Oggi il pranzo aziendale in un ristorante stellato in centro a Milano: Horto. Ha due stelle Michelin, di cui una green perché utilizza materie prime entro un’ora da Milano, tranne il caffè.
Sveglia alle sei del mattino per fare la dilatazione vaginale, poi ho avuto venti minuti per decidere cosa indossare, truccarmi e uscire.
La mattina di lavoro si è conclusa dopo due ore e mezza, alle ore 11:00, quando abbiamo fatto un quiz aziendale, quasi tutti nella stessa stanza e un paio di colleghi da remoto. E’ stato divertente, grazie anche ad alcuni colleghi che sono molto gioviali.
A mezzogiorno ci siamo diretti con la metropolitana in Piazza Duomo. Abbiamo fatto una breve camminata perché era troppo presto e finalmente siamo andati all’ultimo piano di questo palazzo, entrando nel ristorante, molto elegante.
Abbiamo depositato zaini e cappotti e siamo andati al nostro tavolo. Purtroppo la vista dello skyline è su altri palazzi e non è molto bella, di lato si vede solo un pezzettino della guglia del Duomo.

A turno i miei colleghi sono andati in bagno e, sebbene non avessi necessità, mi sono resa conto che era la mia prima volta in cui potevo andare in un bagno di un ristorante di lusso, così ci sono andata anch’io. Una volta entrata mi sono resa conto che le salviettine umidificate erano rimaste nello zaino. La mia neo gine è guarita abbastanza da poter usare anche la carta igienica per asciugarmi, lo facevo per evitare infezioni batteriche, però per almeno un mese è meglio continuare a prendere precauzioni. Per fortuna sto imparando a fare il getto diretto e a non bagnarmi tutta, e oggi è andata così. Ho quindi asciugato il minimo indispensabile per non bagnare la mutanda a guaina contenitiva. Esperienza interessante e nuova.
Mi sono accomodata su una sedia alla fine del tavolo, con un po’ di difficoltà, ma riuscivo a stare seduta senza usare la ciambella che era rimasta nello zaino, ed era da gonfiare. Il cameriere mi ha vista un po’ preoccupata e una cameriera è venuta con una copertina piegata per farmi sedere meglio, ma l’ho rassicurata dicendo che mi sono operata, che devo stare seduta un po’ in punta e di non preoccuparsi se ogni tanto mi fossi alzata in piedi.
Cosa che ho fatto tre volte durante le tre ore di pranzo.

In questi ristoranti ti portano piatti molto elaborati, che richiedono un sacco di tempo di preparazione, ma le quantità sono minime. È molto importante l’assaggio dei sapori che ti arrivano, specie se mangi più ingredienti insieme oppure seguendo una sequenza. Come in altri ristoranti stellati, anche qui è stata una goduria per il palato. Normalmente non senti sapori diversi che si combinano così bene tra loro e soprattutto che si abbinano ai vini. Ad ogni portata c’era un vino diverso e, sebbene ne bevessi solo due dita alla volta, a fine giornata devo aver bevuto quattro bicchieri di vini vari.
Mentre si mangiava si commentavano le portate, i miei colleghi sparavano stupidate e anch’io ho dato il mio contributo. In certi momenti ridevo talmente tanto da avere le lacrime agli occhi, cosa che non mi succedeva da tantissimo tempo.
Dopo aver tenuto duro per non farmi trascinare nelle cadute di umore post operatorie, finalmente sto lasciando andare le emozioni e mi sembra che siano leggermente più intense. Forse anche il palato è cambiato. A parte la bravura dello chef, mi è sembrato di sentire molto di più i gusti e gli aromi. Forse anche solo i profumi con il naso. Dovrò indagare anche su questi cambiamenti positivi.
L’altra cosa bella è che il mio cervello, ogni volta che sono insieme ad altre donne oppure in qualche modo rientro nella categoria, mi ripete mentalmente che adesso è tutto vero. Non che prima dell’operazione non lo fosse, però era come sentirsi donna e cercare di esserlo. Adesso è qualcosa che non devo dimostrare a nessuno.

È stata una bella giornata, con tanta socialità, scoperte di sapori e lo stare in un luogo e in un locale normalmente al di là dell’abitudinario. Dopo due mesi di solitudine mi ci voleva davvero.
Ovviamente c’è stato il tracollo. Terminato il pranzo siamo tornati in Piazza Duomo, dove ci siamo salutati e ognuno ha preso la metropolitana in direzioni diverse. Mi sono diretta a prendere il treno e lì la stanchezza ha avuto il sopravvento. Peccato che non potessi stare seduta a lungo. Ho fatto metà del viaggio seduta sulla punta della sedia e metà del viaggio in piedi, appoggiata alla parete, con un sonno pazzesco.
Arrivata a casa mi sono tolta tutto e mi sono distesa sul letto, dove ho dormito un’ora. Una volta risvegliata non avevo per nulla fame, così ho saltato la cena. Alle ore 21:30 ero già nel mondo dei sogni.
Comunque sia, ci voleva questa giornata, che mi ha riportata un pochino nel mio mondo di socialità.
Simplified Summary
Pranzo aziendale da Horto, ristorante stellato in centro a Milano, dopo una mattinata di lavoro iniziata all’alba con la dilatazione e conclusa con un quiz divertente. Arrivati in Duomo, atmosfera elegante, vista così così ma esperienza nuova e simbolica, compresa la mia prima volta in un bagno di un ristorante di lusso. Seduta con qualche difficoltà, senza ciambella, aiutata con discrezione dal personale e con la libertà di alzarmi quando serviva. Cucina stellata, piatti piccoli ma intensi, sapori che si intrecciano e vini abbinati, con un palato che mi è sembrato più sensibile del solito. Risate vere con i colleghi, fino alle lacrime, una leggerezza che non provavo da tempo. Emozioni più libere e più forti, e la sensazione profonda che ora non devo dimostrare nulla a nessuno, è tutto semplicemente reale. Stanchezza finale devastante, viaggio di ritorno a metà in piedi, crollo a casa, ma una giornata di socialità che mi serviva davvero.
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