Oggi visita di controllo dal ginecologo al Niguarda. Avevo dato disponibilità a qualsiasi orario e nella mail era indicato l’appuntamento per le 13:00.
Sono arrivata con molto anticipo. In casa fa ancora troppo caldo, nonostante la pioggia di stanotte. L’idea era di fermarmi nella zona del bar e scrivere un po’.

Mezz’ora prima del mio appuntamento mi sono diretta all’ambulatorio numero due, per scoprire che il numero della mia prenotazione non esisteva nel computer.
Prima di partire mi era venuto il sospetto che qualcosa non fosse andato per il verso giusto. Non ho mai ricevuto una mail dalle colleghe del dottore.
Nella sua email chiedeva alle colleghe di predisporre l’appuntamento, ma forse non sono mai stata inserita nel sistema, anche se all’accettazione mi hanno fatto pagare.
Un’infermiera molto gentile mi ha detto che il dottore era nell’altro ambulatorio, il Blocco Sud, che dista circa un chilometro, e che sarebbe arrivato.
Dopo un’attesa di venti minuti all’accettazione mi è stato confermato che, dal loro lato, è tutto a posto.
Tornata dall’infermiera, mi ha detto che ha sentito il dottore e che sta arrivando, anche se è in ritardo.
Nel frattempo ho un calo di zuccheri e un leggero giramento di testa, nonostante alle 11:00 abbia preso cappuccino e brioche.
Non ho molta fame, ma è meglio che non mi sposti da qui, altrimenti rischio di non vedere il ginecologo.
Se non ho qualcosa da combattere, da risolvere… probabilmente non è nel mio destino avere le cose facili.
Finalmente il dottore è arrivato.
«Ciao carissima, ci davamo del tu, vero?»
Ha aperto la mia scheda al computer e mi ha chiesto se andava tutto bene.
Gli ho risposto che sì, tranne il fatto che, durante la dilatazione, gli ultimi due centimetri circa tendono ogni tanto a richiudersi.

Mi ha confermato la cosa quando ha inserito l’ecografo e mi ha consigliato di usare, ogni tanto, anche il dilatatore più piccolo, perché riesce ad arrivare fino in fondo. Quello grande, il numero cinque, nella parte centrale è molto più largo e quindi non arriva completamente in fondo. Da adesso dovrò quindi usare tre dilatatori per ogni sessione serale.
Mi ha chiesto se avessi già iniziato ad avere rapporti sessuali, ma purtroppo non ho un compagno.
Mentre controllava la mia scheda ha detto:
«Non mi rendo conto che hai 61 anni!»
«Tra un mese ne farò 62» gli ho risposto. E la cosa sembra più strana a me che agli altri.
Poi mi ha chiesto cosa stessi guardando mentre ero sul lettino per la visita.
Gli ho spiegato che non l’avevo ancora vista da quell’angolatura. Quando sono seduta sul letto non riesco a sporgermi abbastanza in avanti e mi è sempre sembrata un po’ strana da osservare. Forse proprio il fatto di non vederla abitualmente da quella prospettiva mi ha aiutata a sentirla davvero mia.

Quando ha inserito lo speculum, rispetto all’altra volta, ho percepito distintamente il momento in cui lo infilava. Poi l’ha tolto e ha inserito un dito.
«Fa male?»
«No. In realtà è l’opposto. È una sensazione di piacere.»
Mi ha detto che, a questo punto, non è più necessario fare un controllo ogni sei mesi. Posso tranquillamente passare a uno ogni nove o addirittura dodici mesi. L’importante sarà effettuare, a un anno dall’intervento, anche una visita della prostata. Mi ha dato il nome del medico del Niguarda a cui rivolgermi.
Infine abbiamo parlato del romanzo. Mi ha detto che lo stanno spingendo parecchio e gli ho lasciato un volantino come promemoria.
Ora che la visita è andata bene sono davvero felice.
E adesso è arrivato il momento di mangiare qualcosa… altrimenti svengo dalla fame!
Simplified Summary
La visita di controllo al Niguarda si è conclusa bene, anche se è iniziata con un po’ di confusione per un appuntamento che sembrava non esistere. Il ginecologo ha confermato che la guarigione procede molto bene e mi ha dato qualche consiglio per mantenere aperti gli ultimi centimetri del canale vaginale, riducendo anche la frequenza dei controlli. Abbiamo parlato con naturalezza di sensazioni, sessualità e dei prossimi controlli di routine, segno che ormai siamo nella fase della normale manutenzione. Prima di salutarci abbiamo chiacchierato anche del mio romanzo, che mi ha detto stanno promuovendo. Sono uscita serena, felice… e con una fame tremenda dopo tutta l’attesa.
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