Mira “Ciao Bianca come stai? Ho visto che hai passato il weekend ai Lidi ferraresi e del concerto in spiaggia e del senso di solitudine che hai provato, mi dispiace molto!“
Capitano i momenti di solitudine, ma ora più che altro perché cozzano con i ricordi.
Mira “Mi riallaccio a ciò che dici… Forse perché vivi Gerardo (il ricordo di) come una presenza alternativa? Ovvero, dove c'è Bianca non c'è Gerardo, ma se ricompare Gerardo, scompare Bianca.“
Sono domande molto personali e non certo di cui parlare per email, te la lascio lì appesa come domanda nel vuoto
Due e-mail scambiate con un’amica e lettrice del blog (ciao Mira) e mi sono venute varie riflessioni su noi. Stamattina ero a fare gli esami del sangue, in vista della visita semestrale di controllo con la mia endocrinologa, e mentre attendevo il mio turno ho letto alcune e-mail. C’è un sito/app che si chiama Substack, frequentato da scrittori e lettori. Ogni giorno ci sono nuove cose da leggere e se ti abboni ai singoli blogger (quasi tutti sono gratis) ti inviano i testi via e-mail. In ospedale non prende internet, così è stato ideale leggerle off-line.
In due di queste e-mail ho trovato spunti interessanti per questo articolo e rispondere a Mira.

Il mio “problema” è quando sono da sola, oppure quando lavoro (programmatrice web, settore quasi esclusivamente maschile). In quei momenti è come se Bianca/Gerardo/me stessa non esistesse “come genere”. La mia psicologa l’ha chiamato effetto specchio: Bianca vive quando è con gli altri e riceve di ritorno la conferma del proprio essere.
Quando sono da sola non c’è l’esigenza di questa conferma, ma rimango comunque l’essere che sono sempre stata con un caos di pensieri dentro la testa.
“Bisogna avere in sè il caos per partorire una stella danzante“
(Nietzsche)
Prima di fare coming-out avevo visto un video di una ragazza trans americana, appena entrata all’università, che diceva che fuori cambia tutto, ma dentro sei sempre te stessa. In effetti le mie qualità femminili ci sono sempre state, unite a quelle maschili inserite dall’educazione e dal frequentare la società come maschio.
Il difficile, dopo il coming-out, è stato accettare e tenere quelle maschili che mi sono utili e dimenticare quelle inutili e dannose. Ad esempio non vorrei abbandonare il pragmatismo per arrivare a una soluzione/riassunto di qualcosa. Ho un’amica che impiega venti minuti per spiegarmi qualcosa che può essere riassunta in un minuto di parole, gira intorno ad ogni problema e perde il sentiero della soluzione.
Nei primi mesi dopo aver fatto il coming-out, avevo uno switch/scambio tra Gerardo e Bianca a seconda se andavo al lavoro, andavo al corso di teatro.
“Molte persone perdono il momento presente aspettando di essere felici in futuro“
(Eckhart Tolle)
Quando sono da sola, che non è sentirsi sola, anche se sono all’aperto (come nel concerto citato), è come se la parte interna uscisse fuori (chiamiamola Gerardo) e forse anche i miei lineamenti mutano e non sono solari e femminili come quando sono con altri.
Non dura molto, non mi fa più stare male dentro, ma comunque c’è ed esce fuori. Chissà se, dopo che sarò operata, cambierà questa gestione interna.
Mi dicono che cambia tutto, ma nessuna è riuscita a spiegarlo. Forse è così personale che non si riesce a comunicarlo.

“Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta.”
Gabriel García Márquez
Come persone transgender, abbiamo avuto una vita segreta per troppo tempo. Questa vita segreta era la nostra vera essenza e quando finalmente abbiamo il coraggio di rivelarci per come siamo, queste tre vite si fondono. Non è facile accettare e tenere parti di se stessi della vita pubblica (che era un finzione per conformarci alla società), di quella privata (una finzione con parenti e amici per adeguarci ).
Alessio Fattorini “Ogni scelta è legata alle successive da sottili fili invisibili che le uniscono.“
E anche se adesso la vita ti sembra un grande caos, un giorno quei fili e quelle scelte diventeranno così evidenti che sarai finalmente in grado di collegare i tuoi puntini luminosi.
Per ammirare finalmente la meravigliosa costellazione che sei.
Quando il caos di un percorso di affermazione di genere, inizia ad avere un senso e riscriviamo la vita pubblica (ora sono una donna), la vita privata (sempre una donna) e non c’è più quella segreta: c’è la rinascita.
Giulia Dovico “C’è un momento, nella vita delle farfalle, in cui non sono più bruco ma non sono ancora niente di riconoscibile. È il tempo della crisalide: un tempo muto, fermo, apparentemente inattivo.”
Da fuori sembra che non stia succedendo nulla, ma dentro si compie una trasformazione radicale.
Commentando su un gruppo Facebook, non ricordo l’argomento, ma una mi ha risposto: “Siamo donne, non siamo trans“.
Penso invece che, come mi ha detto un’amica proprio all’inizio, “Saremo sempre trans e non è una cosa negativa.", una volta accettata se stessa, le qualità dei generi unita in un solo essere è qualcosa che va oltre la somma delle parti.
A volte mi chiedono che cosa ne pensa la mia parte maschile, su un argomento che riguarda gli uomini, ma non ho delle risposte: dentro la testa non lo sono mai stata, posso fornire solo suggestioni basate sull’esperienza nel frequentare amici maschili per anni.
Quindi qual’è la risposta?
Non ne ho una, siamo degli esseri complessi (e incasinati), l’importante è cercare di essere se stessi sempre e comunque e cercare di non farsi condizionare dalla società e dagli altri che non conosci.
Alessio Fattorini “…per farlo devi iniziare a capire prima di tutto chi vuoi vicino a te. Dicendo di no a tutte quelle persone che ti vorrebbero diversa e non accettano il tuo continuo cambiamento. No a chi ti fa sentire in colpa e disprezza il tuo essere unica.”
No a quelle persone che ti succhiano l'energia senza mai farti sorridere il cuore. No a chi non è in grado di arricchirti, calpesta i tuoi sogni, e vorrebbe allontanarti dalla strada che hai intrapreso.
Ma chi lo dice che un tempo sia giusto o sbagliato?
Sbagliato rispetto a cosa? Errato rispetto a chi? Ai nostri programmi?
Al business plan della nostra vita?
Come disse Mike Tyson: tutti hanno piano, finché non ricevono un pugno in faccia.
Simplified Summary
n questo post parlo di solitudine, identità e di come certi momenti facciano riaffiorare il passato. Rifletto sul concetto di “effetto specchio” e su quanto la mia identità si definisca (o meno) quando sono sola. Condivido pensieri nati da uno scambio con un’amica e da letture fatte mentre attendevo una visita endocrinologica. Racconto come vivo oggi la mia femminilità anche nei contesti lavorativi, e come la parte “maschile” della mia storia sia ancora presente, ma in modi diversi. C’è anche una riflessione su cosa cambia davvero dopo l’intervento, e sul perché essere trans non significa essere “meno donne”. Un post onesto, pieno di domande aperte, ma anche con tanta voglia di vivere me stessa in modo autentico.
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