Questa mattina ho fatto un esame del sangue per il controllo della prostata (PSA).
Il ginecologo dell’ospedale Niguarda mi aveva consigliato di farla a circa un anno dall’intervento di vaginoplastica.
L’esame del sangue invece un mese prima della visita che ho trovato per fine novembre.
Ho prenotato qui in zona con un medico “qualsiasi” non esperto di persone transgender, tanto è solo un controllo di come sta la mia prostata, che dopo l’intervento rimane comunque.
Sono arrivata al CUP della sezione alle 7:00, appena apre e già avevo davanti una ventina di persone. Sapevo di questa cosa quando mesi fa ero arrivata solo quindici minuti dopo e già la lista era lunghissima.
Nonostante la mia precauzione ho dovuto aspettare più di un ora. Per fortuna avevo con me il Mac portatile che uso per scrivere, così il tempo è passato molto più in fretta nel rileggere e correggere il secondo romanzo di Nera Jones.

Finalmente è arrivato il mio turno e allo sportello l’impiegata mi dice che quella prestazione non è compresa nel servizio sanitario. Piccolo attacco di panico e le chiedo se posso farla comunque lì. Dopo tutta quell’attesa non potevo andarmene e rinviarla. Mi dice che costa circa 20€ e va bene, il ticket era già quasi a quella cifra.
Praticamente dato che sono una donna, non posso fare quest’analisi che è solo per uomini.
Entro a fare il prelievo e l’infermiera guarda la pagina che le dice per quale motivo devo farlo. Mi guarda e ha lo sguardo dubbioso: “E’ sicura di questa prescrizione?”. Dopo anni di paura del giudizio e dover dare spiegazioni adesso sono molto diretta: “Ho cambiato sesso, ecco perché devo fare il controllo”.
Mi dice che a volte i medici sbagliano prescrizione, la rassicuro che va tutto bene.
Sono curiosa di vedere il referto appena arriverà e controllare i valori di riferimento indicati, mi sa che indicherà che ho qualcosa che non va, dato che sono solo per un uomo cisgender. Starà all’urologo darmi una risposta alla visita.
Simplified Summary
Questa mattina ho fatto l’esame del PSA, consigliato dal ginecologo a circa un anno dalla vaginoplastica, perché la prostata è ancora lì e va controllata. Dopo più di un’ora di attesa, trascorsa fortunatamente a correggere il secondo romanzo di Nera Jones, scopro che per il Servizio Sanitario quella prestazione non è prevista per me: sono una donna e il PSA è considerato un esame da uomini. Pago privatamente e al momento del prelievo arriva la domanda dell’infermiera, perplessa davanti alla prescrizione: «È sicura?». Stavolta nessun imbarazzo: «Ho cambiato sesso, ecco perché devo fare il controllo». Anni fa avrei avuto paura del giudizio e sentito il bisogno di dare mille spiegazioni, oggi mi basta dire semplicemente come stanno le cose. Adesso sono curiosa di vedere il referto e soprattutto quali valori di riferimento utilizzerà il laboratorio: poi toccherà all’urologo interpretarli tenendo conto della mia situazione.
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