Ieri: il giorno prima di dare le dimissioni.
Sono stata tre giorni al mare dai miei genitori a Comacchio.
Rispetto alle altre volte, sono stati giorni intensi, sia per i problemi con la batteria dell’auto, che poi li ha avuti anche mio papà e, per fortuna, gli ho ordinato su Amazon un avviatore. Alla fine non l’ho usato sulla mia auto, ma sulla sua.
C’era poi l’attesa di ricevere il link per firmare la proposta di assunzione da parte della nuova azienda con cui lavorerò da ottobre.

Non mi sono sembrati solo tre giorni, ma molti di più.
Questo pomeriggio tardi sono rientrata a casa, abbastanza stanca per aver guidato in sorpasso continuo. L’autostrada A4 Milano Venezia è piena di camion in settimana. C’era poi il caldo.
Durante il viaggio il pensiero era, non appena arrivata a casa, di mollare alcune cose e andare in palestra con l’aria condizionata, ma poi, come previsto, sono crollata fisicamente.
Ho preparato lo zaino per domani, che lavoreremo in presenza e dovrò dare le dimissioni a voce, per poi farle seguire in serata compilando il modulo sul sito dell’INPS.
Ho acceso alcuni minuti il computer aziendale, giusto per vedere che non ci fosse il messaggio che domani avremmo lavorato in smart invece che in presenza.
Presenza, quindi meglio, così avviso in presenza.

Nonostante la stanchezza, rimanere in casa non riuscivo a respirare bene dal caldo. Nonostante siano le 20:30 di sera, ci sono 33 gradi. L’idea era di chiudermi in camera da letto con l’aria condizionata e guardare un film sul tablet, poi ho deciso di fare due passi, anche perché mi arrivavano pensieri negativi riguardo a domani. Pensieri inutili e comunque andrà come andrà. Uno dei due titolari ci rimarrà male, dopo sette anni che lavoriamo fianco a fianco, mentre l’altro, il commerciale, credo che non se la prenderà troppo, conoscendolo.
Fare due passi in paese, nonostante il caldo, e dettare queste note aiuta a mettere le cose nella giusta prospettiva: la vita sociale e privata, il lavoro.
In realtà, non ho mai staccato nemmeno per un giorno negli ultimi sei anni, perché ho programmato un e-commerce che è sempre attivo e quindi devo, ogni alcune ore, guardare se ci sono ordini da evadere bloccati dai sistemi antifrode che ho programmato. La porto avanti solo per un mio scrupolo personale.
Sarà un’ottima cosa nel nuovo lavoro. Quando sarà fuori dall’orario di ufficio, tranne alcune emergenze, avrò staccato la testa e potrò godermi la mia vita, le mie amiche, scrivere il blog, racconti e romanzi.
Domani eviterò di arrivare presto per fare colazione con il capo. Di solito offre lui e mi sento in imbarazzo a far finta di niente per poi dirglielo in ufficio. Avevo pensato anche di dirglielo al bar, ma non mi è sembrato il caso.
So che non dovrei farmi tutti questi scrupoli. Le aziende non ne hanno mai verso i dipendenti, ma io sono fatta così e preferisco stare tranquilla dentro, sapendo di aver fatto le cose in maniera rispettosa.
Nina Gigante “La gioia come visione, il Cuore come bussola. continuare a coltivare quello che cresce nelle crepe, anche quando non sappiamo se servirà a qualcosa, anzi forse proprio quando sospettiamo che probabilmente non servirà: anche questa è Medicina.”
Oggi:
Stamattina ho avvisato il capo, dopo aver fatto colazione insieme, una volta rientrati in ufficio.
Poche parole. Poi ci ha ragionato sopra e mi ha chiesto se potevo spostare la data finale, aggiungendo che, secondo lui, non sono stata molto corretta, dato che c’è di mezzo agosto e sarà difficile trovare un rimpiazzo e fargli l’affiancamento.
Con l’altro socio ho parlato al telefono e l’ha presa decisamente meglio.
Per il resto della mattinata sono rimasta turbata. Sono troppo sensibile e mi sono venuti anche un leggero mal di testa e qualche fitta al petto.
Legalmente ho fatto tutto come si deve, quindi devo cercare di restare tranquilla. E’ stato difficile lavorare in presenza oggi.
La cosa ironica è che la sto prendendo più male fisicamente che il mio capo…
Arrivata a casa, con 36 gradi fuori, ho compilato il modulo di dimissioni volontarie dal sito dell’INPS. E’ fatta.
Simplified Summary
Tre giorni a Comacchio che sono sembrati molti di più, tra problemi con le batterie delle auto, l’attesa della proposta di assunzione e il rientro sotto un caldo soffocante. Oggi ho comunicato le dimissioni: un socio l’ha presa con serenità, l’altro mi ha rimproverata per i tempi, lasciandomi addosso più amarezza di quanto mi aspettassi. Ho passato la mattinata con mal di testa, fitte al petto e tanti scrupoli, anche se so di aver fatto tutto nel modo corretto. Forse la cosa più curiosa è che, in questa storia, quella che la sta vivendo peggio sono proprio io.
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