È venerdì ed è il mio ultimo giorno di lavoro nell’azienda dove ho lavorato negli ultimi sette anni, e che gestisce il sito bestshopping.com
Ultimo inteso come fine settimana. Il mio ultimo giorno vero sarà mercoledì mattina, quando toglierò i permessi di amministratrice dal mio account e consegnerò il computer. Andrò poi a pranzo con i colleghi e, a quel punto, avrò terminato questa mia esperienza lavorativa.
Lunedì 5 ottobre inizierà quella nuova. Nella mia testa sono già lì.
Questo mese ho fatto formazione al collega che mi sostituirà. Nel mese di agosto gli ho preparato circa quaranta documenti, con tanto di schermate e freccette che indicano dove cliccare, per aiutarlo in alcune delle cose che dovrà fare quando io non lavorerò più lì.
La formazione come programmatore è stata relativamente facile perché ormai stiamo programmando quasi esclusivamente con gli agenti di intelligenza artificiale che, dopo mesi di addestramento da parte mia e del capo, conoscono il nostro sito meglio di noi.
La parte critica era l’e-commerce che vende buoni spesa e ricariche. L’ho programmato io circa sette anni fa e metterci le mani è davvero complesso. Solo che le ultime modifiche, fatte da agosto a oggi, le ha realizzate l’intelligenza artificiale e di molte cose non ho idea di come siano state programmate. Ma funzionano e va bene così.

C’è un velo di tristezza in questa cosa. Qualcosa che ho creato andrà avanti letteralmente da solo e io non ne vedrò più l’evoluzione a livello tecnico. Mi era già successo nel lavoro precedente, dove, appena andata via, avevano dismesso tutte le parti informatiche che avevo creato negli anni e dato tutto in appalto ad aziende esterne, che avevano rifatto da capo il mio lavoro.
Negli ultimi due giorni ho completato e verificato un lavoro estremamente complesso per un altro e-commerce destinato a un’azienda partner. Vista la complessità, il capo mi ha chiesto di realizzarlo prima che me ne andassi, anche se il cliente approverà il progetto soltanto il prossimo anno.
Ho passato due giorni molto intensi a spiegare all’intelligenza artificiale che cosa volevo che facesse, a verificare tutti i passaggi e a controllare cose estremamente complesse. Finalmente, a metà mattina, ho terminato.
Il mio collega in questi giorni lavora da remoto per problemi familiari, quindi siamo collegati a voce e condividiamo lo schermo del computer. Alla fine è quasi la stessa cosa che spiegare tutto in presenza.
Poco prima della pausa pranzo mi sono resa conto che le cose che avevo da spiegargli gliele ho dette, i documenti li ho preparati e il lavoro che stavamo facendo insieme è terminato. Non ho più niente da chiedergli di fare. Nel pomeriggio sentirà il capo per vedere che cosa gli assegnerà.
Da parte mia ho ancora due giorni e mezzo di lavoro, che però sono soltanto sedici ore.
Ho questa sensazione dentro di aver terminato un buon lavoro e che adesso farò soltanto piccoli aggiustamenti. C’è anche una sensazione di libertà nel lasciare andare.

Non so se riuscirò a dimenticare in breve tempo tutte le procedure, i problemi, la verifica dell’e-commerce durante il weekend, il timore che una programmazione errata possa provocare danni commerciali.
Sto lasciando andare tutta una serie di responsabilità per poi prenderne altre nella nuova azienda e nuove procedure.
Non sono preoccupata, l’ho già fatto in passato, ogni volta che cambiavo datore di lavoro. Da una parte è liberatorio, dall’altra c’è sempre un pizzico di nostalgia.
Comunque, da una che ha scritto un romanzo intitolato “Il prezzo del cambiamento”, mi sembra che io stia pagando un piccolo prezzo per iniziare una nuova fase della mia vita.
Simplified Summary
Dopo sette anni sta per concludersi la mia esperienza lavorativa nell’azienda che gestisce Bestshopping.com e ormai il passaggio di consegne al collega che mi sostituirà è praticamente completato. Lascio documenti, procedure e soprattutto un e-commerce che ho costruito e visto evolvere, fino ad arrivare a essere programmato insieme agli agenti di intelligenza artificiale. C’è un velo di tristezza nel sapere che qualcosa che ho creato continuerà a vivere senza di me, ma anche una forte sensazione di libertà nel lasciare andare responsabilità che mi hanno accompagnata per anni. Tra pochi giorni entrerò in una nuova azienda, con nuove persone, procedure e altre responsabilità, e nella mia testa sono già lì. Del resto ho scritto un romanzo intitolato “Il prezzo del cambiamento”: questo pizzico di nostalgia è forse il prezzo da pagare per iniziare una nuova fase della mia vita.
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