Ancora leggermente influenzata, mi sono svegliata alle 7:30 per preparare le ultime cose da portare con me. Ho fatto una leggera colazione, pensando che ne avrei fatta una più tardi all’Autogrill della Bauli a Verona. Avevo ancora sonno e qualcosa nel mio inconscio mi diceva che forse non dovevo partire, ma l’idea di stare altri giorni a casa malata proprio non mi andava.
Sono scesa a portare dei bagagli in auto e buttare l’umido, usando l’ascensore che mi è quasi necessario ancora per un po’ di giorni. Tornata in casa, ho preso il resto, indossato il cappotto, sono entrata nell’ascensore e…
La porta non si chiudeva, poi si è chiusa in ritardo, ho premuto il pulsante, ma non partiva. Dopo alcuni tentativi ho premuto il pulsante apri porta e questa non si apriva. Il pensiero che non potevo partire e sarei rimasta nell’ascensore per non si sa quando…no, non potevo accettarlo. Ho tirato fuori la parte maschile (o forse quella della Nera Jones tipa tosta) e cercato di capire cosa fare, prima di premere il pulsante dell’assistenza (che forse non avrebbe funzionato).
Meno male che avevo borsa e telefono, stavo per chiamare la vicina di casa così che magari premendo da fuori la porta di sarebbe aperta e in quell’istante si è aperta davvero. Non ho chiamato.
Sono uscita e non ho fatto tempo a ragionare sul da farsi, che la porta di è chiusa di nuovo…con dentro la valigia! Che cavolo!
Sono scesa per i quattro piani provando a premere i pulsanti, ma l’ascensore non dava più segni di vita. Ho chiamato l’assistenza e sarebbero usciti “al più presto”. Ho capito che non sarei partita tanto presto.
Mi sono sdraiata a letto, un amico mi ha scritto “Certo a volte perdere tempo è utile“.

Ho cercato di staccare, di allontanare l’urgenza di partire. Dopo quaranta minuti mi è venuta un’idea: infilare un foglio di carta dove c’è il sensore che riapre le porte se c’è un ostacolo. Ha funzionato! Ho tirato fuori velocemente valigia e borsone, in preda all’eccitazione di aver risolto qualcosa.
Ho messo i cartelli ‘guasto’ ad ogni piano e sono partita con solo un’ora di ritardo.
E’ stato il mio primo viaggio lungo con la neo vagina. Non avendo più fretta, guidare è stato rilassante nonostante il traffico abbastanza intenso. Sarei arrivata quando…sarei arrivata.
Prima di partire ho messo una coperta piegata sul sedile per alleviare la pressione sulla neo vagina e ha funzionato per bene. Poi la copertina verde griffata “Clinica 3 de Mayo” regalo appunto della clinica, ha avuto uno scopo.
Ho dovuto fermarmi ogni cinquanta minuti circa per andare in bagno, e rilassare la patata, ma sono riuscita a guidare per quasi quattro ore.

Così sono arrivata a casa dei miei genitori e l’abbraccio con mamma è stato veramente lungo e intenso. Anche questo è stato il primo post-operatorio, ora sono totalmente sua figlia.
Non so se sono queste “prime volte”, ma mi sento viva e vera, come se la realtà adesso è “reale”, mentre prima non lo era totalmente. Forse è solo la neo vagina in guarigione e il mio cervello ha metabolizzato tutto.
Dolori là sotto, pochi, soprattutto la sera, ma ne è valsa la pena.
Simplified Summary
Ancora influenzata ma testarda, mi sono svegliata presto decisa a partire anche se una vocina diceva lascia perdere. Tra bagagli e ascensore mezzo guasto mi sono ritrovata quasi bloccata, con la sensazione chiara che la giornata volesse mettermi alla prova. Prima l’ascensore non si muove, poi si richiude lasciando dentro la valigia, tempismo perfetto per perdere la calma. Ho chiamato l’assistenza, mi sono rimessa a letto e intanto ho provato a rallentare, anche se non ne avevo voglia. Un’idea semplice ha risolto tutto e sono partita con un’ora di ritardo e una discreta soddisfazione addosso. È stato il primo viaggio lungo con la neo vagina, guidato piano, fermandomi spesso e adattando tutto al nuovo corpo. Arrivata dai miei, l’abbraccio con mamma ha rimesso ogni cosa al posto giusto e sì, anche con qualche dolore, ne è valsa la pena.
Il mio romanzo è il libreria!
Evento: Mi amo ancora (parte seconda)
Evento: Mi amo ancora (parte prima)
Iniziata la mia distribuzione dell’anteprima del romanzo di Nera Jones
Weekend a Comacchio
La mia amica è trans (cioé io). 