Weekend in solitaria, abbastanza strano. Negli ultimi mesi ho sempre fatto qualche attività sociale, ma questa settimana non c’era nulla e alcune amiche che ho provato a contattare avevano altri impegni. C’è anche il caldo che non aiuta.
Tranne la sera, non mi sento davvero sola. Ho sempre qualcosa da fare e tengo impegnata soprattutto la testa.
Non dovendo rendere conto a nessuno degli orari, ho anche improvvisato e modificato le priorità.
Questa settimana ho riempito alcuni sacchi di oggetti che non uso più. Alcuni erano nei cassetti da vent’anni, altri erano abiti e scarpe che avevo comprato sei anni fa, all’inizio del mio percorso di transizione di genere.
Vestiti che non ho mai indossato, oppure messi una volta sola e che non rispecchiano più il mio stile, moltissime magliette praticamente nuove, via così. Ho riempito l’auto e sono andata in discarica a liberarmene. Ho ripensato a quando ho smaltito i miei abiti maschili: all’epoca erano quattordici sacchi, oggi erano “solo” sei.
Sono andata anche a controllare la villetta di mia sorella, che è in vacanza, per vedere se fosse tutto a posto. Per fortuna era tutto tranquillo. L’anno scorso c’era stato un furto e, passando vicino a casa loro, un piccolo ricordo delle emozioni provate allora è riaffiorato.
Nel pomeriggio, visti i trentasei gradi all’esterno, mi sono chiusa nella cameretta con l’aria condizionata e, stranamente, sono riuscita a scrivere alcune pagine del sequel del romanzo di Nera Jones. Lavorando tutta la settimana in casa, nel weekend di solito non riesco ad avere la voglia e la concentrazione necessarie, ma ieri è andata bene. Avevo anche rallentato perché è un punto cruciale del romanzo e nella testa mi erano passate mille ipotesi. Poi, quando mi sono messa a scrivere, la soluzione migliore è arrivata senza alcuno sforzo.
Poi sono uscita per fare una breve camminata che, nonostante il caldo, si è trasformata in quasi cinque chilometri tra campagne e dintorni. Prendere un po’ di sole mi ha fatto bene, devo dire.
In serata sono rimasta a casa. Ero ovviamente provata dalla camminata e, non avendo altro da fare, ho caricato il romanzo sul Kindle e ho iniziato a leggerlo. L’inizio lo avevo già letto qualche mese fa e mi era sembrato bellissimo. Adesso l’ho trovato molto buono, ma ho notato alcuni punti in cui rallenta un po’ troppo.
Questa mattina mi sono svegliata alle sette e mezza con molta calma. Non ricordo bene cosa abbia fatto, a parte mettere il bucato in lavatrice. Sono andata in un bar del paese vicino, che è anche un fiorista. È un locale molto bello, pieno di fiori. Dopo aver fatto colazione, ho preso dalla borsa il portatile e sono rimasta quasi due ore a scrivere.
Ero totalmente immersa nella storia.

Sono tornata a casa e mi sono preparata per andare in palestra, anche qui senza obblighi di orario.
Mentre camminavo sul tapis roulant, mi sono arrivati alcuni sprazzi di idee su come portare a termine il romanzo. Alla fine credo che nessuna di queste entrerà davvero nella storia. In particolare c’è un personaggio che, nel piano generale, avrebbe dovuto morire, mentre adesso forse avrà un colpo di scena.
Quando ho terminato i novanta minuti e, dopo aver fatto la doccia, mi stavo rivestendo, una ragazza ha iniziato a raccontarmi alcune cose e abbiamo chiacchierato per qualche minuto. Più tardi ho pensato che magari anche lei era da sola e avremmo potuto pranzare insieme. Se ricapiterà in futuro, magari proverò a chiederglielo.
Nel frattempo avevo indossato un abito e si è rivelato troppo corto. Quattro anni fa era più lungo. Si sarà ristretto?
Non avevo voglia di rimettere i leggings sudati e così ho evitato di andare a mangiare al supermercato Esselunga, che è proprio lì accanto.

Nel primo pomeriggio sono andata al cinema a vedere Odissea. Quasi tre ore al fresco dell’aria condizionata. La sala era piena, con persone sedute perfino in seconda fila.
All’inizio mi è parso abbastanza noioso, però l’impianto audio era notevole e presto mi ha avvolta nella storia. Un paio di scene mi sono sembrate eccessivamente cruente. Ho ripensato all’associazione delle persone altamente sensibili, con cui probabilmente farò delle sessioni a settembre.
Ho chiuso gli occhi, cercando di non metabolizzare troppo quelle immagini. È un grande monito sulla sordità delle guerre del passato e di quelle ancora in corso.
Il film racconta molto bene i punti salienti della storia, che avevo studiato un po’ tre anni fa per preparare uno spettacolo teatrale. Allora avevo scoperto che, nei secoli successivi, erano già ventidue i racconti ispirati all’Odissea. Nei secoli successivi se ne sono aggiunti molti altri.

Tornata a casa, dopo tutto quel buio e quelle emozioni, guidare sotto il sole cocente è stato davvero strano. Mi sentivo quasi estraniata.
A casa ho visto il Gran Premio di Formula 1 e, nel frattempo, mi sono dipinta le unghie. Poi ho fatto la dilatazione vaginale e, dopo aver cenato, ho guardato l’orologio: erano solo le venti.
Ho passato una giornata scambiando poche parole con una sconosciuta e rimanendo da sola per tutto il resto del tempo, ma fino a questo momento non mi è pesato.
Nonostante una stanchezza generale, soprattutto alle gambe, sono uscita a fare un’altra camminata per riordinare i pensieri. Mi sono chiesta perché questo senso di solitudine arrivi ogni tanto, ma solo la sera.
Domani mattina andrò all’ospedale Niguarda per la visita semestrale di controllo e gli esami del sangue. Se tutto sarà normale, mi prescriveranno gli ormoni per i prossimi sei mesi. Chiederò anche informazioni per la visita alla prostata che farò verso la fine dell’anno. Una parte della prostata rimane anche dopo una vaginoplastica, altrimenti morirei. Il ginecologo mi ha consigliato di farla controllare da uno specialista bravo, giusto per precauzione.
Forse queste giornate in cui rimango sola servono anche a questo. Quando sono in compagnia vivo tante emozioni e, senza accorgermene, le accumulo. Restare da sola, ogni tanto, mi permette di riordinarle e dare a ogni pensiero il posto giusto.
Simplified Summary
Weekend insolito, senza programmi e quasi sempre da sola, ma senza viverlo come un peso. Ho svuotato casa di vestiti e oggetti del passato, scritto alcune pagine importanti del sequel di Nera Jones, camminato, fatto palestra e trovato perfino nuove idee per il romanzo. Il cinema e qualche chiacchiera con una sconosciuta hanno spezzato la giornata, mentre la sera è tornato quel leggero senso di solitudine che ogni tanto si fa sentire. Domani mi aspettano la visita di controllo al Niguarda e gli esami del sangue. Forse questi momenti di solitudine servono anche a mettere ordine nelle emozioni accumulate quando sono in compagnia.
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