È trascorso il mio primo mese al nuovo lavoro. Mi sta piacendo e forse anche il fatto che tecnologicamente l’azienda sia un po’ indietro rispetto alle mie conoscenze e io sono già proiettata nell’immediato futuro. Spero di poter aiutare nel miglioramento.
Negli ultimi due giorni ho svolto un lavoro manuale per la correzione dei test che si fanno al termine dei corsi per i medici. Un lavoro noioso, però mi è piaciuto farlo. Ci ho pensato abbastanza e ho capito perché: è qualcosa di manuale e poco informatico. Negli ultimi anni stavo utilizzando in maniera eccessiva la tecnologia e quindi è stato interessante recuperare questa manualità.
I colleghi sono tranquilli e simpatici. Ieri siamo andati a pranzo fuori, ogni tanto si esce insieme. È stato scelto il ristorante sushi e, per fortuna, il prezzo a pranzo era ragionevole e la quantità giusta, anche se un pochino di abbiocco mi è venuto. Alcuni colleghi sono molto divertenti a raccontare aneddoti e, lentamente, mi sto integrando.

Oggi non c’è danza. La mia amica insegnante sta preparando il ballo delle debuttanti in uno splendido hotel.
Mi sono svegliata presto, ma sono riuscita a rimanere a letto fino alle 8:30, alzandomi con un leggero mal di schiena.
È come se fossi dentro una bolla, un po’ stanca, molto tranquilla. Oggi mi dedico a me stessa. Nessun impegno, nulla che debba fare per forza.
Ho terminato la scrittura del sequel del mio romanzo di Nera Jones e l’ho inviato a Mursia. Ora lo leggeranno e mi diranno se è all’altezza della pubblicazione, come spero.
Ho anche ripreso in mano il libro sui percorsi di affermazione di genere, che ho fatto creare all’intelligenza artificiale estraendo materiale dal mio blog e da numerosi documenti. Ovviamente è troppo freddo e non va bene. È una buona base di partenza, ma dovrò riscriverlo almeno al 60%. Soprattutto ho notato che alcune cose importanti per le persone trans sono state riassunte troppo e rese quasi banali.
Sono venuta a Treviglio, ho fatto colazione in un bar, ho salutato la mia amica che lavora nel centro dove ho fatto i primi tre anni di depilazione laser per il viso. Poi sono passata a quella medicale in un centro medico, perché la barba con il laser normale non si elimina totalmente.
Ho girato le due edicole sopravvissute alla ricerca del numero del fumetto Disney PK. Non sanno neanche cosa sia. A Milano, intorno alla Stazione Centrale, sono sparite le edicole tradizionali. Ne è rimasta solo una all’interno della stazione, che vende più che altro magazine e riviste.
Purtroppo le edicole stanno sparendo davvero. Hanno resistito più di quanto si pensasse, ma il mondo digitale le sta uccidendo. Peccato, perché ho dei bellissimi ricordi, anche di quando ero giovane, quando addirittura andavo nel paese a fianco perché lì i fumetti dei supereroi arrivavano un giorno prima.
Adesso faccio un giro al mercato e poi si vedrà.

Tanto non ho comprato nulla. Cercavo una borsetta a tracolla un po’ più alta rispetto a quella che ho, ma niente. Anche un pigiama in caldo cotone, ma in offerta non c’era nulla. Per il resto non ho bisogno di scarpe o altro. Ho notato, però, che sono l’unica donna che indossa la gonna.
Uscita dalla bolgia delle persone, ne ho osservate alcune che magari mi serviranno come prototipi per un prossimo romanzo e mi sono accorta di una cosa: ero impegnata a guardare la merce esposta ed evitare di scontrarmi con le signore che si fermavano all’improvviso davanti a me. Non ho avuto neppure per un istante il pensiero di poter apparire meno donna.
Dopo sette anni di percorso non dovrei più farmi certi pensieri, ma rendermi conto di questa bellissima normalità è stato piacevole, credo che il ricordo sia stato evocato perché ho fatto una conversazione telefonica con una “nuova” donna trans con un anno di percorso. Ciao Paola!
Una donna in mezzo a una folla interessata solo a fare acquisti scontati. Nessuno sguardo che non fosse per quella tizia molto alta che sono io, e non per altri dubbi.
Mentre passavo tra le bancarelle, ho sentito una signora dire che non vedeva nessuna gonna esposta. Ovviamente i pantaloni sono più comodi, ma meno simbolici e ti rendono meno sexy, a meno che tu non abbia un sedere favoloso.
In settimana mi ha chiamata l’ospedale di Trento, dove sono in lista da due anni per fare la mastoplastica additiva. Mi avevano già chiamata ad agosto perché si era liberato un posto, ma non ero ancora pronta e, con il caldo, tenere per un mese il reggiseno contenitivo non me la sono sentita.
Ora hanno chiamato perché c’era un posto a metà novembre. Peccato che nel nuovo lavoro sarò ancora in prova per un mese e, nonostante legalmente non avrebbero nulla da obiettare, durante il periodo di prova potrebbero lasciarti a casa senza particolari motivazioni. Non posso rischiare. A malincuore ho detto che sarò disponibile a febbraio o marzo.
A settembre stavo pensando addirittura di farmi togliere dalla lista. Non sentivo quella grande necessità di avere più seno, che nel frattempo è anche un pochino cresciuto. Però in questo mese ci sto riflettendo e, adesso che con la neovagina sono guarita, il desiderio sta aumentando.
Non quello di avere un seno troppo grosso. È proprio questo che mi frena, nonostante le rassicurazioni del chirurgo durante il colloquio. Ho 62 anni e non mi interessa assolutamente avere una quarta abbondante che magari mi provocherebbe mal di schiena e disturbi vari. L’idea sarebbe arrivare a una terza abbondante, però mi avevano detto che, avendo le spalle larghe, devono riempire tutto e questo è ciò che mi fa un po’ paura.
Come saranno venute, poi, lo scoprirò soltanto dopo due settimane, togliendo il reggiseno contenitivo, e a quel punto sarebbe un pochino tardi per dire: «Forse abbiamo esagerato».
Intanto ho ancora tre mesi per pensarci sul serio.
Altre donne trans mi hanno detto di farla, però sono tutte molto più giovani di me e forse vivono una disforia maggiore della mia.
Simplified Summary
Un mese nel nuovo lavoro e mi sto integrando, riscopro persino il piacere dei lavori manuali e combatto con una burocrazia aziendale di normative ISO che, dopo sette anni di percorso di affermazione di genere, francamente ha trovato la persona sbagliata da spaventare. Intanto ho consegnato a Mursia il sequel di Nera Jones, ripreso il libro sui percorsi di affermazione di genere e mi sono concessa una giornata senza obblighi. In mezzo alla folla del mercato ho avuto una piccola, bellissima consapevolezza: non stavo pensando a come gli altri mi vedessero, ero semplicemente una donna che cercava di non schiantarsi contro altre donne ferme davanti alle bancarelle.
PAS, secondo incontro
Social, divulgazione trans, influencer
Terza settimana del nuovo lavoro, non ho più tempo libero?
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