Ho fatto colazione col capo e stavolta ho offerto io anche con la spremuta d’arancia. Abbiamo parlato un po’ di tutto, ma non del mio prossimo impiego, perché non mi sembrava il caso e lui non ha tirato fuori nulla.
Tornati in ufficio, gli ho fatto vedere quello che considero il mio ultimo regalo all’azienda: programmare e modificare delle app per computer usando l’intelligenza artificiale e, soprattutto, senza conoscere il linguaggio di programmazione utilizzato.
Abbiamo un programma che è stato sviluppato da programmatori russi sei anni fa e che da due anni non funziona più a causa degli aggiornamenti del sistema Mac senza avere nessuno che ci capisse qualcosa.
Un pochino di competenza alla realizzazione di app per Mac, ma non così tanta da mettere le mani sul tipo di programmazione che hanno usato. Venerdì scorso invece grazie alla A.I. sono riuscita a farlo ripartire e anche ad aggiornarlo rispetto alle altre versioni, come quella per Google Chrome che ha una programmazione differente.
Per un’oretta ne abbiamo modificato la grafica, il comportamento dei pulsanti e i colori, poi il capo ha installato il tutto sul suo computer con il mio aiuto.

Poi è arrivato il mio collega che mi sostituisce e gli ho trasferito la mail e le ultime cose presenti dal computer provvisorio a quello che ho usato negli ultimi tre anni e che ora è diventato suo.
In seguito ho salutato la collega della contabilità che viene ogni tanto e oggi è venuta apposta, ha detto che ha terminato il mio libro quest’estate, letto in due giorni perché era venuta a mancare la corrente in casa… e le è piaciuto molto.
Poi sono stata una mezz’oretta con il mio computer personale a correggere il nuovo romanzo di Nera Jones. A un certo punto però mi hanno chiamata e sono tornata in azione, ma ormai senza computer, solo per spiegare alcune cose come se fossi un supervisore.
Così siamo arrivati velocemente alle ore 13. Ho salutato i colleghi che mangiano in sede, c’è una cucina, mentre con gli altri siamo andati al ristorante.
È stato in quel momento dei saluti che ho iniziato a emozionarmi e quando poi siamo usciti dal ristorante con gli altri, mi è venuto il magone e un senso di commozione notevole. Anche adesso che sto dettando questo articolo ho le lacrime agli occhi.
Dopo sette anni trascorsi con loro la commozione ci sta tutta, io sono molto sensibile. Più tardi mi sono resa conto che stare con loro è coinciso con il mio percorso di affermazione di genere. Ho iniziato lavorando lì al maschile e dopo un anno e mezzo ho fatto coming out con accettazione totale da parte loro.
Non è stato un abbandono, ma una scelta di vita per portare tutta la mia esperienza in un’azienda che potrà sfruttarla e darmi nuovi stimoli, ma in maniera totalmente “al femminile”.
Mi sono anche resa conto che lascio andare l’ultima parte maschile del mio essere, quella legata a un lavoro tecnologico composto prevalentemente da uomini. Forse è proprio per questo che sento questa grande sensazione di liberazione e tranquillità dentro.
È arrivato il treno che mi riporta a casa e quindi inizia una nuova fase della mia vita.
Ho fatto un’ora e mezza di palestra, cercando di allontanare i pensieri e il magone. Alla fine ero stanca, ma uscita dalla palestra qualcosina c’era ancora, così sono andata a fare la spesa all’Esselunga.
Ora sto meglio.
Simplified Summary
Oggi ho chiuso sette anni di lavoro, lasciando come ultimo regalo all’azienda un programma che sono riuscita a recuperare e aggiornare grazie anche all’intelligenza artificiale. Ho salutato colleghi e persone che hanno accompagnato tutto il mio percorso di affermazione di genere. Gli abbracci e il pranzo insieme mi hanno fatto venire un magone che mi sono portata dietro anche sul treno e poi in palestra. Non sto abbandonando qualcosa, ho scelto di portare la mia esperienza altrove, dove potrò trovare nuovi stimoli e iniziare una nuova fase della mia vita. Forse sto lasciando andare anche l’ultima parte del mio passato maschile, quella legata al vecchio lavoro, ed è per questo che insieme alla commozione sento una grande sensazione di liberazione.
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