In copertina la foto di un bimbo di nome Gerardo, nato il 24 Luglio 1964. Qui al battesimo. Sono io, ero io, non so bene quale grammatica usare. Un bimbo con grandi speranze di vita anche se il percorso non avrebbe mai potuto immaginarlo!.
Domenica scorsa sono andata a fare una camminata lungo il fiume Adda con la mia amica Cristina, abbiamo pranzato con suo marito e subito dopo ha chiesto il mio aiuto per realizzare un volantino per un suo corso. Acceso il mio MacBookPro (2012 all’epoca il portatile più potente del mondo) in circa quaranta minuti ho realizzato una bozza dell’impaginato. Nei giorni seguenti ho realizzato altre due versioni per arrivare a quello definitivo che è piaciuto molto: “E' bellissimissimo“.
E’ stata anche un’occasione per giocare con l’Intelligenza Artificiale, non avevo tempo libero per realizzare le illustrazioni. Sono partita da un’immagine trovata in rete, ho usato “chatGPT 4o” e gli ho dato quell’immagine indicando che ne volevo una versione semplificata con solo i colori nero e arancione. Dopo alcuni tentativi ha realizzato il primo disegno della ballerina e gli ho detto di farmi le altre immagini. Il grosso problema dell’A.I. è la mancanza di coerenza, ogni volta ti genere un’immagine diversa e non puoi chiedere piccole correzioni e migliorie. Il risultato è stato notevole ed è dipeso da cosa gli ho scritto di fare.

Quest’attività mi ha risvegliato tanti ricordi del mio passato maschile. Da giovane ho studiato Grafica allo IED di Milano, credo si veda anche da come sono uscite le immagini che ho chiesto alla A.i. che sono diverse dal “solito”. I miei studi in illustrazione e grafica avrebbero dovuto essere il mio lavoro desiderato: disegnare.
Il destino ha deciso altrimenti e questo passato è comunque una parte importante che ha contribuito non poco al mio essere donna e creativa in un mondo che chiede innovazione, ma che poi a livello lavorativo ti chiede di uniformarti e fare le stesse cose che fanno gli altri concorrenti.
Ho rispolverato dai miei backup informatici (ne ho diversi sparsi per casa e altri luoghi) alcune immagini e ognuna ha aperto un suo piccolo mondo. Ne condivido qualcuna a mo’ di auto-biografia grafica.
Ho iniziato a disegnare da piccolo sui muri di casa, il problema era che firmavo l’opera. Capito di non farlo più a sei anni disegnavo sui quaderni e quando nel 1970 è nata mia sorella, quel giorno partecipavo a un concorso locale di disegno, vincendo il primo premio. Non ricordo cosa avevo disegnato.
Qualche anno dopo insieme ai compagni di scuola disegnavo sui quaderni, anche in orario scolastico in classe. A nove anni iniziai a disegnare una serie di fumetti di poche pagine, ispirato a un fumetto che leggevo sul “Corriere dei Ragazzi”. Chiaramente uno stile da bambini, ma è stato l’inizio per creare storie mie.

Il passaggio a disegnare storie più complesse è avvenuto l’anno seguente con le storie di un super-eroe “L’uomo Bianco”. Sì, questo è stato il mio primo impatto con il nome Bianca, non aveva un significato di uomo occidentale, ma dato che indossava un costume di colore bianco (all’inizio, poi ho aggiunto del verde). Il mio rapporto con il colore bianco e nome femminile è durato anni a livello inconscio. In alcuni anni realizzai oltre 50 albi con sempre più pagine dimostrando una costanza notevole. Insieme agli amichetti eravamo i Marvel Boys Group e anche loro realizzavano super-eroi che facevamo incontrare nei nostri albi.

In un momento di follia e cazzeggio, anni dopo insieme a Massimo ci venne l’idea folle di realizzare una fanzine, proprio con questi super-eroi, ma facendo recensioni come se tutti li conoscessero e le pubblicazioni fossero continuate per anni. Il risultato è stato esilarante. Da qui il nome “Finzine” che stava per fanzine finta!

Alla fine degli anni ’70 i miei genitori fecero un notevole sforzo economico per mandarmi alla migliore scuola di grafica all’Istituto Europeo di Design (oggi si chiama IED). In tre anni imparai a disegnare sul serio, a impaginare, a creare pubblicità. Purtroppo terminata la scuola scoprii che senza raccomandazioni non ti assumevano da nessuna parte e finii a lavorare in catena di montaggio in una fabbrica di giocattoli. Trauma enorme per un ragazzo creativo a dover ripetere gli stessi gesti tutto il giorno.

Sì ero davvero brava, ma non è servito a trovare lavoro.
La mia carriera lavorativa, ripartita dal basso, ha contato “proiezionista al cinema”, “commesso al supermercato”, “magazziniere”, “aiuto contabilità”, “installazione macchine da scrivere Olivetti”, “commesso in negozio”, “proprietario di negozio di computer e videogames”, “pirata informatico” (era legale in realtà a quei tempi). Finalmente riuscii a lavorare per due anni (a part-time) in un’agenzia di pubblicità facendo finalmente il lavoro che avevo sempre desiderato fare.

Curiosità le teste delle donne le ho rimpiazzate usando foto di modelle scattate in seguito!
Nello stesso periodo ero socio e gestivo un negozio di giochi di ruolo, carte Magic, miniature per wargames e videogames. In realtà l’azienda di nome EPTA era nata per inventare giochi da tavolo, ma per fare quadrare i conti avevamo un negozio e lo aprivo al pomeriggio.
Abbiamo ideato e prodotto “Pinko Pallino”, venduto alla Gigamic che lo ha chiamato Quoridor, tutt’ora in vendita presso la “Città del Sole”. Il gioco è stato Game of the Year in USA e Germania, soldi pochi, tanta gloria. Carichi abbiamo realizzato un sacco di prototipi, ma a causa della poca conoscenza della lingua inglese (nostra e delle aziende tedesche) non ne abbiamo venduto più nessuno.

A causa di un problema legale (poi risolto) erano saltati fuori dei giochi similari a Quoridor e ci stavano accusando di plagio, ma il gioco a cui si riferivano era un gioco canadese del 1973 apparso in una fiera locale e mai pubblicato. Da qui l’idea di raccogliere, nella nascente internet, le informazioni su tutti i giochi (Google non esisteva ancora) per evitare problemi legali futuri. In circa due anni raccolsi tante informazioni che pubblicai in un cd-rom interattivo (con inseriti dentro anche dei PDF, 15 volumi con oltre 2000 pagine totali). All’interno c’erano tutti i giochi da tavolo a partire dagli antichi egizi fino all’anno 2000, con fotografie e descrizioni in lingua Inglese. Anche qui vendite circa 50 copie, ma in tutto il mondo…

La mia svolta professionale è nata da una disgrazia. Il titolare dell’agenzia pubblicitaria si ammalò gravemente (è morto di diabete tre anni dopo) e andai a lavorare per uno dei nostri clienti a fare i materiali grafici per gli eventi medici.
Ci sono stata per 18 anni e quando hanno scoperto le mie capacità tecniche e tecnologiche sono passata dalla grafica alla gestione di interi eventi medici (anche via satellite, internet e altri pazzeschi da gestire).

Negli ultimi anni con Prex, non realizzavo più grafica, c’era un reparto apposito, e la mia vena artistica si è andata spegnendo. La crescente importanza di Internet mi hanno spostata alla realizzazione di grafica digitale per siti e app (sì, ho programmato e pubblicato 16 App per iPhone e iPad inclusi tre videogames, ma questa è un’altra storia). In realtà la creatività per i prodotti digitali era sempre meno richiesta, tutto si stava uniformando.
L’ultimo tentativo è stata la realizzazione “in bella” dei miei appunti di studio della lingua Giapponese, studiato per 3 anni di scuola serale. Ho realizzato la bozza di un libro che non ho mai completato, ma è stato bello realizzare ancora qualcosa di mio con le illustrazioni.

Le competenze tecniche sono ancora dentro di me e anche il sapere come disporre gli elementi in una pagina perché siano chiari da comprendere e che l’effetto sia un bell’ordine, ma si è spenta la vena creativa per creare delle illustrazioni. Qualche anno fa ho provato a riprendere in mano pennelli e matite, ma dentro la testa avevo solo il vuoto. Non dovendo realizzare per altri, non avevo più idee per esprimere me stessa.
Lo rimpiango? No, ci si evolve e con la transizione di genere la mia evoluzione è stata notevole. Ogni periodo della vita ci avviciniamo a qualcosa e gli interessi cambiano e sebbene ricordo il passato, vivo sul momento che è la cosa migliore per apprezzare la vita.
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