Qualche mese fa sono stata invitata da una mia amica a partecipare a un congresso medico a Solomeo, vicino a Perugia. Un posto magico immerso nelle colline. Dopo aver visto sulla cartina quanto sia difficile raggiungerlo, la mia amica mi ha detto che viaggio e alloggio sarebbero stati pagati dagli sponsor e che non dovevo preoccuparmi. Ci abbiamo messo quasi sei ore per arrivare e altrettante per tornare. Sono uscita di casa alle sei del mattino per raggiungere Milano con un primo treno, poi prendere il Frecciarossa fino a Firenze e da lì ci hanno caricate su un pulmino per il tratto finale. Finché non sono salita sul pulmino ero da sola e, in business class, il tempo è passato velocemente: ho scritto un po’ di cose su carta.
Grazie al potere dell’intelligenza artificiale, a cui puoi dare la fotografia di quello che hai scritto a mano e te lo trasforma in digitale, ho ripreso a buttare giù appunti e testi a mano. È anche un modo per rallentare e rimanere focalizzata su quello che sto scrivendo.

Sul pullman ho chiacchierato molto con la dottoressa che avevo al mio fianco e, dal sedile di fronte, c’era un’altra dottoressa che avevo conosciuto cinque anni fa: è cambiata molto e ho fatto fatica a riconoscerla.
È successo lo stesso una volta arrivate, anche con altre dottoresse. Da una parte c’è il problema che faccio fatica a ricordare i nomi, forse conosco troppe persone, dall’altra ho scoperto che quando dormo poco e male ho difficoltà a recuperare alcune parti della memoria. Sarà l’età? Inoltre la mia immagine mentale e il nome non sempre risultano abbinati correttamente.
Ho chiesto ad alcune amiche transgender operate se hanno avuto anche loro problemi nel ricordare persone conosciute prima e più o meno capita lo stesso anche a loro.
Mi era già successo all’inizio del mio percorso al femminile: tutto quello che avevo vissuto prima era diventato irrilevante e avevo effettivamente dimenticato molti fatti e luoghi.
Negli ultimi anni ho vissuto davvero intensamente al femminile e adesso sta succedendo qualcosa anche dopo l’operazione: mi sento più vera e tutto è più vivido.
Per fortuna ho il blog, che è un’ottima memoria.

Una volta lasciati i bagagli in un locale, saremmo andate in hotel solo a tarda sera, e abbiamo potuto vedere la meraviglia del posto.
È un borgo ristrutturato recentemente, ma con grande cura, ed è bellissimo. Intorno c’è un panorama di colline e cipressi spettacolare. Il meteo era perfetto, con un cielo di un azzurro intenso e il canto degli uccellini.

L’idea di chiuderci in una sala per l’evento non mi entusiasmava, ma lo abbiamo fatto e, anzi, abbiamo portato dentro quella sensazione di tranquillità, di distacco dalla frenesia del mondo moderno.
Ho assistito a tutto in sala, tranne un paio di presentazioni troppo tecniche per me: l’argomento era oncologico e non conosco farmaci, dosi e simili, per fortuna.
Non tutti gli interventi erano tecnici, anzi ce ne sono stati altri più legati a testimonianze e racconti.
Quando abbiamo terminato c’è stato un aperitivo che, con salumi e formaggi, era quasi una cena anticipata. C’era la possibilità di cambiarci nel teatro, che aveva circa 200 posti ed era bellissimo, con un’ottima acustica, ma si era alzato un venticello e quindi il vestito rosso scollato è rimasto in valigia.
La cena si è svolta su due tavolate lunghissime, sedute su panche, eravamo almeno settanta, quasi tutte donne. A tavola con le mie vicine abbiamo parlato di tanti argomenti diversi, per fortuna poco di lavoro.
Da parte mia è stato difficile non parlare del romanzo, la cui presentazione sarebbe stata una sorpresa del giorno dopo.
Molte di queste dottoresse, non solo oncologhe ma anche di altre discipline, con psicologhe e perfino un’antropologa, mi vogliono bene.
Non è solo simpatia per la donna trans: vedo nei loro occhi e nel modo in cui si rivolgono a me un rispetto per quello che racconto e forse anche per il percorso che ho scelto e che porto avanti raccontandolo.
Comunque, stando sia con persone che conoscevo sia con altre nuove, non mi sono mai sentita sola né fuori posto.
È stata una giornata meravigliosa che si è conclusa andando nell’hotel a Perugia, che dista circa 10 km.

Avevo una bellissima stanza matrimoniale, ho fatto una doccia e mi sono preparata per dormire.
Ho saltato la dilatazione vaginale perché sapevo che sarei stata stanca morta. Per una giornata posso anche evitarla, almeno per il primo anno, poi potrò saltare anche più giorni.
Prima di addormentarmi ho ripensato a tutta la giornata, cercando di mettere in ordine pensieri, volti e nomi.
Simplified Summary
Sono andata a un congresso medico a Solomeo, un posto bellissimo ma non facile da raggiungere, con viaggio organizzato dagli sponsor. Il tragitto è stato lungo ma utile per scrivere e riflettere, e ho socializzato con diverse dottoresse. Ho notato difficoltà nel ricordare nomi e volti, soprattutto con stanchezza, e mi sono interrogata su memoria e cambiamenti personali. L’evento è stato interessante, tra parti tecniche e testimonianze, in un contesto molto piacevole e umano. La giornata si è conclusa con una cena conviviale e la sensazione di non essere mai sola né fuori posto.
Evento: Mi amo ancora (parte seconda)
Iniziata la mia distribuzione dell’anteprima del romanzo di Nera Jones
Weekend a Comacchio
La mia amica è trans (cioé io).
Dalla psicologa per il nuovo anno di rinascita
Consegnato il romanzo in anteprima 