Oggi durante una camminata lungo il fiume Adda, per alleviare il caldo, ho fatto una lunga conversazione con una mia amica ed è uscita una cosa interessante.
In una delle nostre conversazioni sul mio abbigliamento, lei si ricorda in particolare di una risposta che secondo me ha travisato oppure non mi ero spiegata bene.
Lei ha capito: non mi interessa curare il mio abbigliamento a questo punto del percorso.
Quello che volevo dire era che non ho più bisogno di indossare abiti molto femminili per sentirmi una donna.
Inoltre, nella conversazione, ho anche capito che lei mi vede come una vera donna, anche quando lo ero fisicamente di meno. La stessa cosa accade a tutte le mie amiche cisgender.
Cosa bellissima ovviamente.

“Nel video che hai postato sei elegantissima.“
C’è da dire che è una foto scattata in studio da una fotografa professionista, sarei stata elegante con qualsiasi abito. Quella combinazione l’ho scelta per avere un’immagine professionale e elegante. Problema? L’ho indossato solo quattro volte in due anni. Occasioni mancate, temperatura non adatta, scomodo da indossare per tutta la giornata.
Secondo quasi tutte dovrei curare di più l’abbigliamento, ma ognuna ha idee divergenti sui colori e i tipi di vestiario. La maggior parte dice che essendo bionda devo indossare abiti chiari.
In realtà ci sono problemi tecnici che loro non vedono: nonostante è cambiato abbastanza ho un fisico maschile. Il corpo non è a forma di clessidra, ma è un tubo con davanti due tette piccole e la pancia che non vuole andare via. Le spalle sono ampie. Infine, sebbene ho il numero 41 di scarpe, limite per la misura di donna in Italia, la forma del mio piede è una via di mezzo e quindi non riesco mai a trovare delle scarpe che siano carine e comode.
Tra l’altro le ballerine e scarpe simili strette dietro, mi spaccano i talloni facendomi venire vesciche in pochi minuti.
Quando vado in giro per i negozi, e trovo qualcosa che mi piace, non c’è mai la taglia. Cosa normale, ma nel caso di donna trans la percentuale sale al 99%!
“Devi trovarti un tuo stile“
Ecco una cosa che non voglio, sono una donna e vorrei avere più stili in base alle situazioni.

Loro dicono che sto ben indossando anche solo qualcosa di semplice come un jeans, una maglietta e un giubbino.
Su questo tipo di abbigliamento, ho molti problemi e quello più importante è psicologico: dopo cinquant’anni, nell’indossare magliette e jeans e mi specchio, vedo Gerardo e la cosa non mi fa stare per niente bene.
Le magliette mi provocano un mancamento d’aria, tranne se c’è una piccola scollatura e colori rosa oppure fucsia.
Camicette? Non mi entrano e se la misura è abbastanza ampia per le mie spalle…ecco tornare Gerardo. Idem per giubbini che nel mio caso diventano giubbotti.
Riguardo ai colori, ho passato tutta la vita a indossare capi di colori marrone, beige, blu e neri. Anche questi mi ricordano troppo il mio passato maschile e ho bisogno di colore nella mia vita.
Solo recentemente sono riuscita a indossare qualcosa di colore beige e marrone. Nero sì, con pantaloni ampi, con il blu proprio non riesco.
Altro problema è quello di dove indossarli. Credo che l’abito debba essere adatto all’ambiente e occasioni.
Non ho una vita sociale serale nella zona dove abito che è la profonda campagna bergamasca. Se ci sono occasioni sono eventi in biblioteca oppure al cinema. Se c’è una cena, può essere solo con le vicine di casa oppure compagne di yoga e non ha importanza come sono vestita.
Quando organizzo qualcosa a Milano dopo il lavoro, ho anche problemi di orario nel rientrare con il treno (l’ultimo è alle 23:00) e ho paura della gente che incontro, quindi più neutra sono vestita e più mi sento sicura.
Inoltre sono in giro dalle sette della mattina e non ho modo di portarmi dei cambi e neppure una piccola pochette per truccarmi: ho uno zaino di cinque chili con dentro il computer, il pranzo, contenitori vari per frutta e merenda e yogurt, scialle leggero per l’aria condizionata del treno. Quindi devo essere “la donna pronta a tutto”, come ad esempio possibili ritardi ferroviari e questo va a discapito dell’eleganza o di qualcosa non così comodo da tenerlo per 14 ore.

Ultimamente sto provando a cercare di indossare qualcosa che mi valorizzi nella mia femminilità, ma spesso si scontra con la mia vita o le attività sportive.
“Quando eravamo al mercato a cercare nei vestiti d'occasione eri felice.”
Peccato che quei tre abiti trovati a fatica per le mie misure, rientrata a casa non li ho indossati quasi mai perché in paese non va bene indossarli e neppure a Milano.
Mi sono resa conto che è difficile spiegarlo alle mie amiche che mi vedono come donna ‘naturale’ e danno per scontato che non esistano tutte queste difficoltà e che rispondo alle loro domande e consigli con un sacco di ma e di obiezioni.
Da parte mia, sono più che felice dei risultati raggiunti (vai al primo post del blog e guarda come ero…), ovviamente mi piacerebbe essere più carina e continuerò a provarci anche se conosco i miei limiti fisici e da quelli non si sfugge.
Simplified Summary
Ho capito che non è l’abbigliamento a farmi sentire donna. Oggi mi sento tale anche con qualcosa di semplice, mentre le mie amiche mi vedono come una donna indipendentemente da ciò che indosso. Rimangono però tanti limiti pratici e psicologici: un fisico difficile da vestire, il ricordo del passato legato ad alcuni capi, la vita quotidiana tra lavoro, treni e sport, che impone soprattutto comodità. Continuo comunque a cercare abiti che valorizzino la mia femminilità, senza inseguire uno stile fisso, ma adattandolo alle diverse occasioni. Sono già felice del percorso fatto e, pur conoscendo i miei limiti, continuerò a sperimentare con curiosità.
Il giorno dopo la grande esperienza
Ultima mattina al monastero Sanbo-ji
Danzare un mantra
Laboratorio sugli oli essenziali e meditazione olfattiva
Secondo giorno, mattino, al monastero buddista
Arrivo al monastero buddista Sanbo-ji 