Ieri sera sono andata in un teatro a “Villaggio Crespi” dove c’è stata una rappresentazione di un’operetta lirica nel 1700. La particolarità è che è stata realizzata dal lavoro di alcune associazioni dove hanno realizzato i costumi di scena usando materiale di recupero cuciti da donne che non sono sarte, i cantanti arrivano da un laboratorio di canto lirico. Un debutto per tutti. Poi era anche gratis.

Sono arrivata in anticipo e già non c’era quasi più parcheggio, poi ho capito che le auto di quelli che andavano nei ristoranti.
Infatti all’interno del teatro c’erano solo otto persone e man mano sono arrivati un po’ tutti. Ho incontrato di nuovo alcune delle donne del laboratorio “Essere Donna” dell’associazione Mariposa, ed è stato bello rivederle e parlare un po’ con loro, aggiornarsi delle novità.

Lo spettacolo ha avuto un successo di pubblico inatteso e non c’erano posti a sedere per tutti, ma qualcuno dell’organizzazione ha avuto l’idea di chiedere al prete della chiesa a fianco un po’ di sedie.
L’operetta è stata bella da vedere e sentire, i cantanti, oltre a cantare bene per le mie competenze nulle a riguardo, avevano un’ottima mimica e gestualità teatrale dando spessore alla storia. Tranne la prima della scala che ha i sottotitoli, in genere non mi piace vedere questi spettacoli perché non si capisce il testo di cosa cantano, ma in questo caso essendo un’opera in un italiano volgare, tranne alcuni gorgheggi si capiva tutto. Inoltre c’erano due attori che fungevano anche da narratori tra alcune scene, aiutando a capire meglio quello che sarebbe successo.

In un paio di brani dove si capiva meno il testo cantato, mi sono distratta e ho avuto una piccola riflessione guardandomi i sandali e i piedi con le unghie rosse. Meraviglia adesso normale. “Sono una donna come le altre e mi trovo in una sala piena di persone che mi vedono come tale, sono un po’ alta”. Come donna transgender ho ancora qualche pensiero e cose da risolvere, soprattutto psicologicamente, ma questa normalità di essere me stessa e indossare in pubblico i simboli della femminilità mi ha fatto sentire bene dentro e una carica del tipo “ci sto riuscendo, sembrava impossibile.”.

Altra cosa curiosa è stato che uno dei personaggi dell’opera che era interpretato da una donna e infatti uno dei narratori all’inizio ha usato il nome al femminile del personaggio per correggersi subito. Entrata in scena si intuiva che era una donna per via dei dei meravigliosi capelli acconciati alla maniera dei secoli scorsi, un filo di rossetto e portava un orecchino. Però mi ha lasciato il dubbio, finché non ha cantato con una bellissima voce bassa, non so se anche al femminile si dice soprano, ma era una voce molto maschile. È stata lei la vera sorpresa dal mio punto di vista. L’altro pensiero è che una donna che interpreta un uomo è accettata da tutti, mentre un uomo in abiti femminili, anche in teatro, e visto in maniera diversa e giudicante negativamente oppure come cosa buffa.
Terminato lo spettacolo siamo usciti a respirare, dentro faceva davvero caldo, ma fuori c’era un’aria gelida e io indossavo un vestitino senza maniche. Così ho salutato in fretta non tutte perché c’era una marea di gente che usciva e sono rientrata a casa abbastanza stanca della giornata.
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