Viaggio al Salone Internazionale del Libro di Torino. Nei giorni precedenti avevo chiesto a Ugo Mursia Editore se il mio romanzo sarebbe stato presente in fiera e mi avevano confermato di sì. Non hanno uno spazio tutto loro, condividono lo stand con il distributore Unicopli, quindi avevo un po’ il timore di dovermi mettere a cercarlo in mezzo a quel labirinto enorme di padiglioni e persone.
Quando sono arrivata all’ingresso c’era già una fila lunghissima. Gente ovunque, zaini, trolley, libri sotto braccio e quell’energia tipica degli eventi dove capisci subito che migliaia di persone sono lì per la stessa passione. Per fortuna avevo il pass da espositore e in pochi minuti ero già dentro, senza dover affrontare tutta la coda. Appena superati i controlli mi sono diretta subito verso lo stand, con quella curiosità quasi infantile di vedere il mio libro lì, in mezzo a migliaia di altri titoli.

Prima di iniziare la mia missione ho fatto un giro rapido di un paio d’ore, giusto per farmi un’idea. La fiera è comunque molto dispersiva. C’è un padiglione con gli editori più importanti, uno con le iniziative regionali, altri dedicati agli editori più piccoli, e c’erano anche molti stand che vendevano fumetti e graphic novel.
“Mi scusi, sai dov'è lo stand di Scottecs?” ma perché questi ragazzini lo chiedono a me? E’ un fumetto per adolescenti…
La cosa divertente è stata vedere alcune maestre che portavano in giro una quindicina di bambini, tutti per mano e con un cappellino colorato. Mi ha fatto molta tenerezza.
Sono tornata allo stand prima del previsto. Un messaggio di Fiamma mi aveva detto che, volendo, potevo iniziare in anticipo e, anche se ero dalla parte opposta della fiera, mi sono diretta subito lì per iniziare la mia avventura.

Fiamma mi ha detto che la gente non arriva spontaneamente, ma la devi fermare e coinvolgerla. Inoltre ho scoperto che, anche se lasci i cartoncini dei volantini sul tavolo, la gente non li prende. Devi proprio offrirli alle singole persone.
La tecnica che funziona sempre è sorridere, avvicinare il cartoncino con la mano in modo che lo afferrino quasi inconsciamente e dirgli che è un promemoria del mio romanzo. Tutti hanno risposto con un sorriso.
“Posso lasciarti un memo del mio romanzo?” una signora ha guardato la copertina e poi me cercando una somiglianza…cercava una biografia? Cosi ho cambiato la frase “Posso lasciarti un memo del mio primo romanzo giallo?”
È stato interessante cercare di capire dallo sguardo dei passanti, se osservavano la sezione dove ero io, “Gialli e Thriller”, oppure cercavo di immaginarmi se potessero essere lettori o lettrici di romanzi gialli da coinvolgere. Non c’è nulla di pià sbagliato che proporti alle persone che leggono altro.
Maia “sei fantastica. Una forza della natura. Brava”

Mi sono chiesta se poi abbiano gettato il cartoncino oppure l’abbiano conservato e magari compreranno il libro, non lo saprò mai, però alcune persone sono transitate di nuovo e l’avevano in mano. Ne ho distribuiti circa 150, non male per una venditrice in erba. Al principio mi sembrava quasi di chiedere la carità, ma poi ho capito che era l’unico modo di propormi. In realtà un’altro metodo c’era: vestirmi da Nera Jones, ma venendo in treno sarebbe stato complicato portarmi gli abiti (giubbotto di pelle incluso) e faceva troppo caldo nei padiglioni (come avevo letto sui social).
A un certo punto è arrivato un altro autore di punta di Mursia. La sua tecnica era di assaltare le persone con il romanzo in mano e cercare di parlarci. Nel periodo in cui sono stata lì non ha venduto molto, però ha parlato parecchio. Il suo sguardo però non era da persona felice. Parlandoci ho scoperto che è passato a Mursia dopo avere avuto una brutta esperienza con un altro editore che non conoscevo, quindi occhio a chi proporre il proprio romanzo!
Io ne ho venduta una sola copia. E’ successo in fretta e la cosa mi ha stupita, perché questa signora, dopo che le ho raccontato brevemente cosa aveva di speciale il romanzo e che è simile a un telefilm per ritmo e azione, ha detto: “Lo compro”, spiazzandomi. Ho fatto la dedica ed è stata un’emozione davvero intensa, quasi un battesimo.
Evita “Conosco questa emozione. Bravissima Bianca! Avanti tutta con Nera Jones!”
Più tardi è arrivato un altro autore e abbiamo chiacchierato un po’, cercando di capire se i metodi usati con me per le modifiche e i miglioramenti del romanzo fossero stati gli stessi anche con lui. Lo sono stati. Nessuna imposizione, ma ottimi consigli. Nel suo caso gli avevano suggerito di accelerare la storia, mentre nel mio è stato di inserire delle pause a un certo punto dell’azione verso il finale. (ho inserito due flashback).

Ad un certo punto, ho puntato anche sulle persone con i capelli colorati, un po’ dark, oppure cercavo di immaginare se fossero persone LGBT. Tra queste c’era una donna che faceva le pulizie, era molto queer, ed è stato un bello scambio di impressioni. Lei aveva raccolto da terra il mio cartoncino e quindi l’ho ripreso e abbiamo attaccato bottone.
Stare due ore in piedi a fare la posta alle persone per rifilargli i cartoncini informativi è stato stancante, però anche molto interessante, uno studio della specie umana dei lettori e dei visitatori di una fiera.
Chi immagina che pubblicando un libro si facciano soldi e si vendano migliaia di copie rimarrà deluso dalla realtà. Si fa davvero molta fatica e, più gli eventi sono grandi, più la gente è distratta. Per assurdo funziona meglio un firma copie in una libreria piccolina che in una grande, oppure parlarne in radio o in televisione (questa l’ho letta da un editor inglese che ha citato otto copie vendute dopo apparizione in TV e diciotto in una libreria con firma copie).
Dina “Che gioia vederti splendere.”
Prima che andassi via sono arrivate altre due persone di Mursia con cui ho i contatti ed è stato bello salutarle e conoscerle di persona. La loro energia e simpatia nei miei confronti mi ha dato la carica in questi mesi e continua tutt’ora con supporto per i blogger che stanno scrivendo recensioni a 5 stelle. Si capisce dal testo che lo hanno letto per davvero e colto alcuni aspetti che volevo si capissero, non solo un racconto leggero, ma dei messaggi importanti (non necessariamente trans). Una recensione citava anche una frase e ho pensato che bella, poi ho capito che è una frase tratta dal mio romanzo…a volte mi stupisco di me stessa.
Simplified Summary
Arrivare al Salone del Libro di Torino e vedere “Il prezzo del cambiamento” esposto tra migliaia di titoli è stato uno di quei momenti che ti restano addosso. All’inizio giravo quasi spaesata in mezzo ai padiglioni enormi, poi mi sono ritrovata dietro lo stand a fermare persone, distribuire cartoncini e cercare di capire dagli sguardi chi potesse davvero amare i gialli. Ho scoperto che in una fiera così grande non basta esserci: devi esporti, sorridere, parlare, quasi inseguire i lettori senza sembrare una televendita umana. È stato stancante, a tratti buffo, ma anche molto umano. Alla fine ho venduto una copia sola, però quella dedica fatta dal vivo mi ha emozionata più di quanto immaginassi, perché in quel momento ho capito che Nera Jones ormai cammina davvero nel mondo, fuori dal mio computer.
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