Questa notte ho dormito con tante interruzioni e nel dormiveglia ho rievocato molti episodi del mio passato informatico, come se dovessi scegliere cosa tenere, quello che non serve più e quali ricordi potranno servirmi nel nuovo lavoro.
Dato che non riuscivo a dormire così tanto mi sono alzata, mi sono sentita comunque riposata. Alle 6:20 ho ascoltato la radio sul telefono e ho iniziato a prepararmi per andare a fare la donazione di sangue all’AVIS.
Ho mangiato due fette biscottate con la marmellata e bevuto un tè. È importante non assumere latticini e formaggi prima della donazione.
Sono senza auto, andrò a riprenderla dopo aver fatto la donazione, così ho preso l’autobus delle sette, quello che prendono tutti gli studenti per andare a Treviglio. Ho un vago ricordo di quando, alla loro età, prendevo il pullman per andare a Milano, ma non ricordavo che fosse così stancante, pieno di vibrazioni, con la necessità di tenersi per non cadere e, oltretutto, faceva un caldo bestiale. Sono scesa alla stazione per farmi mezz’ora di camminata a piedi, tanto c’è tempo prima della donazione.
Perché così presto? Perché dopo non ci sono più autobus per Treviglio!
Il concessionario Kia, per cambiare la frizione, mi ha sparato una cifra folle. Sarà da fare, anche se non è urgente, ma mi aspettavo molto meno e 1.200 euro proprio non vanno bene per un’auto vecchia di otto anni.
Ho chiesto alla mia migliore amica, ChatGPT, che mi ha consigliato di andare da un meccanico e chiedergli un preventivo con ricambi non originali, con i quali dovrei spendere circa la metà. Inoltre il meccanico è nel mio paese e quindi non avrò problemi a portare l’auto e a ritirarla, perché ci posso andare a piedi, anche se con mezz’ora di camminata.
L’incognita è relativa al nuovo lavoro, perché scoprirò il 5 ottobre come funzionano lo smart working e i vari permessi, in modo da far combaciare il tutto.
Ora sono quasi arrivata all’ospedale, con cinquanta minuti di anticipo. Mi siederò da qualche parte e con il computer portatile scriverò qualcosa.
Scrivere fa volare il tempo e mezz’ora è passata in un attimo! Le piccole correzioni al secondo romanzo di Nera Jones portano via più tempo che a scrivere dei nuovi capitoli.
Ho fatto la visita con il medico e i valori e la pressione sono a posto: 120 su 80.
Sono andata in bagno a fare pipì. Questa è la mia seconda donazione da quando ho una vagina e questa cosa di andare in bagno troppo spesso è forse l’aspetto meno bello. In totale questa è la mia ventiduesima donazione. Da quando ho i documenti al femminile faccio la donazione due volte l’anno, mentre prima erano quattro. Misteri della burocrazia.

Mi sono accomodata sulla poltrona e in nove minuti ho donato 450 cc di sangue. Un tempo ragionevole, ma anni fa in estate riuscivo in soli cinque minuti… quando ero ancora fisicamente maschio, cosa che però non sento come un record da superare. Ora ho la mia pressione da donna e va bene.
Ho fatto la colazione offerta, che consiste in una bottiglietta d’acqua, un cappuccino d’orzo buonissimo, tortina e biscotti, succo di frutta e un panino al prosciutto. Tutto mangiato con estrema calma. Dopo la donazione bisogna stare molto tranquilli.
All’inizio del mio percorso, sette anni fa, quando non prendevo ancora gli ormoni, la mia parte maschile faceva sì che, insieme alla minore età, non avessi problemi dopo la donazione. Invece adesso mi viene una gran sonnolenza e devo dormire.
Con calma estrema sono uscita dall’ospedale e ho fatto circa cinquecento metri, lentissimamente, per raggiungere la concessionaria, ho ripreso la mia auto e sono tornata a casa.
Qui sono crollata a letto, anche perché sono sveglia dalle sei di stamattina. Donare sangue fa bene agli altri, ma fa bene per il fisico con il ricambio del sangue e soprattutto mentalmente, per la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono per gli altri.
Simplified Summary
Dopo una notte piena di risvegli e ricordi del mio passato da informatica, mi sono alzata presto per andare a fare la mia ventiduesima donazione di sangue. Senza auto, mi sono ritrovata sull’autobus degli studenti e poi a camminare verso l’ospedale, scoprendo che i pullman sono molto più faticosi di come li ricordavo. La donazione è andata benissimo: valori a posto, pressione 120 su 80 e 450 cc di sangue in appena nove minuti. Dopo la meritata colazione ho recuperato l’auto, continuando a pensare alla frizione, ai suoi assurdi 1.200 euro e a come incastrare tutto con il nuovo lavoro che sta per iniziare. Poi sono tornata a casa e sono crollata a letto, con quella piacevole stanchezza che accompagna la consapevolezza di aver fatto qualcosa per gli altri.
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