Serata trascorsa all’associazione L’Ametista. Questa sera c’era un evento che mescolava Jung, la meditazione e il disegno a occhi chiusi.
“Incontro Filosofico-Esperienziale“
In dialogo con Anima,
Jung, i segni e l'ascolto interiore
A cura di Sarah Caruso, consulente filosofica pragma.
Perché partecipare?
- Staccare la spina e guardarsi dentro
- Scoprire Jung in modo semplice e pratico
- Imparare a leggere i “segni” quotidiani
- Fare un’esperienza reale, non solo teorica
- La bellezza della condivisione in gruppo
Dopo tanti anni passati a coprire le spalle e a indossare maglie e camicie, questa maggiore libertà nell’abbigliamento devo ancora farmela entrare in testa. C’è anche questa cosa che, vista di profilo, continuo a vedermi con le spalle enormi.
In sala c’era anche uno specchio e alcune volte ho guardato il mio riflesso. Lo specchio era posizionato dietro la signora che ha gestito l’evento. Questa sera avevo indossato un abito a righe che desideravo mettere dopo l’operazione, perché è molto stretto e, prima, con il rigonfiamento dei genitali non faceva un bell’effetto. Però questa sera la temperatura non era così calda e, con le spalle scoperte, avevo leggermente freddo. Non so perché, ma mi sono sentita abbastanza nuda.
L’introduzione è stata abbastanza lunga e molto interessante. Ho scoperto che lo psicologo aveva anche una vena artistica, anche se l’attribuzione dei suoi disegni avvenne solo dopo la sua morte, perché non voleva mescolare pubblicamente le due cose.
Ho anche scoperto che il mestiere del counselor ha tantissime sfumature diverse e mi chiedo come facciano a tirare avanti queste persone. Forse hanno più lavori.
Tra le cose che ha detto Sarah, ci sono quasi tutte le scelte che ho fatto sette anni fa, iniziando il coming out e il mio percorso: voler bene a se stessi, staccare il giudizio sugli altri e soprattutto su di sé, guardarsi dentro senza paura, incluse le parti più oscure, vivere invece di interpretare una parte.
L’altra cosa interessante che ha detto è stata che spesso, soprattutto in ambito lavorativo, smettiamo di guardare il nostro sé interiore perché dobbiamo fare un lavoro, dobbiamo essere produttivi, dobbiamo non deludere le aspettative. In effetti a volte provo questa sofferenza interiore quando lavoro al computer e mi sembra di uccidere la mia parte femminile, che in quei momenti non ha modo di esprimersi. È come se non avessi fatto la transizione.
Solo che non ci pensi mentre lavori, te ne accorgi dopo. Finalmente posso dare un’etichetta, o almeno una descrizione, a questo malessere che sento ogni tanto ancora dentro di me.
La parte pratica è stata mettersi in posizione del loto, rilassarsi, fare quasi una piccola meditazione con gli occhi socchiusi. Infine abbiamo chiuso gli occhi e disegnato sul foglio che avevamo davanti ciò che ci veniva spontaneo.
Non so perché, ma avevo deciso di usare due colori diversi, presi per caso, uno usando la mano sinistra e l’altro la mano destra.
Quando ho riaperto gli occhi, inizialmente erano solo una serie di segni, molto chiari, anche se credevo di aver premuto un po’ di più sul foglio.
Al centro c’era una specie di drago visto di profilo. Ho provato a girare il foglio nei vari lati e, visto da una certa angolazione, invece sembrava un paesaggio strano, che mi ricordava qualcosa.
Durante la condivisione ho raccontato questa cosa delle due mani e del drago, ma non ho detto nulla sulla parte intima. Solo tre persone in sala sanno del mio percorso di transizione di genere. Per tutte le altre sono una donna e sarebbe stato troppo complicato spiegare tutto quello che c’era dietro un semplice disegno e la mia vita negli ultimi sette anni.

Guardando meglio il disegno però, la parte realizzata con la mano sinistra era quella che sembrava essere la mia neo vagina, mentre quella disegnata con la mano destra era il drago. Non so quali simbologie si possano tirare fuori, ma quella che mi è venuta in mente è la mia dualità maschile e femminile che continua a coesistere anche dopo l’operazione di vaginoplastica.
Questa sera c’erano anche ben tre uomini e una dozzina di donne, tra cui due molto giovani. Una era più alta di me e mi sono sentita piccola, sebbene fossero solo pochi centimetri.
Al termine della serata ho anche venduto un romanzo a una mia amica che non vedevo da mesi, con tanto di dedica.
Tra l’altro, questa mattina, durante la camminata prima di andare al lavoro, ho incrociato un’altra signora che ha acquistato il libro. Era in auto e si è fermata apposta per dirmi che lo sta leggendo. Ha fatto anche un gesto curioso con le mani per indicare il fatto che la storia è raccontata da diversi punti di vista. Questa cosa sembra davvero piacere.
Simplified Summary
Serata intensa all’associazione L’Ametista, tra Jung, meditazione e un curioso esercizio di disegno a occhi chiusi. Molti dei temi emersi, dall’accettazione di sé al vivere in modo autentico, hanno risuonato con il percorso iniziato sette anni fa con il mio coming out. Dal disegno sono emerse immagini inattese, un drago e una forma che mi ha ricordato la mia neo vagina, facendomi riflettere sulla convivenza delle mie diverse parti interiori. Mi sono osservata allo specchio con un abito che anni fa non avrei mai indossato, rendendomi conto che alcune libertà conquistate devono ancora diventare naturali. A chiudere la giornata, due piccole soddisfazioni: una copia del romanzo venduta durante l’evento e un’altra lettrice che si è fermata per strada per raccontarmi quanto stia apprezzando la storia.
Il punto del percorso
Un’emozione che non c’è stata
Mi sono iscritta in palestra
Festa a tema antico egitto
Visita ginecologica di controllo
Cura dell’abbigliamento 