Sono trascorse due settimane dall’inizio del nuovo lavoro, ho accumulato un po’ di stanchezza per via della sveglia presto al mattino per quattro giorni e soprattutto per il viaggio in treno. Nonostante non sia così lungo, ti distrugge, specie al ritorno.
Ieri sera sono andata in biblioteca ad assistere a una lettura e ho rivisto delle persone che non vedevo da mesi. Mi hanno detto che il mio viso è molto più sereno.
Questa mattina mi sono svegliata tardissimo, ma appena in tempo per riuscire a prepararmi e andare a fare danza. La stanchezza accumulata si è fatta sentire.
Prima della lezione ho chiesto conferma del mio viso rilassato e mi hanno confermato la cosa.
Credo che dipenda da vari fattori, ma soprattutto dal fatto che ho lasciato andare la parte maschile del programmatore. Ora sono una segretaria e una consulente esperta di intelligenza artificiale, ma non mio viene chiesto di fare programmazione di computer e siti.
Sabato scorso sono andata a trovare un mio amico informatico, ho portato a casa sua il mio computer e gli ho mostrato alcune cose che sto facendo al riguardo. La cosa stupenda è stata che mi sono divertita un mondo: erano tutte cose mie, fatte per hobby e non perché dovessi utilizzarle per lavoro.
L’altra cosa è che non ho più la responsabilità di un negozio online che vende mezzo milione di euro al mese di prodotti digitali. Lo gestivo senza particolari problemi, ma sotto sotto la responsabilità si sentiva.

La lezione di danza è stata dura all’inizio, il mio corpo stava cercando di svegliarsi, ma mi sono divertita parecchio.
Al termine siamo andate al bar, solo in cinque, e ho raccontato un po’ del nuovo lavoro e accennato ad alcune cose sull’intelligenza artificiale. Mi hanno raccontato quello che fanno nelle loro aziende e l’impressione è che in Italia, soprattutto le grandi aziende, siano indietro e non sappiano come usarla correttamente per migliorare le cose. Soprattutto, i corsi che fanno seguire ai dipendenti sono a loro volta realizzati da persone che non ne sanno poi così tanto, oppure che non fanno proprio quel lavoro.
Dopo saluti e abbracci sono andata al Merlata Bloom, il centro commerciale poco distante, dove ho mangiato all’Esselunga. Costa poco e si mangia bene a pranzo: un risotto con carne di pollo e spezie indiane.
Quindi sono andata nella zona relax con i tavolini, ho tirato fuori il mio portatile da battaglia e ho corretto l’ultima parte del seguito del romanzo di Nera Jones. In una scena mi sono fermata con le lacrime agli occhi. Forse ho esagerato con le emozioni che scaturiscono dal romanzo.
Mi manca solo un capitolo da scrivere, ho capito che serve un flashback nella parte centrale, qualcosa che racconta un rapporto amoroso tra Nera e un’altra donna. Voglio evitare il racconto lesbico stereotipato, puntare molto sul non detto e sui sentimenti da evocare. Non avendo questa esperienza diretta al momento sono bloccata e ho fatto altro con il computer (ho blog, newsletter, insomma non mi mancano le cose da scrivere).
Ci sono voluti nove mesi per scrivere questo romanzo, praticamente un parto, e mi sembra che sia uscito molto bene se pure io mi emoziono.

Al centro commerciale ho acquistato tre camicie che non si stirano, con un taglio molto femminile. In azienda c’è un dress code, cosa che mi fa piacere in questo periodo della mia vita. Ho scoperto che l’unica camicia a maniche lunghe che avevo mi faceva le spalle troppo maschili e stranamente sono dimagrita di spalle e cade lunga. Motivo in più per dei nuovi acquisti!
«Di questa taglia l'ho bianca.»
Sono rimasta un attimo lì, poi ho esclamato: «Bianca è anche il mio nome.»
«Sua mamma ha scelto un bel nome.»
Ho annuito, pensando invece che il nome me lo sono scelto io… ma è bello non dover più raccontare che sono trans, se non quando voglio e quando serve.
A parte i complimenti della commessa, allo specchio mi sono vista molto bene.
Fare shopping con un obiettivo è molto più divertente che girare e poi comprare qualcosa che sia della mia taglia, molto femminile, senza sapere se davvero lo indosserò
PS: lavarle a 30 gradi con centrifuga bassa, poi appenderle a asciugare perché sono “no stiro”.
Simplified Summary
Dopo due settimane nel nuovo lavoro sono stanca, ma diverse persone che non vedevo da tempo mi hanno detto che il mio viso è diventato più sereno. Forse perché ho lasciato andare il peso del programmatore e di responsabilità che gestivo senza problemi, ma che evidentemente si facevano sentire. Ora posso tornare a divertirmi con l’informatica e l’intelligenza artificiale perché sono di nuovo anche un hobby, qualcosa che faccio per me. Tra danza, scrittura e tre nuove camicie molto femminili, mi sembra di stare trovando un equilibrio diverso, anche nel modo in cui mi vedo allo specchio. Quando una commessa ha detto che Bianca era un bel nome scelto da mia mamma, ho pensato che è bello poter essere semplicemente Bianca, senza dover spiegare altro.
Social, divulgazione trans, influencer
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