Si è conclusa la terza settimana del mio nuovo lavoro e non so perché, ma ho l’impressione di non avere più tutto il tempo libero che avevo prima per portare avanti le mie cose, come il blog e i romanzi.
Lavoro in presenza quattro giorni a settimana. Mi sono comprata un computer Apple vecchio di dieci anni, che pesa solo 700 grammi, e quindi lo porto in treno per dedicare dieci minuti all’andata e altrettanti al ritorno alla scrittura. Eppure…

Questa mattina sono andata a danza come le altre volte e oggi ho impiegato un po’ a entrare nel mood. Per fortuna, dopo pochi minuti si scatena la ragazzina che è dentro di me. Al termine della lezione abbiamo registrato due video pubblicarti sui social e purtroppo mi vedo poco perché sono in fondo (a sinistra). Quel poco che ho visto, comunque, mi è piaciuto. Durante la lezione mi sono distratta alcune volte guardandomi riflessa nei vetri, per capire meglio i miei movimenti e quanto siano femminili nella danza.
Dopo aver preso il caffè con alcune delle mie amiche, mi sono diretta a un ristorante all you can eat per stare con mia sorella, mio nipote, mio cognato e i miei genitori e festeggiare i sessant’anni di mio cognato. Inutile dire che ho mangiato troppo, nonostante abbia cercato di contenermi.
Tornata a casa, ho fatto la doccia e ho riposato sul letto per una mezz’ora, poi sono uscita per una camminata.
Ero un po’ stanca per tutta la giornata e mi sono fermata un paio di volte a guardare se c’erano messaggi sui social e, soprattutto, come stava andando il mio ultimo video, che ho ripubblicato dopo un anno (apri articolo del blog). Era quello di due settimane dopo la vaginoplastica a Madrid, in cui ero con le mutandine rosse, un simbolo, e mi raccontavo. Su Facebook avevo superato le 22.000 visualizzazioni e mi sembrava già un grande successo. Solo una decina di transfobici avevano scritto brutti messaggi, ai quali tanta gente aveva risposto per le rime.
Non so perché sono andata a vedere anche le statistiche su Instagram, che sono leggermente nascoste, e sono rimasta di sasso: avevo superato le 220.000 visualizzazioni! Un numero assurdo. E qui hanno commentato solo un paio di tizi transfobici.

Terminata la camminata, dovevo decidere se tornare a casa a fare alcune cose per la scrittura e per il blog oppure andare in biblioteca, dove un autore, che ha vinto anche dei premi, presenta il suo ultimo libro. Non lo conosco e non so se mi interessi realmente, però ascoltare altri autori parlare e raccontarsi può aiutarmi quando tornerò a presentare il mio romanzo Nera Jones nelle librerie.
E’ stato un incontro interessante per vari motivi. Ha letto due pagine del suo romanzo e ho capito come descrivere gli ambienti senza descriverli realmente, ma tramite le emozioni e quello che fanno i personaggi in quel momento. Finalmente un autore che sa fare la lettura espressiva del suo romanzo e ci ha fatto entrare nella storia, almeno in una parte. Infine, la scoperta che anche lui scrive come passione e secondo lavoro nonostante pubblica da anni con Einaudi. Purtroppo in Italia è quasi impossibile vivere con la sola scrittura di romanzi.
Forse nel mio caso è un bene perché non mi ci vedo a dover scrivere forzatamente due pagine al giorno per camparci.
Domani mattina, con il cambio dell’ora, ho avvisato i miei genitori che ci vedremo nel pomeriggio perché, negli ultimi tempi, stare con loro dalla mattina fino a dopo pranzo mi dava la sensazione di togliere del tempo a me stessa. Cosa che va benissimo, perché lo stare insieme mi fa molto bene, però con il nuovo lavoro ho una socialità con i colleghi tutti i giorni, mentre nel lavoro precedente erano solo due giorni in presenza e non so perché, ma non è la stessa cosa.
È come se quella parte di me che è stata abituata a rimanere da sola per tantissimi anni avesse ancora bisogno dei suoi spazi.
Ho tantissime idee e progetti da portare avanti e purtroppo la maggior parte richiede di stare davanti al computer. Inizio a essere sempre più stanca con gli occhi e, di riflesso, anche con la testa.

Infine un aneddoto sulla casualità: venerdì mattina, mentre andavo al lavoro in treno, c’era una persona che mi sembrava di conoscere. Poi mi ha vista. È un bellissimo uomo, alto, ed era vestito elegantissimo. Non l’avevo riconosciuto perché è il monaco vice capo del monastero Zen di Berceto (apri articolo del blog), dove ho fatto un ritiro lo scorso agosto. Anch’io ero elegante, mentre ad Agosto lui era in abiti zen e io sembravo una scappata di casa trans…
Abbiamo parlato durante i dieci minuti che mancavano per arrivare in stazione e la cosa incredibile è che, dopo, mi sono sentita calma dentro. Era sparita l’ansia della settimana e anche parte della stanchezza.
Ha un carisma, un’aura, qualcosa che ti calma davvero.
Mi ha detto che il mercoledì sera hanno ripreso a fare meditazione di gruppo nell’associazione a Milano. Dovrò capire se riesco ad andarci con i miei orari e, soprattutto, resta la mia preoccupazione per il viaggio di ritorno in treno, perché dopo una certa ora non mi sento per niente sicura a viaggiare da sola.
Ultima cosa. Grazie al video in cui mi racconto, mi hanno contattata due donne transgender che si opereranno a Madrid e mi hanno chiesto aiuto e informazioni. La cosa mi ha fatto un grandissimo piacere. Da poco ho aiutato anche un’altra donna che si opererà il mese prossimo. Finirà che andrò a creare un club delle donne trans italiane che si sono operate a Madrid (e siamo almeno nove a marzo 2027)!
Quindi tutto bene. Avanti tutta.
Simplified Summary
La terza settimana del nuovo lavoro mi ha fatto capire che devo ancora trovare un equilibrio tra lavoro, socialità, scrittura e il bisogno di avere degli spazi tutti per me. Continuo con la danza e con i miei progetti, anche nei dieci minuti di treno, mentre un mio vecchio video sulla vaginoplastica ha superato incredibilmente le 220.000 visualizzazioni su Instagram. Un incontro casuale con il monaco vice del monastero Zen di Berceto è bastato a farmi ritrovare una calma che durante la settimana sembrava essersi persa. Devo imparare a distribuire meglio il mio tempo, anche quello con le persone a cui voglio bene, perché ho ancora tantissime idee da trasformare in qualcosa di concreto. Intanto altre donne transgender che si opereranno a Madrid mi cercano per avere informazioni: finirà davvero che fonderò il club delle operate a Madrid. Avanti tutta.
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