Settimana lavorativa intensa, abbiamo fatto tre giorni in presenza con sveglia alle 6:20 del mattino, per poter essere alle otto a Milano Lambrate e fare colazione col mio capo, offre lui.
È bel un momento informale dove ci scambiamo informazioni su novità tecnologiche, ma anche parliamo anche di noi.
Inoltre si scambiano due battute con il barista con delle assurdità tipo: il cappuccio con le cozze, la brioche con i cavoletti.
Stancante perché sto facendo la formazione al collega che mi sostituirà. Anche se è un programmatore, in azienda non stiamo quasi più programmando manualmente, ma dando comandi agli agenti di intelligenza artificiale che poi eseguono.
Mi sfibra mentalmente la cosa di ragionare sul problema, spiegarglielo ed eventualmente dirgli cosa deve scrivere in chat alla A.I., poi aspettiamo che venga eseguito il tutto, controlliamo il risultato della pagina web e quindi gli chiediamo di fare le modifiche.
Anche se facciamo numerose pause, questa metodologia che si chiama vibe coding è sfibrante.
Questa mattina, che lavoro da casa, potrei svegliarmi almeno un’ora dopo, ma mi sono svegliata lo stesso alle 6:30, sono riuscita a fatica a tirare fino alle 7:15 e mi sono alzata.
Inizio alle ore 9:00, ma ho sempre preferito darmi una routine e non lasciarmi andare come fa altra gente che si sveglia in pigiama e inizia a lavorare da casa.
Nel dormiveglia ho cercato quali ricordi importanti ho in questa azienda e dei colleghi.
Più che altro sono ricordi abbinati al mio percorso di transizione, l’ho iniziato 18 mesi dopo che lavoravo lì e i colleghi hanno seguito il mio cambiamento fisico e mentale. (apri articolo).
All’inizio lavoravamo all’interno di un coworking a nord di Milano, anche se ero al maschile è stato un bel periodo perché era un modo nuovo per me di lavorare. A pranzo uscivamo tutti i giorni andando in varie trattorie della zona, spendendo 7€ che era la metà di quello che costa adesso mangiare a Milano. C’era molta socialità, cosa di cui ho sempre avuto bisogno, ma non sapevo ancora quanto.
Ricordo che, al termine della giornata lavorativa, mi cambiavo nel bagno vicino all’uscita e, diventata donna, andavo ai corsi di teatro, drag queen e lezioni di Pilates.
Una volta mi sono cambiata dentro un fast food, esperienza terribile! (Apri articolo del blog).
Era un segreto, ma c’erano paura ed eccitazione allo stesso tempo nel riuscire a fare queste uscite “en femme.”
Ora che il mio percorso di transizione è quasi concluso, c’è la normalità che ho sempre desiderato, ma manca quel pizzico di dubbi e di piccole paure.

Il lavoro è cambiato parecchio negli ultimi sette anni, si è passati da una programmazione totalmente umana e lenta, all’utilizzare strumenti che la facilitavano, per poi arrivare all’intelligenza artificiale che ogni pochi mesi, cambiava le carte in tavola, rendendo sempre tutto più rapido, più preciso e, in realtà, facendomi lavorare di più.
Con questa velocità di aggiornamenti, presto anche la figura del programmatore senior andrà a sparire, che è uno dei tanti motivi per il cambio di impiego e tipologia di lavoro. Uno dove contano ancora gli esseri umani, i contatti e le comunicazioni.
Altri momenti che ricordo con i colleghi sono i pranzi natalizi (apri articolo dell’ultimo), dato che abitiamo tutti fuori Milano si era esclusa la cena perché si fa troppo tardi. Essendo un’azienda di piccole dimensioni, i titolari avevano scelto di andare ogni anno in un diverso ristorante stellato. È sempre stata una giornata interessante, con grandi chiacchiere, battute umoristiche e la possibilità di assaggiare piatti e vini che normalmente non ci saremmo potuti permettere noi dipendenti.
La parte meno bella che ricordo, è stata durante e dopo il lockdown. L’azienda lo ha iniziato addirittura due settimane prima di quello ufficiale e il lavoro remoto l’abbiamo fatto per quasi tre anni, vedendoci occasionalmente un paio di volte l’anno.
Ricordo soprattutto la prima volta, quando mi sono mostrata al femminile ai colleghi. Guardando le fotografie che ho scattato, non ero molto femminile, con la parrucca e un pochino di alone di barba coperto malamente da un fondotinta pesante. Però l’accettazione è stata totale e quel giorno è stato tutto molto bello e forse l’inizio di una libertà di pensiero e di essere.
Alcuni ricordi riguardano i contatti con fornitori e clienti a cui non era stato detto che io ero la stessa persona dei colloqui precedenti. La cosa sconvolgente è che ero meno credibile in quello che raccontavo, dal loro punto di vista, in quanto donna che lavora nella tecnologia.
Il ritorno in presenza all’interno di alcuni coworking, spesso in luoghi diversi di Milano ogni mese, a volte difficili da raggiungere, è stato una piccola rinascita e quei giorni non mi sembrava di lavorare, nonostante dovessi alzarmi prestissimo e tornare tardi la sera. Poi ci siamo assestati con due giorni a settimana in zona Lambrate, che per me è stata comodissima da raggiungere.
In azienda c’è sempre stata una donna di nome Chiara, che si occupa dell’assistenza ai clienti e altre cose. Negli anni mi sono aggiunta io e altre due, che però sono state licenziate per vari motivi inerenti all’assetto aziendale. È bello lavorare con delle colleghe, anche nel mio lavoro precedente mi sono sentita sempre più a mio agio con loro, tranne con le venditrici.
Quindi adesso Chiara tornerà a essere l’unica donna dell’azienda. Ciao Chiara, ti voglio bene e un abbraccio. Lei legge il blog.
Ancora 20 giorni prima di passare nella nuova azienda, con nuovi colleghi e nuovi compiti da imparare, un’altra nuova rinascita delle mie tante che ho fatto negli ultimi sette anni.
Simplified Summary
Mancano pochi giorni alla fine di sette anni di lavoro e, mentre formo il collega che mi sostituirà, comincio inevitabilmente a fare qualche bilancio. Sono stati anni in cui è cambiato completamente il mio lavoro, dalla programmazione tradizionale al vibe coding con l’intelligenza artificiale, ma soprattutto sono cambiata io. Molti dei ricordi più importanti sono legati alla mia transizione, dalle prime uscite di nascosto dopo il lavoro fino al giorno in cui mi sono presentata ai colleghi come Bianca. Ci sono stati coworking, lockdown, pranzi stellati, colleghi, clienti, risate e anche la scoperta che una donna nella tecnologia, a volte, viene considerata meno credibile. Tra venti giorni inizierò un nuovo lavoro, con nuovi colleghi e nuove cose da imparare: un’altra rinascita, una delle tante degli ultimi sette anni.
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