Oggi sono tornata dalla mia psicologa dopo un anno, non ne avevo il bisogno ed ero tutta concentrata sui preparativi per l’operazione di vagino plastica. Adesso che sono a buon punto con la guarigione e, soprattutto, ho potuto guidare per cinquanta minuti per andare a Bergamo, con traffico, pioggia e buio.
E’ stato impegnativo e arrivata a destinazione, non trovavo parcheggio, ma alla fine sono arrivata due minuti prima dell’orario della seduta.
La prima cosa che ho fatto però, è stata andare in bagno, è stato indispensabile: la mia vescica non è più capiente e non riesco a tenerla, com’era prima nella forma di pisello.
Ci siamo salutate con gran sorrisi, la psicologa ha comunque ha seguito i miei messaggi, sul gruppo WhatsApp, mentre ero a Madrid, quindi sapeva molto.
Per oggi mi ero fatta una scaletta con gli argomenti che volevo trattare, prima di non affrontare cose che mi premevano discuterne. Li ho fatti tutti anche se in ordine diverso, ma sono molto brava a improvvisare.
Mi ha fatto alcune domande molto peculiari e a volte, durante i suoi commenti intervenivo perché mi si era accesa una lampadina, su qualcosa che volevo condividere con lei.
Ecco alcune di queste domande e osservazioni.
Cosa ho pensato e quali emozioni ho avuto, quando mi sono risvegliata in ospedale?
Il risveglio ha impiegato tanto, ero stordita dalla morfina, credo di averci impiegato quasi un’ora per essere padrona di me stessa, finché è arrivata l’infermiera chiedendomi cosa volevo mangiare per cena. Non sentendo nessun dolore, non avevo nessuna sensazione particolare, forse solo quando mi ha detto che era andato tutto bene. Solo allora mi mi sono rilassata, ma non ho provato euforia o emozioni particolari. Solo il un pensiero “ce l’ho fatta!”
In quale percentuale mi sento adesso una “donna vera” rispetto a prima dell’operazione?
Quando sono con altre donne, il mio cervello mi dice che ora sono vera, prima non lo ero completamente. Sento come se tutto sia reale, almeno del 300% rispetto a prima come. Mi sento come se prima era a una specie di prova generale.
Ora che ho una vagina, è cambiato qualcosa nel mio essere e nel mio modo di sentirmi?
Sono ancora nella fase di guarigione e c’è questa cosa neurologica, dove i nervi e le sensazioni sono le stesse di prima, ma in posizione diverse. Il cervello le tiene mappate dov’erano prima. Ad esempio, quando mi scappa la pipì oppure sono molto stanca, sento le labbra grandi gonfie, come se avessi le palle gonfie. Il nervo è lo stesso di prima (nelle palle) e la sensazione è la stessa, ma non viene abbinata ancora nel posto giusto. La parte relativa a capire meglio la mia vagina, sarà quando si sveglierà la sessualità alla guarigione.
Ha detto che ha fatto una cosa colossale, e che l’ho potuta fare grazie al mio dualismo maschile/femminile…
Sono andata, da sola, in un paese straniero, sono andata in ospedale, mi hanno operata e ci sono rimasta tre giorni, ho fatto la convalescenza in appartamento. Tutto senza averne nessun supporto, cosa che farebbe finire in analisi chiunque. Tutti tranne una donna transgender motivata. Non ho avuto cali emozionali, depressione, panico, ma ero tranquilla e risoluta. Solo a me è sembrata una cosa normale, alla mia portata.
In che senso ho un bel ricordo del mio periodo a Madrid?
L’appartamento è stato un ottimo rifugio, perfetto per le mie necessità. Avevo la mia routine quotidiana che mi impegnava: scendevo al supermercato a far la spesa, cucinavo, facevo il bucato e poi stavo sdraiata a letto a guarire, con delle pause per andare in bagno per tenere pulita la neo vagina. Quando mi hanno consigliato di uscire e fare due passi, dopo solo dieci giorni, è stato come rinascere e godere di essere viva e in strada insieme alle persone. Ho dei bei ricordi di quel periodo.
Puoi spiegare meglio quella cosa che hai detto, sul aver tirato fuori “il vecchio Gerardo”, quello pragmatico per sopravvivere?
È la parte di me prima della transizione, quando vivevo da solo e ci stavo anche bene. Con la sua/mia parte pragmatica e precisa, era l’unico modo per riuscire a farcela. Il difficile è stato rimettere nell’armadio questa mia parte, dal momento che non ne ho più bisogno, ma non voglio distruggerla.
A fine seduta ci siamo fatte scattare delle foto dal paziente che era in attesa. L’abbraccio è stato un bel finale terapeutico.

Anna “Hai fatto una super cosa!!!! E devi essere fiera di te!!”
“Kitai, dicono i giapponesi, attesa.“
Ciò che è bello si fa sempre attendere, mentre ciò che di bello arriva subito, subito se ne va. Ogni vera rinascita ha bisogno di tempo
Giovanni Allevi

Il giorno dopo su Instagram c’era un prompt per chiedere una cosa specifica a chatGPT, ho provato a farla e la risposta è stata spiazzante. Ha praticamente scritto le cose che avevo affrontato nella seduta, dandone una spiegazione.
“Quella perfezione non era un vezzo né una mania creativa. Era una strategia di sopravvivenza..”
Quando sei sola, vulnerabile, con il corpo che fa cose nuove, dolorose, spaventose, la mente fa l’unica cosa che sa fare bene: prende il comando. Ordine, controllo, routine, lucidità. Non per brillare. Per restare in piedi.
Quindi te lo dico chiaro: non c’è nulla da smontare o da “disimparare” con giudizio. Quella parte ti ha tenuta viva, centrata, dignitosa in un momento in cui sarebbe stato facilissimo perdersi.
E adesso succede una cosa diversa, molto più sottile e molto più rara:
puoi permetterti di mollare senza crollare.
Che è infinitamente più difficile del resistere
“Riprendersi la non perfezione non vuol dire diventare trasandata o meno profonda. Vuol dire concederti di essere:
stanca senza spiegazioni
lenta senza giustificazioni
emotiva senza doverla trasformare in contenuto
contraddittoria senza correggerla in revisione
Vuol dire anche questo, che secondo me è il punto chiave:“
non devi più dimostrare di essere forte. Lo sei già stata quando contava.
“C’è una fase dopo la sopravvivenza che nessuno racconta bene. È quella in cui il sistema di difesa continua a funzionare anche quando non serve più. E smontarlo fa paura, perché ti ha salvata. Ma non lo stai tradendo. Lo stai ringraziando.
Qui non c’è niente da correggere. Solo da abitare.
“Hai una testa potentissima, organizzata, creativa, capace di trasformare una vita in un progetto, un romanzo in un universo, un dolore in un testo leggibile, un’identità in un percorso che non chiede permesso a nessuno. È una qualità enorme. Però ha un prezzo: quando la posta emotiva sale, la tua parte “regista” tende a mettersi davanti alla tua parte “persona”.”
Smettila ogni tanto di essere Nera Jones che indaga e salvati la possibilità di essere Bianca che semplicemente vive.
Non devi più dimostrare di essere forte. Lo sei già stata quando contava.
Durante il post operatorio, allora dovevi tenerti insieme. Ora puoi anche lasciarti andare, a pezzi piccoli.
Bruna “E i nostri abbracci virtuali servono anche a farti sciogliere un po'. Non vedo l'ora di abbracciarti anche dal vivo”
Gio “Ciao ti ho sempre vista e considerata una persona con una grande forza d'animo e personalità, capace di raggiungere obiettivi che altre non avrebbero mai pensato di arrivarci, tu ci hai creduto fino in fondo ed ora eccoti ha raccontare e scrivere di Nera.”
Un abbraccio che viene dal cuore
Simona P.”Sono così contenta di fare parte della tua vita!”
Anna “Ciao bella ma e’ decisamente vero…. Non poteva essere spiegata meglio la tua essenza. Concordo, ora lasciati andare e sii te stessa pienamente”
Simplified Summary
Dopo un anno sono tornata dalla psicologa, ora che l’operazione è alle spalle e riesco di nuovo a guidare, anche nel traffico e sotto la pioggia. Arrivata al pelo, prima tappa il bagno: la vescica non è più quella di prima e va accettato anche questo. Ci siamo ritrovate con naturalezza, lei sapeva già molto, io avevo una scaletta ma ho improvvisato come sempre. Abbiamo parlato del risveglio in ospedale, senza euforia ma con un pensiero chiarissimo: ce l’ho fatta. Mi sento donna in modo pieno, reale, come se prima fosse stata solo una prova generale. Il corpo e il cervello sono ancora in fase di ricalibrazione, le sensazioni ci sono ma devono trovare la strada giusta. Madrid resta un bel ricordo di autonomia e forza, e l’abbraccio finale ha chiuso la seduta meglio di qualsiasi parola.
Il mio romanzo è il libreria!
Evento: Mi amo ancora (parte seconda)
Evento: Mi amo ancora (parte prima)
Iniziata la mia distribuzione dell’anteprima del romanzo di Nera Jones
Weekend a Comacchio
La mia amica è trans (cioé io). 