Mentre ero in vacanza dai miei genitori a Comacchio, ogni tanto sistemo alcune cose elettroniche in casa. Quel giorno si trattava di capire come ricollegare il videoregistratore e il lettore DVD che mio papà aveva staccato per cambiare il televisore e non era più riuscito a collegare.
Esaminando l’incredibile strato di polvere che copriva i cavi, ho capito subito il perché. Non esiste più la presa SCART sui televisori moderni e gli adattatori, oltre a costare parecchio, offrirebbero una qualità d’immagine molto scarsa. Poi mia mamma non ha quasi più videocassette e probabilmente molte saranno anche smagnetizzate.
Così ho detto a mio papà che poteva tranquillamente portarli in discarica.
Lui mi ha risposto che magari un giorno potrebbero servire. Ho insistito e spero abbia capito che è una tecnologia ormai talmente vecchia da non avere più un reale utilizzo.
Poi ho collegato il lettore DVD alla TV e, dato che non si trova più il telecomando, sono riuscita a usarlo lo stesso: per fortuna questo modello ha i tre tasti indispensabili: accensione, apertura dello sportellino e play.
Ho chiesto a mia mamma di prendere un paio di DVD che aveva masterizzato. Tanti anni fa aveva riversato le vecchie videocassette su disco. Per fortuna che la mamma è sempre stata un pochino tecnologica (anni fa ho capito da dove arriva questa mia vena a saper fare di tutto).
Quando è partita la sigla, mi ha detto che era un video che avevo realizzato io tanti anni fa con le fotografie di famiglia. Sul momento non ricordavo assolutamente nulla, poi uno dei brani musicali in sottofondo mi ha fatto capire che sì, dovevo essere stata proprio io a montarlo.
Mentre scorrevano le fotografie, mi è arrivata un po’ di nostalgia del passato, soprattutto guardando quelle degli anni Sessanta e Settanta. Un bambino piccolo lasciava il posto ai nonni e a tanti altri parenti che ormai non ci sono più. C’erano anche momenti di quando mia mamma era molto giovane e, devo ammetterlo, davvero molto bella.

Poi sono arrivate le fotografie della fine degli anni Settanta e dell’inizio degli anni Ottanta. Qui è comparso quel tizio della mia vita precedente e la cosa mi ha urtata un pochino. Non mi riconosco proprio in quella persona. Vedevo un ragazzo magro, con uno sguardo triste, anche se all’epoca non me ne rendevo conto.
Purtroppo non erano tempi in cui fosse possibile iniziare un percorso di transizione. Chi ci provava spesso era costretta a prostituirsi per riuscire a comprare la terapia ormonale. C’era tantissima transfobia e l’immagine delle donne transgender era quasi esclusivamente associata alle prostitute brasiliane.
Così quel ragazzo dallo sguardo triste, di nome Gerardo, ha continuato a vivere una vita che non sentiva sua, cercando di adeguarsi alle aspettative della famiglia, degli amici e del mondo del lavoro.
Non tutti i ricordi di quell’epoca sono brutti, ma oggi non li sento più come se li avessi vissuti io. Adesso sono una donna profondamente diversa, anche se porto ancora con me molti dei suoi ricordi e soprattutto le abilità grafiche e tecnologiche che mi ha lasciato.
È stato un modo inatteso e molto particolare per riconnettermi con il mio passato.
Simplified Summary
Quello che doveva essere un semplice tentativo di ricollegare un vecchio lettore DVD si è trasformato in un viaggio nel passato. Rivedere le fotografie di famiglia mi ha fatto provare nostalgia per le persone che non ci sono più, ma anche un certo distacco verso il ragazzo che compariva nelle immagini. Non sento più che quella fosse davvero la mia vita, anche se porto ancora con me i suoi ricordi e le sue competenze. In fondo, è stato un modo inaspettato per fare pace con una parte della mia storia. Oggi quella storia appartiene a una donna che finalmente si riconosce allo specchio.
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