Questa sera ho tenuto una specie di lezione, presso la sala della biblioteca comunale del paese dove abito, un incontro sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per scrivere. Sono venute una dozzina di persone, quasi tutte che già conoscevo.

“Una serata per i primi approcci all'intelligenza artificiale, con qualche informazione di contesto e tanta interazione: non sono mancati nemmeno i momenti di divertimento , quando abbiamo scoperto cosa poteva fare l'IA sulle leggende e il folklore locali…“
Grazie alla relatrice Bianca Iula e al pubblico!
Dopo il lavoro in smart working, ho fatto subito la dilatazione serale e poi una doccia con la sistemazione dei capelli. Volevo essere più carina possibile, per questa mia prima uscita dopo tanto tempo. Ero indecisa su cosa indossare, combattuta tra la praticità, il freddo che avrei trovato in strada e alcune precauzioni che devo ancora tenere per la guarigione del post-operatorio. Alla fine ho optato per una maglia carina luccicante, dei pantaloni e soprattutto ho messo le mutande contenitive, che hanno fatto bene il loro lavoro.
Arrivata in biblioteca, Luana aveva già predisposto la sala. Ha sistemato il tavolino e il videoproiettore a cui ho collegato il mio computer. Abbiamo regolato le luci in modo che si vedesse la proiezione, ma non fossimo al buio. Ho iniziato a chiacchierare in attesa dei partecipanti.

Il programma della serata l’avevo immaginato nella mia testa, ma non avevo preparato nulla di scritto come riferimento. Conosco l’argomento molto bene e sapevo grosso modo ciò che volevo raccontare. Ho fatto una piccola introduzione storica su come si è arrivati ad avere ChatGPT tre anni fa e sulle aziende coinvolte, come Nvidia con le sue schede grafiche. Ho cercato di spiegare che cosa non è l’intelligenza artificiale e cosa c’è dietro che la fa funzionare.
Poi ho aperto il video trailer del mio romanzo di Nera Jones, volevo mostrare un’anteprima per vedere le reazioni (in attesa che Mursia ne confermi l’utilizzo). Abbiamo spento le luci e fatto la prima assoluta. Quando è finito c’era silenzio in sala. Non ho capito se perché erano impressionati o altro. Credo che sia stato l’impatto di vedere qualcosa che sembra un film di hollywood, ma conoscere la persona che le ha fatte (io).
Ho aperto ChatGPT, ingrandito l’area di scrittura e iniziato a fare esempi su come utilizzarlo al meglio e non in modo banale. Il pubblico ha risposto con osservazioni e domande. A metà serata ho chiesto loro qualche aneddoto o fatto storico di Pontirolo Nuovo. Il Giamba ha tirato fuori un paio di idee che aveva sentito da bambino e abbiamo provato a cercare riscontri storici. Non ne abbiamo trovati, quindi abbiamo creato brevi racconti su queste storie. Li abbiamo declinati con vari stili e quello divertente e ironico ha colpito più di tutti.
Infine gli ho fatto riscrivere l’ultimo racconto in bergamasco stretto, cosa che ha sconvolto tutti perché non sapevano che, oltre a tradurre, può anche fare queste cose con i dialetti (inclusa la voce).

La serata si è conclusa poco dopo le 22:00 e solo in quel momento ho notato che quando mi sedevo non sentivo dolori, stando in piedi nulla, e non avevo nemmeno messo gli occhiali da vista per leggere ciò che usciva sul computer (però lo schermo era ingrandito).
L’applauso finale e gli abbracci di saluto sono stati bellissimi, una piccola grande ricompensa della serata.
La cosa più bella è stata ritrovarmi nel mio ambiente naturale, quello della divulgazione e del racconto orale. Mi sono sentita viva, me stessa, e non saprei descrivere questa sensazione di pienezza e benessere.
Dopo tre mesi di stop da questo tipo di attività è stato meraviglioso riprendere. Mi ha fatto capire quanto sarà ancora più bello il resto del mio percorso di vita e di transizione. La guarigione è lontana due mesi, ma già tornare a fare alcune delle cose che mi piacciono, che mi intrigano, e soprattutto socializzare con le persone, ha aperto in me la consapevolezza di ciò che ho fatto, cose che finora non avevo realizzato appieno.
Mentre uscivamo dalla biblioteca ho raccontato un paio di episodi del mio stare a Madrid dopo l’operazione e mi sono resa conto che ormai è diventata una storia da raccontare, qualcosa di passato e non più un’esperienza ancora viva. Psicologicamente metabolizzare un cambio di genere sessuale è stato impegnativo, anche se desiderato da anni, è comunque difficile da interiorizzare del tutto e godere appieno ciò che ho realizzato.
Ancora due mesi per la guarigione, ho già fatto tanto e devo tenere duro ancora per un po’.
La famosa storia dei “Ta Tam” di Pontirolo e Boltiere
Tra Pontirolo e Boltiere la rivalità è antica come il campanile. Non vera cattiveria, eh, solo quella sana competizione da paese che fa bene al sangue e tiene allegri i bar. E poi c’è la storia leggendaria dei “Ta Tam”, che ancora oggi qualcuno racconta sottovoce per non fare brutta figura.
Si narra che, una domenica di tanti anni fa, un gruppo di uomini di Boltiere decise di dare una mano in chiesa. Dovevano sistemare una lampada, una cosa da nulla, serviva solo una scala. Presero la più lunga che avevano in oratorio, la infilano in chiesa trionfanti e via, lavoro svelto, tutti contenti.
Il problema è arrivato dopo.
Finito il lavoro, cercano di portare fuori la scala. La trascinano, la rigirano, la alzano, la abbassano. Niente. La porta era troppo stretta e la scala troppo lunga. I paesani cominciano a mormorare, il sagrestano si fa il segno della croce, le vecchiette in fondo alle panche scuotono la testa con quel sorrisetto che vuol dire “mamma mia…”.
Uno propone di segarla. “Ma sei matto? È la scala buona dell’oratorio!”
Un altro tenta di inclinarla. Risultato: colpo secco sulla colonna e bestemmie soffocate per rispetto alla casa del Signore.
Passa un’ora, e Pontirolo già ride. Perché si sa come vanno queste cose. Basta che uno esca sul sagrato e apra bocca: in dieci minuti la notizia fa il giro del paese vicino. E giù risate.
Alla fine, pare che siano stati costretti a rientrare la scala fin dentro la chiesa, girarla tutta facendo il periplo dell’altare e poi portarla fuori di piatto dalla sacrestia, tra lo sguardo basito del parroco e quello divertito di mezzo paese.
Da quel giorno, quando qualcuno faceva una sciocchezza, scappava il commento: “Ma chi te set, un Ta Tam de Boltiere o de Pontirole?”. Perché alla fine, in queste storie, ci si prende in giro tutti, senza distinzione.
E ancora oggi, se passi per la piazza, sentirai qualcuno raccontarla come se fosse successa ieri. Perché certe leggende non muoiono mai.
Simplified Summary
Ho tenuto una serata in biblioteca sul primo utilizzo dell’intelligenza artificiale per scrivere. Una dozzina di persone e molta curiosità, con momenti divertenti quando abbiamo trasformato leggende locali in racconti creati con l’IA. Ho mostrato anche il trailer del mio romanzo e il silenzio in sala mi ha fatto capire l’effetto che può fare vedere qualcosa di così professionale sapendo chi l’ha realizzato. Durante la dimostrazione con ChatGPT abbiamo giocato con stili diversi e persino con il bergamasco stretto, lasciando tutti a bocca aperta. La serata è stata un piccolo ritorno alla vita dopo mesi di guarigione, mi sono sentita di nuovo nel mio elemento. Gli abbracci finali mi hanno scaldato il cuore e mi hanno ricordato quanto amo divulgare. Uscendo ho capito che anche la mia esperienza a Madrid sta diventando un racconto del passato, segno che sto davvero andando avanti.
Il mio romanzo è il libreria!
Evento: Mi amo ancora (parte seconda)
Evento: Mi amo ancora (parte prima)
Iniziata la mia distribuzione dell’anteprima del romanzo di Nera Jones
Weekend a Comacchio
La mia amica è trans (cioé io). 