Dopo un anno ho partecipato a un laboratorio. Erano due tematiche incrociate, ma abbiamo fatto solo la danza e una discussione finale con una counselor.
L’invito è partito dalla mia amica Giuliana, con cui facciamo dance workout il sabato mattina.
Nonostante i 35°, sono partita per tornare a Milano: si è svolto dalle 16 alle 18. Per l’occasione c’erano anche delle compaesane di Giuliana, arrivate dalla Sicilia per trovarla e partecipare al laboratorio.
Invece del nostro gruppo di danza eravamo in quattro.

Costellazioni : un viaggio interiore tra arte e movimento
Un workshop per riconoscere le proprie Emozioni
Un viaggio pratico e profondo per imparare a dare un nome a ciò che sentiamo attraverso due linguaggi potenti : l'arte e il corpo.
A condurci saranno Mabo, una pittrice che unisce simbolismo e romanticismo per creare paesaggi e visionari e sospesi ispirati all'universo e all'idea del sublime e Giuliana di Danza il Tuo Viaggio, che, attraverso l'espressione corporea, ci aiuterà ad entrare in connessione con le proprie emozioni attraverso la danza.
In questo workshop impareremo a:
riconnetterci con la nostra essenza profondariconoscere le emozioni nel corpoampliare il vocabolario emotivocomunicare ciò che sentiamo in modo chiaro e autentico
La pittrice che anche esponeva alcuni dei suoi quadri, ci ha raccontato qualcosa della sua tecnica nell’introduzione.
La tematica dei suoi dipinti è lo spazio, e sono anche molto belli. È il suo modo per staccare dalla quotidianità, lasciare andare i pensieri e poi realizzare un’opera.
Eravamo una quindicina. Siamo partite sedute in cerchio a compilare un foglio con cinque domande sulle nostre aspettative riguardo all’evento, sul fatto se sappiamo riconoscere le nostre emozioni e dare loro un nome, e se ci sono emozioni a cui non riusciamo a dare un nome.
Dopo una breve discussione sulle risposte, abbiamo tolto le sedie e fatto mezz’ora di danza in maniera più leggera, senza necessariamente seguire la coreografia. Ognuna era libera di cambiare anche i movimenti che desiderava.
Forse perché avevo fatto la lezione ieri mattina, oppure perché intuivo subito i movimenti, li facevo quasi in sincrono con Giuliana.
Non è stata una danza intensiva, anche se con la temperatura di oggi l’aria condizionata della stanza non riusciva a raffreddare a sufficienza.
Con la danza mi lascio andare e, a parte il fiato corto e la stanchezza, sono io.

Mentre eravamo sedute, ci hanno chiamato: “ragazze”. Questa volta non mi è sembrato né suonato strano, anche se un piccolo campanellino si è acceso davvero, quasi a indicare: è vero, finalmente.
Mi sono scoperta anche a osservare alcune delle ragazze più giovani e la loro fisicità.
Non con invidia, né con libidine, ma nel tentativo di capire quanto assomiglio e fino a che punto posso arrivare, nonostante la mia fisicità e soprattutto la mia età.

Al termine abbiamo compilato l’ultima domanda, se il laboratorio avesse soddisfatto le nostre aspettative, ed eravamo tutte concordi.
Abbiamo rivisto alcune delle nostre risposte e discusso su diverse tematiche.
Quando, riferendosi alla mia risposta sul fatto che non riesco sempre a dare un nome a certe emozioni, la counselor ha detto che è utile anche dare un’etichetta a queste cose, io ho risposto che ho deciso di eliminare le etichette dalla mia vita.
Non ho spiegato molto, perché avrebbe richiesto troppo tempo. Le mie amiche di danza, che conoscono il mio percorso di transizione, hanno fatto dei gesti come per dire che nella mia vita di etichette ne avevo già fatte abbastanza piazza pulita.
Ho anche accennato che quando entro nel flusso non penso più a nulla e realizzo cose.
Nel mio caso succede soprattutto quando scrivo, specialmente fuori casa, come stamattina, quando sono stata due ore seduta al bar in paese a scrivere il seguito del romanzo.
Di quelle due ore non ricordo quasi niente, tranne ciò che ho scritto. Avendo accennato al romanzo, alla fine ho distribuito a ognuna il cartoncino promozionale.
Alcune hanno detto che lo compreranno e organizzeremo un evento con presentazione e discussione. La counselor sembrava molto interessata e, dopo che l’avrà letto, credo ci saranno numerose tematiche che potremmo affrontare insieme.
Con me avevo due copie del romanzo, ma ho fatto finta di niente. Ho deciso che non devo sforzarmi di venderlo a tutti i costi, soprattutto quando ne parlo durante eventi di altre persone, come ieri pomeriggio, quando ho assistito alla presentazione di un altro autore nella libreria di Caravaggio.
È stata una bella presentazione e ho anche acquistato il suo libro. Poi ho anche preso accordi iniziali con la libraia per fare un mio evento da loro. Anche lì non mi è sembrato il caso di sfruttare l’occasione o sovrappormi agli altri.
Il caldo mi stanca parecchio e, con il post operatorio, ancora di più, specie quando faccio attività e soprattutto con due ore di viaggio tra andata e ritorno.
Ne vale sempre la pena che non rimanere da sola a casa!
Simplified Summary
Dopo un anno ho partecipato a un laboratorio di danza e confronto emotivo insieme ad alcune amiche del dance workout. Tra caldo soffocante, movimento libero e discussioni sulle emozioni, mi sono resa conto che sentirmi chiamare “ragazza” non mi suona più estraneo, ma finalmente vero. Osservando le altre non provavo invidia, solo il desiderio di capire quanto mi riconosco oggi nella mia femminilità. Ho parlato anche di quel flusso mentale che mi prende quando scrivo, come stamattina al bar, quando il tempo sembra sparire. Alla fine ho distribuito i cartoncini del romanzo senza forzare nulla, perché sto imparando che non devo vendermi a tutti i costi, soprattutto negli spazi degli altri.
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