Alcuni membri del gruppo di ricerca Oncogender, di cui faccio parte come consulente non-medico, ha pubblicato un’altro articolo scientifico. Questo è basato sull’evento che abbiamo fatto a Pavia due anni fa presso il CNAO (apri articolo del blog). Dato che il testo è basato sui nostri interventi all’evento, sono citata tra i contributor. Un’altra piccola soddisfazione dopo un lavoro ben fatto, che per fortuna continua.

L’articolo scientifico è disponibile in chiaro (non a pagamento), in lingua inglese da questo link al sito Science Direct.

Riporto qui un riassunto per i non-medici (fatto con chatGPT).
L’articolo nasce dall’osservazione che le persone transgender e gender-diverse (TGD) affrontano problemi rilevanti nell’oncologia: diagnosi a stadi più avanzati, peggior esito delle cure e sintomi spesso trascurati esmoopen.com+6ScienceDirect+6PubMed+6.
In Italia, il sistema sanitario attuale non risponde adeguatamente ai bisogni specifici delle persone TGD in oncologia ScienceDirect.
Viene proposto un “framework”: un modello strutturato per una medicina oncologica inclusiva e affermativa.
Questo modello punta su ambienti accoglienti, personale formativo e una cultura organizzativa che evolva nel tempo.
Lo staff dovrebbe essere multidisciplinare: oncologo, endocrinologo, psicologo, infermiere e altri professionisti, tutti preparati alle esigenze TGD ScienceDirect.
Il percorso terapeutico dovrebbe basarsi sul principio “gender-affirming”: riconoscere e rispettare pienamente l’identità di genere.
Si raccomanda la formazione continua del personale su terminologia, bisogno clinico e sensibilità culturale.
È fondamentale adottare protocolli specifici per la raccolta dei dati relativi a genere, orientamento e trattamento ormonale.
Le terapie ormonali affermative devono poter proseguire anche durante l’oncoterapia, a meno che non vi siano controindicazioni mediche chiare.
Il documento invita a valutare cascade diagnostiche e screening pensati per persone TGD, non solo seguendo il modello “maschio/femmina”.
Serve anche potenziare la ricerca clinica dedicata: mancano ancora dati su esiti, tollerabilità dei trattamenti, impatto ormonale.
Lo spazio fisico delle strutture (sale d’attesa, bagni, segnaletica) dovrebbe essere inclusivo e rispettoso delle identità di genere.
Un esempio positivo è l’illuminazione dei reparti con i colori Pride o bagni gender-neutral PubMedScienceDirect.
Va promossa una cultura della sicurezza psicologica: ogni paziente deve sentirsi libero e protetto, senza paura di giudizi.
Il coinvolgimento di associazioni TGD e dei pazienti stessi è cruciale: garantisce che le soluzioni rispondano ai bisogni reali.
Si suggerisce di coinvolgere i TGD già in fase di progettazione dei servizi e delle policy.
Il documento rileva una netta mancanza di evidenze cliniche riguardo popolazioni TGD: è urgente colmare questa lacuna ScienceDirectScienceDirect.
Il cambiamento organizzativo non riguarda solo medici: anche le recepcioniste, i volontari, il personale amministrativo devono essere sensibilizzati.
L’obiettivo è creare un modello replicabile a livello nazionale, che potrebbe diventare riferimento per altri Paesi.
In sintesi: per garantire un’oncologia davvero equa, serve un modello strutturato, multidisciplinare, affermativo, formativo e partecipativo—che metta al centro le persone TGD.
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