Ho ripreso a lavorare, e in presenza nei due giorni in cui lo facciamo a Milano. Però lavorando sei ore, altrimenti ancora non ce la faccio.
In realtà è stato già impegnativo anche fare questo, soprattutto il dover fare la dilatazione alle 6:00 di mattina, per poi uscire alle 7:00, e andare in stazione a prendere il treno. Bastano quindici minuti di ritardo e non c’è più posto al parcheggio. Alle 8:00 faccio colazione con il capo, offre lui per fortuna. Alle 8:30 si inizia a lavorare.
Mi sono portata la ciambella piccola ed è servita. Ho portato anche le salviettine umidificate per asciugarmi dopo essere andata in bagno, e ci sono andata un sacco di volte.

Ho indossato la guainetta contenitiva, una specie di mutanda più stretta, con la forma a pantaloncino, così non sfrega nelle cosce. Solo che dopo sette ore che la indossi, stringe troppo. Sono ritornata a casa stanca morta e non vedevo l’ora di togliermi tutto per sdraiarmi sul letto.
Avevo anche dormito poco, credo tre ore, perché sono andata troppo spesso in bagno, oppure sentivo dei dolori appena cambiavo posizione.
Ora riesco a stare per un breve tempo anche sdraiata su un fianco, ma non sull’altro.
Nell’ultima ora di lavoro pomeridiana, ero abbastanza deconcentrata e c’è il rischio di fare degli errori di programmazione. Infatti sembrava che uno di questi fosse accaduto.
Il cliente la sera non riusciva più a salvare un valore nella scheda. Mi ha scritto il capo, quando ero arrivata a casa, stanca morta. Ho avuto l’energia per togliere la modifica e sentirmi molto nervosa, più che altro per la carenza di sonno, la stanchezza della giornata e il dolore della mia vagina tenuto a bada.
E poi non era quello il difetto, non lo avevo creato, come ho scoperto il giorno dopo, ma era un errore già presente da tempo e di cui nessuno se ne era accorto, compresi i miei colleghi programmatori.
Sono riuscita a mangiare qualcosa, guardare mezza puntata di un telefilm e poi andare a dormire alle ore 21:00. L’indomani avrei dovuto rifare la stessa cosa, con un’importante modifica: a pranzo andremo in un ristorante stellato per il consueto pranzo di Natale aziendale, quindi avrei lavorato mezza giornata.

Ogni giorno guarisco un po’ di più, sento meno dolori e sento la neo vagina meno gonfia. Inizio a fare il getto della pipì più diretto e mi bagno di meno intorno. Cammino ancora un po’ da papera, ma mi stanco meno.
C’è solo una cosa che mi preoccupa, anche se so che è normale. Ad ogni dilatazione vaginale che faccio, la parte finale del canale tende a riempirsi di una qualche sostanza. Il canale tende a richiudersi e lo farà per sempre. Devo usare per primo il dilatatore piccolo, che è un bastoncino stretto e lungo, e farlo entrare fino al segno dei quindici centimetri. Da una settimana mi fermo poco dopo i dieci centimetri e impiego un quarto d’ora, con calma, per farlo penetrare più a fondo e pulire. Quando lo estraggo c’è una sostanza bavosa che rimane attaccata al bastoncino di silicone.
Quando non entra inizio a sentirmi agitata, cosa che è controproducente perché devo stare rilassata. Ma la paura che si chiuda ogni volta arriva ed è difficile dirmi di pazientare e continuare a inserirlo delicatamente.
Utilizzo il dilatatore numero cinque, quello grande. Adesso entra quasi fino alla fine della sua dimensione. Se penso che, solo tre settimane fa avevo paura ad infilarlo, adesso mi sembra una cosa normale.
Psicologicamente inizio a sentirmi meglio, soprattutto perché ho ricominciato a fare qualche attività sociale, anche se passo la maggior parte del tempo da sola in casa a lavorare programmando siti Internet, scrivendo testi per il blog, newsletter e materiali di pubblicità del romanzo. Mi faccio due camminate brevi ogni giorno, ma solo per il paese e che sono davvero una boccata d’aria, e per fortuna non sta piovendo, anche se fa molto freddo al mattino.
Ho questa specie di sdoppiamento di personalità, quando sono da sola rispetto a quando sono con gli altri. La prima la sento ancora molto maschile nei pensieri, come ho già parlato con la mia psicologa da anni. Se sei da sola non c’è tutta quella necessità di esprimere la mia femminilità. Qualche volta mi sembra che, nonostante l’operazione, non sia cambiato molto da come ero prima. Lo stare da sola troppo a lungo, a cui mi ero abituata da anni quando vivevo al maschile, non mi fa per niente bene. Non soffro la solitudine e non mi viene disperazione, ma non sono la mia stessa e donna.
Martedì prossimo tornerò, dopo un anno, dalla mia psicologa per fare il punto della situazione e poi ci andrò per almeno altri tre mesi. In via di guarigione ci saranno tante cose da affrontare psicologicamente e, sebbene io sia abbastanza a posto, una delle cose di cui mi sono resa conto è che sono una donna vergine. Ci sarà da esplorare tutta questa nuova parte della vita, inclusa la socialità, la ricerca di un compagno oppure di una compagna e la nuova sessualità.
Simplified Summary
Ho ripreso a lavorare in presenza a Milano, ma sei ore sono ancora troppe e torno a casa stremata. La giornata è resa più faticosa dalla dilatazione all’alba, dal poco sonno e dal dolore che mi porto dietro. In ufficio reggo, ma la stanchezza e la deconcentrazione aumentano il rischio di errori, anche se poi non sempre sono colpa mia. Fisicamente però miglioro ogni giorno, con meno gonfiore, meno dolore e più sicurezza nelle dilatazioni. Il corpo sta imparando e io con lui. Psicologicamente sto un po’ meglio grazie alle prime uscite e alle camminate quotidiane, anche se la solitudine prolungata non mi fa bene. Sento una distanza tra me quando sono sola e me quando sono con gli altri, come se alcune parti dovessero ancora incontrarsi. Martedì tornerò dalla psicologa per affrontare questa nuova fase, compresa la scoperta della mia sessualità e della mia vita affettiva da donna.
Il mio romanzo è il libreria!
Evento: Mi amo ancora (parte seconda)
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Iniziata la mia distribuzione dell’anteprima del romanzo di Nera Jones
Weekend a Comacchio
La mia amica è trans (cioé io). 