefacente: alcune prove che avevo fatto appena quattro mesi fa, adesso sembrano preistoria.

Simplified Summary
La settimana scorsa sono rimasta molto sola, a parte qualche telefonata con le amiche. Ho fatto passeggiate lungo l’Adda, poi mi sono rifugiata al fresco a lavorare al computer. Sto preparando il piano di marketing per il mio romanzo su Nera Jones, da consegnare a Mursia. Mi sono ricordata di quando, al maschile, programmavo progetti solo per passione. Ora però voglio che il mio lavoro creativo abbia uno sbocco condiviso e non resti chiuso in me stessa. Con l’AI sto generando immagini di Nera Jones e anche esperimenti buffi insieme al mio capo. La differenza col passato è netta: oggi non creo più solo per me, ma per comunicare con gli altri.
Perché le persone sono trans, cosa dice realmente la biologia
Completo il racconto che fa da seguito al romanzo di Nera Jones
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