Questa mattina mi sono svegliata troppo presto e quindi sono riuscita a rimanere a letto fino alle 7:15. Improvvisamente non c’è più quel caldo afoso e addirittura questa notte ho dovuto mettere anche una coperta sul letto.
Sono andata in bagno, ho lavato la patatina, ho fatto i miei esercizi mattutini con i pesetti da 2 kg e mi sono risvegliata abbastanza. Il ricordo è andato ai risvegli degli ultimi giorni in albergo, con molta calma e il panorama delle colline senesi fuori dalla finestra. Qui a casa vedo, molto in lontananza, le Alpi e il campo sportivo. C’è meno poesia.
Per fortuna la caviglia, che ho stancato troppo sabato, non mi fa più così tanto male. Anche ieri l’ho messa a dura prova: c’erano lavori in corso tra Firenze e Bologna e, con tutti i cantieri e i rallentamenti, ci siamo anche fermate numerose volte. Lo stesso è accaduto più avanti, grazie soprattutto a coloro che vanno piano nella corsia centrale e fanno da tappo. La cosa che odio di più e che mi fa sentire prigioniera è stare ferma in autostrada in attesa che la coda riparta.
Alla fine ho fatto 70 minuti di coda e il viaggio totale è durato quasi sei ore, abbastanza da farmi arrivare a casa stravolta, nonostante le due pause all’Autogrill. Ero talmente bloccata che l’idea di uscire a fare una breve camminata in paese per sgranchirmi e poi comprare una pizza da asporto è naufragata non appena mi sono sdraiata sul letto per qualche minuto.
Niente pizza e cena con delle verdure in scatola, utile per la mia dieta. Non so bene se sto perdendo peso perché sono due sabati che sono in giro, ma mi sento più energica e quindi probabilmente sto rientrando nel mio peso forma.

C’è poi la preoccupazione per mamma, che ha dei problemi di vista da vicino: le scritte le si sovrappongono e quindi non può né leggere né scrivere e, soprattutto, se le mandi un messaggio su WhatsApp non riesce a leggerlo, nonostante abbia messo i caratteri più grandi.
Era stata al pronto soccorso otto giorni fa e le avevano detto di fare degli esami del sangue. Ora sembra che debba fare una visita neurologica, cosa che ovviamente nel piccolo ospedale di Comacchio non fanno e quindi, con mio papà, deve andare fino a Cona, che dista 40 minuti. Il problema è mio papà, che sulle strade che non conosce si perde. A 85 anni ha un po’ di problemi con la memoria a breve termine e quindi basta niente per mandarlo in confusione. Adesso poi mia mamma non può neanche vedere le strade sul navigatore. Speriamo bene.
Oggi infatti sono preoccupata e mi piacerebbe andare prima, facendo smart working da loro, però ho bisogno anch’io di due giorni di riposo per riprendermi dalla piccola vacanza a Siena, che è stata meravigliosa, ma mi ha anche provata fisicamente.
Invece per andare su argomenti leggeri, una cosa bellissima che ha detto Simona quando ci siamo abbracciate a lungo e salutate è stata: «È stato bellissimo parlare con te per la qualità e la quantità dei discorsi».
In effetti, abbiamo parlato di tutto, dalle cose banali di tutti i giorni a suo papà e mia sorella, che sono morti anni fa, fino ai massimi sistemi mondiali.
La cosa che ricordo di più del viaggio sono stati gli abbracci di sua mamma Loriana, 87 anni, che inizia a essere un po’ sorda, ma è di mente lucidissima. Abbracci stretti, intensi. Ha capito che la mia transizione è qualcosa che parte da dentro. Ogni volta mi sono commossa.
Poi il marito Massimo, scherzando, mi ha detto che la prossima volta che vado da loro non devo fare grandi cambiamenti, perché gli fanno male al cuore. Per i maschi, dopo una certa età, è difficile capire e vederti diventare una bella donna. Gli ho risposto che magari la prossima volta tornerò lì con un fidanzato oppure una fidanzata, non lo so ancora.
In mattinata Simona ha cucinato il pranzo e io ho fatto da supporto, mentre parlavamo un po’ di tutto. I nostri argomenti, adesso che vivo al femminile, si sono ampliati di molto, includendo anche cose da donna: dal ciclo alla bigiotteria, ai vestiti, a tutto il resto che fa parte del mondo femminile.
In questo momento sto facendo una camminata in paese e il sole sta già iniziando a scaldare l’aria, che non è più così fresca. Tra mezz’ora tornerò al lavoro, per fortuna da casa, e magari riuscirò a farlo dal balcone, che è tutta un’altra cosa.
Si ricomincia con la vita di tutti i giorni ed è partito il conto alla rovescia per arrivare a ottobre, quando cambierò lavoro.
Simplified Summary
Dopo il lunghissimo rientro da Siena, tra cantieri e 70 minuti di coda, questa mattina mi sono svegliata finalmente con un po’ di fresco e con la voglia di riprendere i miei ritmi. Rimane la preoccupazione per mamma e per la visita neurologica che dovrà fare a Cona, soprattutto pensando alle difficoltà di papà nel guidare su strade che non conosce. Di Siena mi restano soprattutto le parole di Simona, le nostre lunghe conversazioni e gli abbracci intensi di mamma Loriana, che ogni volta sono riusciti a commuovermi. Sono stati giorni bellissimi, nei quali ho sentito ancora una volta quanto siano cambiate anche le mie relazioni e i discorsi da quando vivo al femminile. Adesso si ritorna alla quotidianità, con una camminata, il lavoro dal balcone e un nuovo conto alla rovescia: ottobre e il cambio di lavoro.
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