Nel laboratorio sul mondo delle api è stata una sessione molto divertente, che ha contribuito anche a farci conoscere meglio tra di noi. Dopo un’introduzione che mi ha insegnato tantissime cose (soprattutto che quando si dice che le api stanno morendo molto spesso è anche perché gli allevamenti vengono collocati vicino a zone dove si coltiva usando pesticidi e altre sostanze), è stato interessante conoscere la loro struttura sociale, come si riproducono e perché si comportano in determinati modi.
Paola Yuko (qui tutti hanno anche un nome giapponese), l’insegnante, ci ha anche posto tre domande alle quali abbiamo risposto subito per iscritto, per poi condividerle durante la sessione pomeridiana. Erano domande relative ai paragoni tra la vita sociale delle api e quella degli esseri umani. Sono emerse cose molto interessanti.
In particolare da Leone, un ragazzino di undici anni che adora insetti e animali, ha detto che le api sono molto democratiche perché la regina non ha tutto il potere ma, se decidono di farla fuori per motivi di salvezza dell’alveare, lo fanno come decisione della comunità.

Ecco le domande e le mie risposte.
«Cosa ci portiamo nella vita della forma della pancia della mamma, quando eravamo in gestazione? Ha un’importanza particolare nel nostro sviluppo e nella vita.»
Risposte.
- Assegniamo il tondo al bello, mentre rette e spigoli al male, specialmente le punte.
- Il sole equivale alla vita ed è un cerchio. La luna a spicchi ci porta al buio e agli animali pericolosi, quindi a qualcosa di inquietante.
- Poi ci sono i gatti, che non hanno gli occhi tondi e hanno un aspetto inquietante, come tanti altri animali. In generale preferiamo gli animali che hanno pupille rotonde.»
«Il fuco è il maschio delle api. Il suo scopo nella vita è crescere e fecondare la regina. Che ruolo ha il maschio nella specie umana?»
- La società matriarcale è sparita dalla storia qualche millennio fa, probabilmente a causa della violenza e del testosterone troppo alto negli uomini, oppure semplicemente perché non ha più funzionato.
- La società protegge la specie e non i singoli. Da noi, rispetto alle api, ci sono i simboli e le famiglie che ci proteggono, mentre l’alveare è tutta un’unica famiglia.
- L’umanità, però, fa invasioni per procurarsi risorse, quindi noi siamo molto più predatori. Le api, invece, attaccano un altro alveare solo se ce n’è uno vicino e, per qualche motivo, capiscono che non è adeguatamente protetto.»
«La vista delle api permette loro di vedere soprattutto le frequenze ultraviolette. Sono attratte dai fiori che riflettono queste frequenze e per loro rappresentano qualcosa di irresistibile. Loro vedono il mondo in maniera diversa. Rispetto a noi, che cosa mi viene da pensare?»
- Noi vediamo soltanto una parte della realtà attraverso i nostri cinque sensi. Però abbiamo usato questi sensi per dominare l’ambiente e poi, grazie alla scienza, siamo riusciti a comprendere i loro limiti e ad andare oltre. In un certo senso, oggi riusciamo a vedere anche l’ultravioletto e altre frequenze che i nostri occhi non possono percepire direttamente.
- Mi sono domandata spesso a che cosa servano i colori che vediamo noi esseri umani, dato che abbiamo dei recettori che ci permettono di costruire le immagini colorate così come le percepiamo. Quindi, perché vediamo proprio questa parte della luce?
Ognuno dei partecipanti ha dato risposte diverse, tutte interessanti.

Non mi è venuta in mente nessuna analogia rispetto a noi persone transgender, cioè le api non mutano sesso come altre specie. La loro vita è univoca per il ruolo che devono compiere per il bene dell’alverare.

Dopo pranzo mi ero messa a letto per fare una dilatazione vaginale. Mi sono portata solo il bastoncino piccolo per la profondità di 15 centimetri. C’è stata qualche occhiata da parte delle altre, ma nulla di particolare. Poi sono andata in doccia per sciacquare la farfallina e una donna che aveva appena terminato voleva togliere shampoo e quant’altro aveva lasciato lì. Le ho detto che, per un problema postoperatorio, dovevo sciacquarmi là sotto. Ho preferito non spiegare oltre, non serviva.
Avrei potuto saltare per tre giorni, ma ho preferito non rischiare.

Nella sessione del pomeriggio, sempre con Paola Yuko, abbiamo iniziato a preparare dei piccoli panetti di burro e cera per uso cosmetico detti “burrini”.
Io mi sono offerta volontaria per affettare la cera, operazione che si è rivelata molto più complicata del previsto perché era durissima. Inoltre avevamo deciso che, anziché farne dieci, ne avremmo fatti una ventina. Alla fine erano cinquanta e la cera messa a bagnomaria non si scioglieva.
Quindi ci siamo inventate un fornello da campo con una pentola sopra e un padellino. Tre persone impegnate nell’operazione: Luca teneva ferma la pentola perché non si ribaltasse, Yuko teneva il padellino a bagnomaria e io mescolavo molto lentamente, perché altrimenti la cera si sarebbe solidificata in superficie.
Dopo un’ora di attesa, equilibrio e zen… finalmente si è sciolto tutto (inclusi aromi e quant’altro) e l’abbiamo versato negli stampi, giusto quattro minuti prima che cominciasse la cena. Dato che qui si fa tutto insieme, avevamo chiesto se fosse possibile ritardarla di un quarto d’ora. Per fortuna non abbiamo dovuto creare disagio a tutti.
C’è stata poi una presentazione informale di un libro da parte di Vito Mancuso, teologo, insegnante di diverse discipline e autore di libri e saggi. È la terza volta che viene qui al tempio e ormai è di casa. L’incontro è stato piuttosto informale ed è durato oltre due ore, comprese le domande finali, che sono state molto interessanti. Lui è bravissimo a raccontare inserendo aneddoti, commenti, opinioni e fatti storici. Un po’ come faccio nei miei eventi nel settore transgender, quindi ho capito che davvero me la cavo.
Sembrava quasi fuori luogo che fosse proprio qui a parlare di un libro intitolato “Gesù e Cristo”, che analizza il personaggio storico e quello religioso, mettendo in evidenza le molte incongruenze tra i due e come quest’ultimo sia stato costruito anche in funzione della religione che si è sviluppata successivamente.
La sera abbiamo visto un film. Qui hanno montato uno schermo abbastanza grande e il titolo era “Ferro 3”, che è il numero di una mazza da golf e ha una parte importante nel racconto. Film coreano, quindi non devi chiedere spiegazioni e significati della trama, giusto godersi il racconto. Molto strano, ma interessante.
Pensierino trans della giornata. Per tre volte hanno usato con me un pronome maschile e, guardandomi nelle fotografie, mi sono resa conto che proprio il taglio di capelli che mi hanno fatto non va bene. Non stanno a posto e mi danno un aspetto troppo maschile.
Cerco di non farci caso, ma non è per niente facile.
Novella “Sono contenta per te perché questa esperienza è davvero unica e ti rimarrà. “
Simplified Summary
Il laboratorio sul mondo delle api è stato divertente e molto più interessante di quanto immaginassi, oltre ad averci permesso di conoscerci meglio. Abbiamo scoperto come funziona la loro società, come si riproducono e quanto il loro mondo sia diverso dal nostro. Tre domande ci hanno poi portato a confrontare api ed esseri umani, parlando di forme, organizzazione sociale e percezione della realtà. Sono emerse riflessioni curiose, compresa quella di Leone, undici anni, sulla sorprendente democrazia dell’alveare. Alla fine, forse abbiamo parlato delle api per capire qualcosa in più anche di noi.
Laboratorio sugli oli essenziali e meditazione olfattiva
Sanbo-ji e Nera Jones nella libreria del monastero
Secondo giorno, mattino, al monastero buddista
Arrivo al monastero buddista Sanbo-ji
Ho dato le dimissioni
Firmacopie al Salone del Libro di Torino 