Ho dormito bene. Ieri ero abbastanza stanca, per cui mi sono svegliata solo due volte per andare a fare pipì e mi sono riaddormentata subito. Ho fatto sogni diversi dal solito che non ricordo, ma so che erano diversi e credo che sia una cosa positiva.
Questa mattina sono uscita venti minuti più tardi e ho trovato molto più traffico, con tutti i ragazzi pronti per entrare a scuola. Alla fine ho perso il treno per un minuto e ho dovuto prendere quello successivo che, ovviamente, era in ritardo. Esattamente come ricordavo succedesse otto anni fa.
Arriverò al pelo.
Speravo di riuscire a dormire mezz’ora in più la mattina, ma a quanto pare non è possibile. Dovrò trovare un altro equilibrio tra sonno, preparazione, traffico e treni.

La mattinata l’ho trascorsa soprattutto sistemando gli appunti che avevo preso ieri, cercando di dare un senso alle procedure e di capire dove si trova tutto il resto. Poi mi sono affiancata a una collega e ho scoperto che lavora in modo molto diverso da come lavora l’altra.
A livello tecnologico sono parecchio indietro e oggi mi sono resa conto di una cosa. Nel mio precedente lavoro nel settore degli eventi avevo creato un’infrastruttura informatica che permetteva di fare in pochi minuti quello che oggi abbiamo fatto in circa quaranta minuti e in due persone, per chiudere un evento con tutta la relativa pratica ministeriale.
È stato interessante rendermene conto perché per tanti anni quella struttura mi era sembrata semplicemente il mio modo di lavorare. Adesso, vedendo come vengono fatte le stesse cose senza quegli strumenti, capisco meglio quanto lavoro avevo fatto per costruirla e quanto tempo permetteva di risparmiare.
Anche il pranzo è stato interessante. Oggi eravamo solo donne e si è finito a parlare di viaggi all’estero. Sono quei momenti apparentemente insignificanti che però servono per iniziare a conoscere le persone con cui lavorerò.
Nel tardo pomeriggio, finalmente, ho iniziato a fare qualcosa di realmente operativo. Dovevo cercare dei voli per alcuni relatori che dalla Sardegna devono andare a Padova e, soprattutto, scrivere una mail spiegando in maniera garbata e professionale che, in pratica, esisteva una sola possibilità per il volo di andata e ritorno, quella che consigliavo dopo una attenta analisi e fare in modo che arrivassero alla stazione ferroviaria tutti insieme o quasi.
Non è stato nulla di particolarmente complicato e certamente niente di straordinario.
Però ho smesso di essere soltanto quella nuova seduta accanto a qualcuno a prendere appunti.
Ho iniziato a essere operativa.

Terzo giorno, a livello lavorativo senza troppa storia. Ho preparato le email e contattato una dozzina di medici, indicando voli e treni per raggiungere un evento. Un conto è prenotare un viaggio per sé, un altro è cercare di ottimizzare gli spostamenti per qualcun altro, soprattutto facendo combaciare bene arrivi e partenze con gli orari dell’evento.
Oggi eravamo in pochi. Alcuni erano malati e molti lavoravano in smart working, quindi anche l’ufficio era decisamente più tranquillo.

Dopo pranzo sono andata a fare la visita con il medico del lavoro, quella che dovrò ripetere ogni due anni. Nel mio lavoro precedente, in tutti quegli anni, non ne ho mai fatta una.
Il dottore mi ha fatto le solite domande e, quando è arrivato agli interventi chirurgici, ho risposto semplicemente: vaginoplastica, dodici mesi fa. Non ha battuto ciglio. Stessa cosa quando mi ha chiesto quali farmaci assumo quotidianamente e gli ho detto che seguo una terapia ormonale sostitutiva.
La cosa che ho apprezzato è che non è cambiato assolutamente nulla nel suo modo di rivolgersi a me. Non ha sbagliato i pronomi dopo aver saputo che sono una donna transgender, non ha fatto domande inutili ed è rimasto semplicemente professionale. Anzi, quando gli ho raccontato di quanto sport faccio, si è dimostrato anche molto positivo.
Dovrebbe essere la normalità e forse proprio per questo mi ha fatto piacere.
Adesso sto rientrando a casa e domani sarà il mio primo giorno in smart working. Probabilmente sarà anche piuttosto noioso, perché devo guardare almeno quattro ore di video sulla sicurezza sul luogo di lavoro. Sono moduli di circa mezz’ora ciascuno che non si possono interrompere e nemmeno mettere in pausa, una specie di prova di resistenza più che un corso sulla sicurezza.
Poi ce ne saranno altre quattro ore da completare entro una settimana per ottenere il PDF di idoneità.
In compenso domani niente treni, niente traffico e niente corse per arrivare in stazione.
Dopo tre giorni, comincio già a capire come potrebbe essere la mia nuova normalità.
Simplified Summary
Il terzo giorno sono entrata ancora di più nel lavoro vero, contattando una dozzina di medici e cercando di organizzare voli e treni in funzione degli orari di un evento. L’ufficio era quasi vuoto, tra colleghi malati e altri in smart working, e la giornata è trascorsa tranquillamente. Nel pomeriggio ho fatto la visita con il medico del lavoro e ho parlato senza problemi della vaginoplastica e della terapia ormonale. Ho apprezzato soprattutto la sua assoluta normalità: nessun cambio di atteggiamento o di pronomi, soltanto professionalità. Domani primo giorno in smart working e quattro ore di video obbligatori sulla sicurezza: almeno, per una mattina, la sfida non sarà riuscire a prendere il treno.
Terminata la prima settimana del nuovo lavoro
Primo giorno del nuovo lavoro
Domenica prima del nuovo lavoro
Epilazione del viso con laser alessandrite
Esame del sangue per la prostata
Penultimo giorno lavorativo 