A che punto è la guarigione?
La parte vaginale sembra essere guarita e inoltre tende a chiudersi con meno forza. Infatti la dilatazione vaginale serale richiede molto meno tempo: adesso sono intorno ai 40 minuti e non la sento quasi più come un obbligo o come qualcosa che non hai voglia di fare. Ascolto musica e nella seconda parte guardo una puntata di Goldrake che dura esattamente il tempo giusto.
La neo vagina è ancora molto morbida invece la parte delle grandi labbra ed è per questo che devo continuare a mettere mutande contenitive quando esco a fare camminate o vado a Milano al lavoro, per farla sfregare di meno.
Ho ricominciato yoga e oggi sono andata a un laboratorio di meditazione sciamanica. L’avevo già fatto lo scorso anno e questa era un’occasione per rivedere alcune persone dell’associazione e per capire quanto posso tornare alle attività che mi piacevano prima.
Dimenticatevi i pellerossa e i totem con lo sciamano. La figura sciamanica è presente in tutte le culture, è un aiuto per trovare se stessi ed esiste anche nell’età moderna.
In questo caso la signora che ha gestito l’evento unisce la fiaba alla meditazione e alla tematica proposta. Anche qui non si tratta delle fiabe della Disney, ma di quelle precedenti ai fratelli Grimm, che parlano di archetipi.
Sono arrivata a metà pomeriggio affamata e, siccome c’era ancora abbastanza tempo, mi sono fermata al supermercato e ho comprato una brioche. A pranzo non avevo mangiato qualcosa di abbastanza sostanzioso.
Dentro ho abbracciato una delle sorelle (sono cinque) che gestiscono l’associazione L’ametista, e poi anche un’altra ragazza con cui avevo fatto dei laboratori. “Poi mi racconti”, mi ha detto. Infatti, terminata la sessione, le ho dedicato un quarto d’ora per raccontarle le parti principali del post operatorio e come mi sono sentita. Era un po’ che non mi raccontavo.

Per la sessione avevo portato il tappetino da yoga, il mattoncino con un asciugamano e qualcosa per bendarmi. Sul posto ho preso un foglio per scrivere, che avevo dimenticato, un cuscino e una coperta perché la meditazione si fa da sdraiate e il corpo tende a raffreddarsi.
Dopo un’introduzione sul corso che ci sarà, a cui non potrò partecipare perché ho già impegni con la danza e con il lancio del romanzo, abbiamo proseguito con la meditazione vera e propria. Era guidata solo da una breve introduzione che ci invitava a entrare nel “mondo di sotto”, cercare il nostro animale spirito guida, chiedergli se fosse davvero lui e poi seguire un determinato ritmo del tamburo. Questa è la differenza rispetto alle altre meditazioni: il suono che ti accompagna e poi ti riporta in superficie, nel tuo corpo.
Detta così sembra una cosa da pazzi, però se la fai senza giudizio i risultati sono interessanti. Soprattutto è un modo per guardarsi dentro e tirare fuori sensazioni che normalmente teniamo celate.
Ho impiegato circa un minuto a entrare in questo stato, liberando i pensieri di controllo e coscienti e lasciando andare la parte più fantastica del cervello. Mi sono raccontata una storia e l’ho visualizzata (al momento lascio con la curiosità).
La cosa che mi ha colpito è che questa storia, e l’animale guida che non è stato uno di quelli che apprezzo di solito, si è ricollegata nel finale alla mia operazione. Come se avessi chiuso un cerchio. Ho avuto la sensazione che tutto sia successo come doveva, come se ci fosse stato un vero aiuto esterno che ha fatto andare tutto bene lo scorso anno: dalla preparazione al finanziamento, dall’operazione al recupero.
Tutto merito di un corvo, anzi di un essere capace di cambiare forma in base a ciò di cui ho bisogno. Quest’ultima parte è quella che rende il mio spirito guida diverso dagli altri. Forse ho solo troppa fantasia.
Infatti, al termine del viaggio, quando mi sono “risvegliata”, ho capito di aver ricevuto spunti notevoli per la base del romanzo che ho in mente di scrivere tra qualche anno. Al momento sono ancora nella fase in cui cerco di capire cosa voglio raccontare e in che modo.
Nella condivisione successiva solo in tre abbiamo raccontato qualcosa di ciò che avevamo visualizzato. Alcune erano alla prima esperienza e non hanno visto niente, altre non hanno voluto condividere. Forse è stato un bene, perché eravamo dodici donne e la sessione sarebbe durata davvero troppo.
A proposito della femminilità presente, non ho più sentito quella specie di vocina interna che mi diceva: “Ecco, ora sei una donna completa anche tu”. Adesso sento una normalità nell’esserlo, forse anche per qualche dolorino che sento là sotto quando sto a gambe incrociate o in posizioni non ancora così comode per me.
Infine ci ha letto una fiaba su un re vedovo anziano e i suoi tre figli. Non l’avevo mai sentita ed è stata interessante.
Siamo tornate alla meditazione e questa volta era guidata. A fianco avevamo un re e dovevamo visualizzarlo mentre ci conduceva all’inizio di un sentiero che portava dentro il bosco. Dovevamo scegliere tra tre strade e il re lanciava tre piume che volavano nell’aria: ne dovevamo scegliere una e seguirla. Io ho scelto quella di sinistra e, dopo una breve camminata, la piuma si è posata.
Sotto la piuma avremmo potuto trovare qualcosa di importante. Sotto la mia non c’era nulla. Nulla come oggetto fisico, ma c’era la strada, il bosco tutto intorno. Era quella la meraviglia da trovare, nel mio caso.
Il pomeriggio è terminato tenendoci tutte per mano in cerchio e cantando una canzone molto semplice in inglese. È stato un bel coro di donne e io sono molto brava a prendere subito il tono giusto per entrare nel coro femminile, grazie anche alla logopedia che mi ha cambiato la voce.
È stato un pomeriggio diverso da tutti gli altri degli ultimi cinque mesi e, riguardando un paio di fotografie fatte prima ovviamente, ho visto che quando sono insieme alle altre persone ho uno sguardo diverso e un viso più sereno e giovane. Felice.
Cosa che, quando sono da sola, soprattutto mentre lavoro al computer, lascia ancora un piccolo distacco tra il mio essere passato e quello che sono adesso. Quarant’anni di programmazione di computer hanno lasciato il segno.
Simplified Summary
La guarigione procede bene: la parte vaginale è stabile, la dilatazione è diventata più semplice e meno “obbligo”, mentre le grandi labbra sono ancora delicate e richiedono attenzione. Sono tornata alle mie attività, tra yoga e un laboratorio di meditazione sciamanica che mi ha fatto guardare dentro in modo inatteso. Il viaggio guidato dal tamburo mi ha portato a un corvo, simbolo di trasformazione, e alla sensazione di aver chiuso un cerchio con l’operazione. Non ho più quella vocina che mi dice “ora sei completa”: sento una normalità tranquilla nell’essere donna. E tra bosco, piume e coro finale, mi sono accorta che quando sono con le altre il mio viso è più sereno, più giovane, semplicemente felice.
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