Due mesi fa un’amica mi ha segnalato un’associazione di cui non credevo possibile l’esistenza. Sembrava una cosa fuori dal mondo e invece si occupa di PAS che sta per “Persone Altamente Sensibili. Ho contattato la responsabile di zona, che mi ha raccontato un po’ di questi incontri che fanno una volta al mese, sia con gli associati sia con persone interessate all’argomento o semplicemente a conoscere persone altamente sensibili.
L’associazione Si chiama “Persone Altamente Sensibili – HSP Italia” ed è nata dal lavoro della dott.ssa Elena Lupo, Consulente Italiana sul tratto dell’Alta Sensibilità (Advanced Training HSP Consultant, certificazione legata direttamente alla dott.ssa Elaine Aron). Il sito di riferimento è personealtamentesensibili.it.
Cos’è il tratto PAS/HSP ?
Il concetto nasce dagli studi della psicologa americana Elaine Aron negli anni ’90 (libro “The Highly Sensitive Person”, 1996). Le Persone Altamente Sensibili elaborano gli stimoli interni ed esterni in modo più intenso e profondo, grazie a un funzionamento neurologico più reattivo. Le caratteristiche si riassumono nell’acronimo DOES:
- Depth of processing – elaborazione più profonda delle informazioni
- Overarousability – maggiore tendenza alla sovrastimolazione
- Emotional responsiveness/empathy – forte reattività emotiva ed empatia
- Sensitivity to subtle stimuli – percezione di dettagli sottili che altri non notano
Quindi, in breve, con la sigla PAS si indicano persone che tendono a elaborare più intensamente alcuni stimoli, dalle sensazioni fisiche alle situazioni sociali. Questo può significare cogliere dettagli che altri trascurano, ma anche sentirsi sopraffatte quando gli stimoli diventano troppi. L’alta sensibilità viene studiata come un tratto individuale, non come una malattia o una diagnosi.
Mi ha interessato sia per motivi personali che per il fatto che essere transgender non è una malattia, ma abbiamo bisogno di una diagnosi per accedere alla terapia ormonale sostitutiva.

La prima domanda che mi sono posta è stata: io lo sono?
È più un sentirsi dentro, capire quanto siamo empatiche, quali barriere abbiamo oppure non abbiamo ancora per proteggerci dai sensi di colpa, dalle emozioni negative e dalle varie sensazioni. Non solo quelle negative, perché anche essere travolti dalla felicità può essere problematico.
Mi sono anche chiesta se esista un rapporto tra l’alta sensibilità e l’esperienza delle persone transgender. La ricerca, per ora, offre pochi elementi. Una tesi che ha incluso persone trans ha rilevato punteggi di alta sensibilità più elevati in un gruppo che comprendeva anche persone di genere non conforme, ma il numero di donne trans era troppo piccolo per trarre conclusioni su di loro. Uno studio più ampio ha osservato una maggiore sensibilità agli stimoli sensoriali nelle persone trans e di genere diverso, misurando però una caratteristica distinta dal tratto PAS.
Questa sera ho partecipato al primo incontro, che ovviamente non posso raccontare nei dettagli. Eravamo cinque partecipanti e la moderatrice dell’associazione.
La prima domanda che ci ha posto mi ha spiazzata: per cosa siamo grati questa settimana?
Ho impiegato qualche secondo a pensarci e la cosa migliore è stata l’aver trovato un appuntamento dall’oculista per mia mamma. È stato interessante perché ho ripensato alle molte cose che ho fatto questa settimana e ho cercato di ordinarle per importanza.
Il resto dell’ora e mezza è trascorso lasciando che ognuno raccontasse qualcosa di sé che voleva condividere con gli altri. Non c’è giudizio, non ci sono domande specifiche, ma solo eventuali richieste di precisazione e rispetto per tutti.
A metà abbiamo fatto una pausa bevendo tè e succo di frutta e mangiando una merendina. In quel momento eravamo meno “sensibili” e più rilassati, semplicemente persone che iniziavano a conoscersi.

Nell’ultima parte abbiamo scritto su un foglietto che cosa ci aveva lasciato dentro questa serata. Questo è stato il mio pensiero.
Ho imparato molto questa sera, ho dato e anche ricevuto. Soprattutto ho capito che il mio essere nata maschio mi sta aiutando non poco ad avere delle barriere di protezione emotiva, anche se devo imparare a non alzarle così spesso come facevo in passato, quando bloccavo qualsiasi cosa, incluse le emozioni.
Poi qualcosa è esploso dentro di me e un anno dopo ho iniziato il percorso di transizione.
Come una diga che si rompe e butta fuori tutto… ed è uscita Bianca!
Simplified Summary
Ho scoperto quasi per caso l’esistenza delle Persone Altamente Sensibili e ho deciso di partecipare a un incontro dell’associazione HSP Italia per capire se questo tratto mi appartiene. L’alta sensibilità non è una malattia o una diagnosi, ma un modo più intenso e profondo di elaborare stimoli, emozioni e ciò che ci circonda. Mi sono chiesta anche se possa esserci un rapporto con l’esperienza transgender, ma al momento gli studi sono ancora troppo limitati per dare risposte. Durante l’incontro ho ascoltato, raccontato e soprattutto riflettuto sulle barriere emotive che ho costruito negli anni per proteggermi. Poi, a un certo punto della mia vita, quella diga si è rotta e ha buttato fuori tutto… ed è uscita Bianca!
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