Terza giornata in palestra. Quando finisco la mia oretta mi sento veramente bene, peccato che il giorno dopo mi senta le ossa tutte rotte. Quindi non devo esagerare.
Dopo il lavoro, alle 18:00, sono andata in palestra e questa volta ho deciso di fare anche la doccia. Appena entrata, dopo aver salutato il gestore, ho caricato cinque euro sulla tessera e, per fortuna, questa volta li ha presi.
Nella stanza grande, dove si fanno pesi e bodybuilding, c’era un odore di sudore poco piacevole, nonostante l’aria condizionata. Non so per quale motivo, ma da circa un anno, dopo aver iniziato la terapia ormonale sostitutiva, sudo molto meno e puzzo poco. Quindi non avrei aggiunto molto di mio.
Ho fatto quindici minuti di camminata, pochi minuti di stepper e dieci minuti di bicicletta. Non voglio esagerare, soprattutto dopo una giornata di lavoro.
Sono poi andata nella stanza della pratica funzionale. Qui ho fatto i pesetti e, nel frattempo, guardavo una tizia che si era montata un bilanciere da venti chili e lo sollevava senza grandi problemi. Quando dicono che le donne trans hanno un vantaggio nel competere a livello sportivo, ecco, quel peso io non riesco più a sollevarlo.
Ho fatto qualche esercizio sulle macchine per il potenziamento muscolare. Nel frattempo osservavo gli altri per capire cosa facessero e, su alcune macchine, effettivamente bisognerebbe fare un corso per capire come e dove agganciare bilancieri, maniglie e quant’altro. C’era anche una donna con un fisico perfetto. Il modo in cui si metteva in posa, trovava l’equilibrio e poi sollevava venti chili su un macchinario era molto piacevole da vedere.
Una perfezione fisica che, alla mia età, non potrò raggiungere. Nel mio piccolo, però, va bene così.
Per completare la sessione ho fatto alcuni esercizi sul tappetino, un misto di stretching, yoga, pilates e dance workout.
La cosa meravigliosa è stata passare quasi totalmente inosservata, tranne qualche occhiata. Una donna alta e con le spalle grandi, comunque, non si vede tutti i giorni.
Alla fine è arrivato il momento atteso, forse da anni: andare a fare la doccia aperta insieme alle altre donne.
C’erano diverse donne in palestra e, poco prima di me, un’altra signora era entrata nella zona docce. Ho cercato di capire bene dove appoggiare le cose e soprattutto se l’acqua partisse in automatico e se ci fosse un tempo limite. Per fortuna le due cose erano separate.
Guardandola ho imparato che devo portarmi una bustina impermeabile e un cordino per appendere il badge, oltre a piccole cose come il pettine.
Nello spogliatoio c’era un po’ di viavai. Mi sono tolta il reggiseno e, con solo mutandine e asciugamano, mi sono diretta alle docce. Ho poggiato tutto sul lavandino, tolto le mutandine e sono entrata.

Non so perché, ma mi aspettavo di provare una qualche forma di emozione, soddisfazione e felicità per il traguardo raggiunto. Invece la normalità della situazione è stata tale che non ho provato nulla. L’altra signora non ha praticamente fatto caso a me e io ho fatto la mia doccia tranquilla e nuda. Sì, lo so, la doccia si fa senza vestiti. Intendevo mostrando la mia vagina alle altre persone.
Ho notato una cosa guardandola. Quando era nella sala con i leggings aveva un fisico perfetto, sotto la doccia ho visto molte smagliature. Non avevo mai fatto caso a queste fisicità quando vivevo al maschile.
Mi sono asciugata e, nel frattempo, l’altra signora aveva due asciugamani: uno nei capelli e l’altro, quello tipico delle donne, allacciato all’altezza del seno. Ho scoperto che il mio asciugamano non era poi così grande. Anzi, sono io che lo sono e non riusciva ad allacciarsi. Dovrò portare una specie di accappatoio oppure un asciugamano più ampio.
Dopo aver indossato mutandine e reggiseno, ho iniziato ad asciugarmi i capelli. L’altra signora, che aveva i capelli molto più lunghi dei miei, era ancora lì con me e ci siamo scambiate un sorriso veloce. Questa è stata la mia interazione in un luogo intimo, solo per donne.
Infine ho messo nella sacca i panni sporchi, raccolto le mie cose, ho salutato con un “ciao” le altre, che hanno ricambiato, e sono uscita dalla palestra per tornare a casa.
Ripensandoci adesso che scrivo, è stata una nuova conquista del mio percorso e dell’esplorazione del genere femminile. Anche solo per fare una doccia dopo l’allenamento servono molti più accessori rispetto ai maschi, a cui basta un asciugamano e le mutande.

In serata sono andata in biblioteca, dove c’era un monologo divertente eseguito da un tizio che avevo conosciuto alla scuola di teatro. Ci siamo salutati e scambiati alcune impressioni. Entrambi ci siamo chiesti che fine avesse fatto il proprietario della scuola, che purtroppo l’anno scorso ha dovuto chiudere per colpa del Comune di Treviglio, che non gli ha rinnovato gli spazi. Abbiamo capito solo che sta cercando uno spazio economico nei paesi vicini.
Dal suo monologo, durato un’ora, ho imparato un po’ di cose e soprattutto una modalità di raccontare come se non fossi lì per intrattenere il pubblico, ma come se a volte cercassi anche le parole di quello che stavi per dire. Questo effetto di naturalezza è quello che ha creato le situazioni umoristiche migliori.
Quando è finito, la stanchezza della giornata e della palestra si è fatta sentire. Ho fatto fatica a percorrere i quattrocento metri per tornare a casa. Come diceva un mio amico, lo sport fa male alla salute.
Simplified Summary
Terza giornata in palestra e, anche se dopo mi sento le ossa rotte, alla fine della mia oretta sto veramente bene. Ho fatto cardio leggero, qualche esercizio per rinforzare i muscoli e un po’ di tappetino, osservando donne che sollevavano pesi che io ormai non potrei più sollevare. Poi è arrivato il momento atteso da anni: la doccia aperta insieme alle altre donne. Mi aspettavo emozione, felicità, magari una specie di traguardo con musica di sottofondo, invece è stata una situazione normalissima e tranquilla. Ho imparato che nello spogliatoio femminile servono più accessori rispetto a quando ci andavo come maschio, ma alla fine sono uscita salutando tutte con naturalezza. In serata sono andata in biblioteca per ascoltare un monologo divertente, ma dopo palestra e giornata di lavoro anche quattrocento metri per tornare a casa sono sembrati un’impresa.
Il giorno dopo la grande esperienza
Ultima mattina al monastero Sanbo-ji
Danzare un mantra
Laboratorio sugli oli essenziali e meditazione olfattiva
Secondo giorno, mattino, al monastero buddista
Arrivo al monastero buddista Sanbo-ji 