Questo è un articolo di mie esperienze personali, ma mi stavo chiedendo se anche agli uomini trans succede l’opposto, cioè che il loro migliore amico sia trans. Scrivetemi nel caso. In questo momento di Pasqua serale, il sole caldo sta tramontando e all’ombra fa molto freddo. Sono uscita per una breve camminata in paese dopo aver dormito un’ora, mi sento comunque ancora abbastanza stanca sia fisicamente che mentalmente. Sono stati due giorni meravigliosi, ma che mi hanno anche provata, soprattutto dal punto di vista mentale. Mi piace stare con la gente, sono molto socievole, sto benissimo in compagnia, quindi cosa non va? È come se il mio cervello, con troppe chiacchiere, troppe cose belle e affetto, vada in sovraccarico e abbia bisogno di un po’ di solitudine per smaltire pensieri ed emozioni.
Ieri sono andata a Calusco d’Adda, dove c’è il ponte altissimo sul fiume, per incontrare la mia amica Marta e farci una camminata lungo il fiume Adda. La temperatura era perfetta, il cielo sereno, si stava veramente bene. Dopo aver salutato i suoi genitori e un cugino con i figli, una breve parentesi familiare che non mi è dispiaciuta affatto, ci siamo incamminate per raggiungere il fiume e il traghetto che porta all’altra sponda.
Qui ci siamo fermate molto a lungo, sedute a goderci il sole mentre aspettavamo l’orario del traghetto. Arrivate sull’altra sponda, altre chiacchiere interessanti, abbiamo pranzato con dei panini, poi siamo andate in bagno nel bar, bevuto un caffè e preso un gelato mangiato lungo il percorso in riva al fiume.

Tra le due sponde del traghetto, Marta mi ha chiesto di leggerle i primi due capitoli del romanzo che avevo portato con tanto di dedica. Ho tirato fuori la mia voce da lettura espressiva e le è piaciuto molto.
Ho capito alcune cose: il testo scritto ha dei sottintesi nelle frasi, ma quando lo senti recitato andrebbe spiegato meglio in alcune parti cosa sta succedendo.
L’inizio, alla prima pagina, è molto più violento di quello che ricordavo. È un thriller e va bene così.
Le chiacchiere sono state parecchie, forse un po’ meno rapide ma molto dense da parte sua, perché rispetto a molte altre mie amiche lei dice di essere più sul maschile e preferisce parlare meno. Io ascolto molto, non fornisco mai consigli, solo opinioni e informazioni.
È molto bello aprirsi con le amiche e raccontarci anche cose del passato e lo stesso ha fatto lei, rivelandomi che l’ultima volta che ha fatto quel percorso, che lei fa spesso, era con un suo ex che non si è comportato bene e c’è stata una litigata. Il mio compito, da amica, era cancellare quel brutto ricordo in questi luoghi.
Mi ha chiesto se questa responsabilità mi spaventava, in realtà a me ha fatto molto piacere.
Quando riesco ad essere di aiuto a qualcuno mi fa sentire sempre bene. Le ho accennato che ogni tanto cerco di tornare nei luoghi dove ero al maschile, per riscrivere i miei ricordi come sono adesso, al femminile.
Ha detto che sono la sua migliore amica su queste cose, proprio per il modo in cui si sta bene insieme senza giudizio da parte di nessuna delle due.
Marta “leri ho avuto la fortuna e il privilegio di passeggiare nei miei luoghi del cuore con la mia amica Bianca lula che mi ha letto due capitoli del suo libro. Se vi piacciono i thriller, Bianca ha appena pubblicato il suo primo romanzo thriller con Mursia e io l'ho acquistato per sostenere lei e tutto ciò che fa…“
Grazie ancora Bianca
Questo mi ha ricordato che questa frase me l’hanno già detta tante altre amiche, facendo e stando insieme nella natura e in altre attività. Ognuna di queste donne è differente per carattere, età, lavoro e tutto il resto, l’unica cosa che le accomuna sono io.
Da qui il titolo di questo post, che credo valga per quasi tutte le donne transgender quando hanno a che fare con altre donne cisgender.
Tra noi donne trans, i discorsi invece vertono forse un po’ troppo sul percorso di transizione, su sensazioni ed emozioni, ma comunque sono discorsi indifferenti, a volte più intimi tra di noi. Non saprei spiegarlo meglio, se non che la mia migliore amica non possa essere trans.

Camminando con estrema calma abbiamo fatto dieci chilometri in relax, tra chiacchiere, però comunque mi sono stancata: non sono più così allenata e sono tre settimane che ho ripreso a fare camminate un po’ più lunghe. Sul ponte in ferro, tipico e famoso di Calusco d’Adda, si dovrebbe attraversare la parte pedonale con le bici a mano, ma non lo fa quasi nessuno. Un deficiente è arrivato molto veloce, ha preso dentro lo zainetto della mia amica, si è girato lo sterzo della bici che mi è arrivato sul braccio lasciandomi due lividi.
La cosa che ci ha dato davvero fastidio, ma non volevo rovinare la giornata stando lì a litigare con un deficiente, è che dal suo sguardo aveva ragione lui. Avrebbe meritato altro, come se due donne dovessero appiattirsi per farlo passare tranquillo.
Non si è neanche reso conto che io sono alta e grande e l’ho fermato senza farlo ribaltare, perché magari sarebbe finito sulla corsia delle macchine.
Una parola per definirlo: deficiente.
La camminata è terminata in paese passando a salutare una sua cugina e poi una sua amica, quindi tante altre chiacchiere, alcune anche con traduzione dal dialetto bergamasco che per fortuna capisco. Parlando con l’amica è saltato fuori il suo lavoro nel settore eventi, ha tantissimi punti in comune con il mio impiego precedente di diciotto anni nell’organizzazione di eventi medici.
È stato davvero interessante scambiarci punti di vista e capire come sta funzionando adesso il mondo degli incentive.
Credo che anche questi dialoghi abbiano contribuito a riempirmi la testa di pensieri e cose su cui riflettere.
Questa mattina ho fatto una piccola camminata in paese e dalla fiorista ho preso un vasetto di pianta grassa con dei fiori, non le avevo mai viste, sono molto belle. È stato il regalo per andare a pranzo dalla mia amica Rita, una signora di oltre ottant’anni che è appena stata cinque mesi in ospedale e in riabilitazione. Mi considera una seconda figlia, a pranzo c’era anche la figlia ufficiale. Ci vogliamo molto bene e abbiamo in comune questa cosa del ricovero e della guarigione, da parte mia per la vaginoplastica e da parte sua per questa malattia che per fortuna è superata. Il pranzo non è stato impegnativo, tranne la colomba finale che ti rimane sullo stomaco, ma è sempre buona. Anche qui tante chiacchiere tra donne, raccontandoci di tutto e anche aneddoti del passato. La mia amica ha fatto notare che con l’età si iniziano a ripescare ricordi lontani, più vividi di quelli recenti. Nel mio caso non ho ancora la sua età, ma ho questo spartiacque del prima e del dopo il coming out. I ricordi precedenti si stanno annebbiando e alcuni sono anche svaniti. Adesso, come Bianca, ho già sette anni di splendidi ricordi che, sommati insieme, sono molti di più di quelli della mia vita precedente, che non sentivo mia.
Dopo dei calorosi abbracci, davvero lunghi e intensi, avevo paura di stringere troppo perché ha perso parecchio peso, ho accompagnato la figlia in un paese a trenta minuti di auto (che per noi milanesi è davvero poco) e poi sono rientrata a casa a dormire.

Sono state due giornate molto diverse tra loro, accomunate da questo affetto, direi amore, tra le persone. Camminare e dettare questo blog mi sta aiutando a riordinare i pensieri e smaltire tutte queste emozioni, mettendole in una casella nel cervello con un’etichetta semplice: amore.
Simplified Summary
Sono uscita da due giorni pieni di affetto e relazioni, ma anche mentalmente intensi. Mi sono resa conto che anche le cose belle possono saturarmi e ho bisogno di momenti di solitudine per elaborarle. Con la mia amica Marta ho condiviso emozioni profonde, ricordi e anche il mio romanzo, capendo meglio alcuni punti da migliorare. Mi colpisce come con le donne cis si crei un equilibrio diverso rispetto alle amicizie tra donne trans. Tra camminate, incontri e racconti, porto a casa una sensazione piena: tutto questo è amore, anche quando stanca.
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